The Water Diviner: il valore della speranza nel finale del film

Come finisce il film di e con Russell Crowe The Water Diviner? Ecco il significato della storia tra speranza e nuovi inizi.

Interprete e anche regista di The Water Diviner (2014), Russell Crowe racconta e veste i panni di Joshua Connor, un agricoltore australiano che quattro anni dopo la battaglia di Gallipoli del 1915, torna sul luogo della guerra per ritrovare i corpi dei suoi tre figli. Capace di individuare pozzi d’acqua grazie alla rabdomanzia – “il rabdomante di acqua” sarebbe la traduzione letterale del titolo del film -, un’antica pratica che attraverso bastoncini ed aste che captano le radiazioni emesse dall’oggetto ricercato, lungo il suo viaggio non riuscirà con la stessa facilità a scorgere le tracce dei corpi dei suoi figli e riuscire a seppellirli in patria.

The Water Diviner: il film necessario e sentito di Russell Crowe

Pur se con una regia ancora acerba, The Water Diviner è un film che sa di verità e di cuore: tratto dall’omonimo libro di Andrew Anastasios e Meghan Wilson-Anastasios è ispirato a una storia vera, che Crowe sente come parte del patrimonio letterario della sua terra, l’Australia. È un film quindi profondamente sentito e voluto, che nasce dalla necessità di raccontare una storia drammatica, ma che porta con sé anche qualche raggio di sole, quello stesso sole radioso che riempie la fotografia valorizzando i meravigliosi paesaggi della Turchia e dell’Australia.

The Water Diviner cinematographe.it

Uno dei pregi più grandi della pellicola infatti è quello di riuscire, grazie a un’attenta cura della scenografia e della fotografia, a far immergere lo spettatore completamente nella vicenda, sia quando viene rievocata la battaglia proprio sul suolo dove si sono consumate le morti, sia quando Joshua si addentra in Turchia, luogo a lui sconosciuto e associato unicamente al dolore.

The Water Diviner: la Storia passa, ma la speranza è un valore che resterà per sempre

Il primo valore intramontabile che aleggia sulle vite di tutti i protagonisti in The Water Diviner è la speranza, un amuleto prezioso e invisibile che spesso risiede nelle credenze di ciascuno di loro in maniera spesso inconsapevole, come per Ayshe (Olga Kurylenko), che incontra l’amore inaspettatamente e per caso, quando credeva di essere perduta, e per Arthur, il figlio sopravvissuto di Connor, per il quale l’arrivo del padre rappresenta l’inizio di una nuova vita.

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L’unico a essere pienamente consapevole della grandezza della speranza, credendovi fermamente dall’inizio alla fine del film, è proprio Joshua: intraprende infatti il suo viaggio alla ricerca dei figli perduti e ne torna vincitore proprio perché lui si fida della speranza, un dono che è strettamente legato alla sua capacità di saper ascoltare e dialogare con la terra, che non l’ha mai tradito, conducendolo sempre verso un pozzo d’acqua nuovo.

Acqua e terra, due elementi che per un agricoltore vogliono dire sopravvivenza, e quindi la vita che prosegue. Questa fede in lui ben radicata gli permette di portare e donare speranza lungo la sua strada a chiunque conservi dentro sé questa attrazione.

Il finale di The Water Diviner: onorare il passato per ricominciare senza dimenticare

Joshua si reca in Turchia per ritrovare i corpi dei figli morti durante la guerra di Gallipoli, per tenere fede a una promessa fatta alla moglie, ma anche per riportare i loro corpi in patria e seppellirli nella loro terra. È un gesto che ha un altissimo valore e significato non solo verso la sua famiglia, ma anche verso la propria terra, per la quale i suoi figli si sono battuti e su cui sono cresciuti e diventati gli uomini di valore e coraggio che hanno affrontato con onore il campo di battaglia.

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Inoltre con il ritrovamento, del tutto inaspettato, del suo primogenito che ha conservato i valori e gli insegnamenti del padre, si chiude un cerchio di punti irrisolti: il dubbio sull’effettiva morte dei figli, il ritrovamento di Arthur, seppelliscono e sigillano la memoria del passato dando vita a un nuovo inizio, che riparte proprio dal campo di battaglia. Un terreno di morte da cui nel segno della memoria può ricominciare una nuova vita.

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