Split: il disturbo dissociativo dell’identità fra storia vera e finzione cinematografica

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Dal 26 gennaio al cinema, Splitultimo lavoro di M. Night Shyamalan– vede un eccezionale James McAvoy alle prese con la caratterizzazione di un uomo affetto da uno dei disturbi psichiatrici più complessi ed affascinanti: il disturbo dissociativo dell’identità. In particolare, il regista de Il sesto senso ha preso spunto dalla storia vera di Billy Milligan, un ragazzo di 26 anni condannato alla detenzione in carcere dopo esser stato arrestato per rapimento, stupro e rapina di tre studentesse universitarie nel 1977.

Un caso di non facile interpretazione data l’eccezionalità dello stato mentale del giovane che, durante gli interrogatori seguiti all’arresto, si manifestava confuso, come inconsapevole delle azioni commesse. Solo dopo numerose perizie psichiatriche si giunse, nel 1980, a dare un nome al quadro psicologico riscontrato nell’accusato, giungendo ad una prima definizione e classificazione del suo quadro clinico: Disturbo da personalità multipla (inserito al tempo nel DSM III).

Split: James McAvoy alle prese con il disturbo dissociativo dell’identità

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Kevin/Dennis

Nella mente di Billy si scoprirono albergare ben 24 personalità distinte, ognuna con caratteristiche precise, ma nessuna in grado di essere percepita e ricordata coscientemente dal soggetto che, infatti, al termine del processo che seguì il suo arresto, fu assolto per infermità mentale, non avendo consapevolezza delle azioni commesse.

Durante i vari colloqui condotti in tribunale e i successivi ricoveri negli ospedali psichiatrici,  fu Milligan stesso a dichiarare il funzionamento della propria mente con le seguenti parole:

Ci troviamo in una stanza buia. In mezzo a questa stanza, sul pavimento, c’è una chiazza di luce. Chiunque faccia un passo dentro la luce esce sul posto, ed è fuori nel mondo reale, e possiede la coscienza. Questa è la persona che gli altri – quelli fuori – vedono e sentono e a cui reagiscono. Gli altri possono continuare a fare le solite cose, studiare, dormire, parlare o giocare. Ma chi è fuori, chiunque sia, deve fare molta attenzione a non rivelare l’esistenza degli altri. È un segreto di famiglia»

La psicosi in questione, quindi, implica che quando una delle personalità è in azione il soggetto o non è cosciente dell’esistenza delle altre o crede che si tratti di persone diverse da sé; reciprocamente, il passaggio da una personalità all’altra rende il soggetto incapace di ricordare ed essere consapevole delle azioni commesse dalla personalità appena abbandonata.

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Barry, la personalità più stabile (e difensiva) di Kevin, usata infatti per relazionarsi con la psicoterapeuta.

Il disturbo dissociativo dell’identità si caratterizza come una forma estrema di difesa attraverso cui un individuo che si trova a vivere forme gravissime di violenze e/o deprivazioni perpetrate nel tempo, e con un esordio quasi sempre riscontrabile nella prima infanzia, tenta di proteggere il proprio sé ferito. Le personalità alternative che la persona in questione costruisce rappresentano quindi una sorta di scudo, di salvifico estraniamento dalla sofferenza subita.

Attraverso tale scissione, la vittima di abusi perde contatto con il proprio nucleo identitario primario, mettendo in atto una pericolosa scissione che, talvolta, può articolarsi in più nuclei di personalità, alcuni riferiti al suo status di vittima (in Split vediamo ad esempio un Kevin bambino, che si fa chiamare Hedwig), altri frutto di proiezione degli abusi subiti (nel film Kevin è anche Dennis, un uomo forte e vendicativo – ma con manie ossessivo-compulsive che ne rivelano la fragilità – e addirittura una donna spietata dal nome Patricia, probabilmente riconducibile alla madre abusante).

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Kevin/Hedwig

Secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali della American Psychiatric Association, il DSM V, il disturbo dissociativo dell’identità è caratterizzato da:

-Presenza di due o più identità distinte, descritta in molte culture come un’ esperienza di possessione spiritica;

-Questo comporta una forte compromissione della continuità del senso di Sé, accompagnata da alterazioni negli affetti, nei comportamenti, nella coscienza, nella memoria, nella percezione, nella cognizione e nelle funzioni senso-motorie;

-Queste alterazioni possono essere auto-riferite o riportate da terzi;

-Lacune ricorrenti nel richiamo di eventi quotidiani, di informazioni personali importanti e/o eventi traumatici (in contrasto con l’ordinario oblio);
-I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione sociale, lavorativa o di altre importanti aree di funzionamento;
-Il disturbo non fa parte di una pratica culturale o religiosa largamente accettata;
-I sintomi non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o di un’altra condizione medica.

