Come Santiago, Italia di Nanni Moretti, anche Una notte di 12 anni di Álvaro Brechner propone la rilettura delle vicende che seguirono a un anno cruciale della Storia del secolo scorso, il 1973. Il primo film, di genere documentaristico, ricostruisce le sorti dei dissidenti politici di quel regime militare che depose Salvador Allende, dissidenti encomiabilmente accolti dall’Ambasciata italiana di Santiago, prima, e dal nostro Paese tutto, poi; il secondo, attraverso la mediazione della fiction, ritorna alla notte in cui alcuni militanti tupamaros furono catturati e imprigionati dalle milizie uruguaiane, dopo la consegna da parte del presidente in carica Juan María Bordaberry dei propri poteri governativi alle forze armate del paese, in un colpo di stato sui generis attuato senza ricorrere alla repressione violenta. 

Benché i due film, usciti in Italia a distanza di poche settimane l’uno dall’altro, non abbiano molto in comune se non la scelta di riflettere su eventi storici analoghi, ci forniscono comunque un’indicazione interessante su come il cinema voglia ora più che mai recuperare la memoria di vicende umane di resistenza alla tortura fisica, alla sopraffazione morale e al dispotismo politico, e, più in particolare, restituire carattere di verità ed esemplarità ad alcune pagine di Storia recente annebbiate nel ricordo o misconosciute ai più, come appunto quelle relative alle dittature militari che, negli anni Settanta del Novecento, soppressero le libertà democratiche in alcuni paesi latino-americani.

La notte dei 12 anni: leggi qui la nostra recensione del film

Se, però, gli abusi costituzionali da parte regimi militari che s’imposero in Cile e Argentina sono stati perlopiù ricostruiti, discussi e assorbiti dal discorso storico, molti eventi accaduti negli anni di negazione dei diritti democratici in Uruguay sono ancora oggi non del tutto chiari e il processo di accettazione è tuttora lontano dal compiersi. 

Una notte di 12 anni: chi sono Eleuterio Fernández Huidobro, Mauricio Rosencof e José Mujica?

Il regista Álvaro Brechner insieme a parte del cast

Il film di Álvaro Brechner segue, con lente ravvicinata, la prigionia di tre dirigenti del movimento tupamaros, che, restaurata la democrazia, sarebbero diventati personaggi di rilievo della scena politica uruguaiana: Eleuterio Fernández Huidobro, detto ‘El Ñato’, ministro della Difesa dal 2011 fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 2016; Mauricio Rosencof, giornalista, drammaturgo, romanziere e poeta, attualmente assessore alla cultura a Montevideo; José ‘Pepe’ Mujica, che dell’Uruguay fu presidente dal 2010 al 2015 ed è ancora oggi considerato uno dei politici più illuminati per la sua lotta instancabile al modello consumistico e alle disuguaglianze sociali. 

Brechner, forse influenzato dalla lezione ‘impressionista’ di Larraín, sceglie, tuttavia, di disarticolare il racconto in frammenti, deponendo, così, l’istanza politica in favore di una più lirica celebrazione della forza morale di uomini costretti a sopportare umiliazioni infinite: per una precisa scelta insieme estetica ed ideologica, Una notte di 12 anni non raccoglie una successione di fatti, ma la risposta emotiva e spirituale a questi fatti, la reazione personalissima e talvolta visionaria ad accadimenti di rara efferatezza. Non c’è, dunque, nel film, che qualche sparuta e volatile allusione al contesto, che resta, però, sempre e imperativamente implicito. 

Una notte di 12 anni è una storia vera?

Il film mette in scena la risposta soggettiva e immaginifica all’isolamento coatto subito da alcuni militanti tupamaros per dodici anni, dal 1973 al 1985.
Che cosa rappresentava, allora, il movimento dei Tupamaros – termine ricavato dal nome del capo indigeno Túpac-Amaru – a cui El Ñato, Mauricio e Pepe, i tre protagonisti del film, aderirono nella prima metà degli anni Sessanta? Si trattava di un’organizzazione con intenti rivoluzionari che assecondava un’ispirazione marxista-leninista e si rivolgeva soprattutto ai ceti subalterni e agli abitanti delle aree rurali e più economicamente depresse del paese. Seppure programmaticamente non violenti, i militanti del movimento erano soliti realizzare rapine a banche o attività commerciali con il fine di ottenere ricchezze da ridistribuire equamente tra tutti coloro vivessero in uno stato di bisogno. Alla fine degli anni Sessanta, in seguito all’elezione a presidente di Jorge Pacheco e all’attuazione da parte di quest’ultimo di misure particolarmente autoritarie, i Tupamaros esasperarono i loro interventi, aumentando le azioni di guerriglia urbana e realizzando anche sequestri e omicidi. 

Queste operazioni subirono un arresto definitivo dopo il golpe del 1973, quando, come già ricordato, il nuovo presidente Bordaberry di fatto concesse ogni controllo governativo ai militari: i militanti del movimento vennero, così, imprigionati e isolati, spogliati di qualsiasi bene materiale e privati di ogni contatto umano, ripetutamente soggetti a degradazione fisica e morale, ad angherie e tormenti di ogni sorta. Il sadismo dei carcerieri si esprimeva, infatti, attraverso una volontà di esasperare i reclusi, attraverso il tentativo progressivamente sempre più raffinato di portarli alla follia. La segregazione, per tutti i detenuti, terminò solo quando in Uruguay venne restaurata la democrazia, nel 1985.

Una notte di 12 anni è al cinema dal 10 gennaio 2019 con Bim Distribuzione e Movies Inspired.

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