the water diviner cinematographe

Russell Crowe sceglie di raccontare una storia davvero interessante e di spessore per la sua prima sfida come regista. Il risultato lo si può vedere in The Water Diviner (recensione), il film del 2014 che racconta la storia di un padre che cerca i figli perduti dopo i tragici eventi della Prima Guerra Mondiale. Il film è tratto dal romanzo omonimo, scritto a quattro mani dai coniugi Andrew Anastasios e Meghan Wilson-Anastasios, che a loro volta hanno deciso di raccontare dei fatti realmente accaduti, quelli tante persone, rappresentate nel film dal personaggio di Joshua Connor.

The Water Diviner: la storia vera dietro il film di e con Russell Crowe

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Siamo nel 1919, la Grande Guerra è finita, ma per Joshua Connor inizia ora la grande battaglia. Arrivato a Gallipoli, in Turchia, si mette subito sulle tracce dei suoi tre figli, strappati dalle sue braccia durante il conflitto mondiale. Mentre conduceva delle ricerche sugli eventi accaduti a Gallipoli, l’archeologo, scrittore e accademico della University of Melbourne Arts, Andrew Anastasios, scoprì una frase in una lettera del tenente colonnello Cyril Hughes, un operaio dell’unità dell’Imperial War Graves, che stava recuperando i morti dopo la guerra. La frase recitava semplicemente: “Un vecchio signore è riuscito ad arrivare qui dall’Australia, cercando la tomba di suo figlio”.

L’archeologo però – assetato di conoscenza – decise di approfondire le sue ricerche e, con lui, anche Andrew Knight (co-sceneggiatore del film). Per circa un anno, i due hanno studiato a Gallipoli e nei dintorni cercando di identificare l’uomo e saperne di più sulle persone che avevano avuto esperienze simili. La loro ricerca era però infruttuosa. Una volta concluso che non avrebbero mai trovato questa fantomatico protagonista della frase, si adoperarono per creare una sceneggiatura che raccontasse – attraverso delle storie simili – le vicende di un uomo che, disperatamente, cercava suo figlio per donargli una dignitosa sepoltura.

Nel creare The Water Diviner, Andrew Anastasios e Andrew Knight erano ansiosi di dipingere un quadro più dettagliato dell’Impero Ottomano in quel momento, per mettere in risalto anche le disastrosi condizioni in cui riversava l’Impero ormai messo in ginocchio dalla guerra. La dottoressa Meaghan Anastasios, scrittrice, docente presso la Facoltà di Lettere e moglie di Anastasios trasformò con lui la sceneggiatura in un vero e proprio romanzo.

Nel corso delle loro ricerche, investigando sia sull’esperienza bellica australiana che su quella turca, gli scrittori esplorarono Gallipoli e le principali tombe turche e i siti commemorativi. La scoperta di diari bellici di soldati di prima linea li ha aiutati molto durante la stesura del loro romanzo

“Non è sorprendente, ma siamo arrivati ​​alla conclusione che le esperienze dei turchi di prima classe non erano probabilmente molto diverse dalle esperienze degli australiani di alto livello”, disse Andrew.

Non esistevano frontiere, nemici o storie contrapposte nelle menti dei due archeologi. Per loro erano soltanto uomini di trincea che hanno vissuto esperienze orribili, che hanno perso famigliari e amici, che hanno dovuto lottare per sopravvivere. Per i due Anastasios, il libro che stavano portando a termine era il risarcimento per tutti quei soldati che hanno vissuto anni di orrori.

Il film è stato descritto come “anti-guerra ma non anti-guerriero”, in segno di rispetto per i soldati che hanno combattuto una guerra che non era la loro. Durante il processo di scrittura, sono stati attenti a non svalutare il ruolo svolto dai soldati australiani e ottomani.

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