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Kevin/Patricia

Le varie personalità che si alternano in un individuo affetto da disturbo dissociativo dell’identità, inoltre, possono presentarsi come completamente distinte ma spesso sono soggette a contaminazione e fusione reciproca, per effetto della tendenza spontanea della mente all’integrazione in un unico sé, caratteristica primaria di un psiche sana.

Split: il confine tra realtà e finzione

In Split, che con la storia di Milligan condivide premesse, diagnosi e reato in questione (il rapimento e sevizie di 3 ragazze) le 23 identità del protagonista Kevin vengono completate, alla fine del film,  da un’ultima – terrificante – personalità mai manifestata prima dal soggetto, derivante dalla somma di tutte le altre ed identificata da lui stesso con l’inquietante e premonitore appellativo di La Bestia.

Nel caso reale, invece, la fusione dei vari profili di Billy assunse il nome di Il Maestro, rappresentando l’unione di tutte le peculiarità dell’uomo e permettendogli di recuperare l’integrazione necessaria per un reinserimento nella società.

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Billy Milligan

La Bestia, al contrario, come suggerito dal nome stesso, non permette a Kevin nessun tipo di integrazione e recupero della scissione, rappresentando non la somma di talenti, ricordi e caratteristiche caratteriali, come nel caso di Milligan, ma piuttosto l’unione di tutti i sé indesiderabili, una sorta di mostro costruito dalla paura di essere ferito ancora che rende il protagonista del film di Shyamalan dotato di una forza sovrannaturale e animalesca, in grado di renderlo pressoché invincibile ed inafferrabile. Oltre che estremamente pericoloso.

Split parte quindi dallo spunto reale del caso di Billy Milligan per presentare sul finale una svolta horror ampiamente anticipata dalle sedute psicoterapeutiche di Kevin e dalle esternazioni della sua terapista, un’esperta e appassionata studiosa dei disturbi dissociativi dell’identità, affascinata dal potenziale che essi celano, al di là della sofferenza e del profondo disagio. (Seguono SPOILER)

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Kevin alias Dennis e la dottoressa Fletcher (Betty Buckley)

Secondo la dottoressa Fletcher, infatti, le differenti personalità ospitate da uno stesso individuo possono addirittura arrivare a presentare quadri fisici differenti (e qui siamo in piena finzione cinematografica), dimostrando l’infinito potenziale della mente nell’influenzare il corpo e le azioni.

Nel caso di Kevin (che tenta invano di suggerire alla  donna l’arrivo della Bestia, inspiegabilmente sottovalutato dalla professionista) la sua 24esima personalità emerge con la funzione di azzerare tutte le altre, permettendo a Kevin una drastica e definitiva rivincita sul suo sé disgregato, al quale non resta altro che distruggere rendendosi finalmente indistruttibile.

La Bestia

La scelta di M. Night Shyamalan è stata quindi quella di partire da uno spunto reale, la storia di Billy Milligan e del suo disturbo dissociativo dell’identità, per virare poi verso il fantascientifico-sovrannaturale, abbandonando il proposito della realizzazione di un thriller psicologico per accontentare sul finale quella fetta di pubblico che da Split si aspettava un  vero e proprio horror con un possibile seguito da ricollegarsi ad Unbreakable-Il predestinato.

Il prezzo da pagare, tuttavia, è stato abbandonare improvvisamente la verosimiglianza, deludendo chi avrebbe preferito invece assistere ad una rappresentazione più fedele di un caso giudiziario senza precedenti, che ha conferito un contributo essenziale alla storia della psicopatologia moderna.

Rimanendo più ancorati alla realtà, inoltre, il personaggio di Casey Cook (Anya Taylor-Joy), avrebbe potuto esprimere più a fondo il suo grande potenziale narrativo, purtroppo non sfruttato pienamente, essendo l’unica a possedere l’ empatia necessaria – avendo alle spalle un passato di abusi – per entrare in contatto con Kevin ed impedirgli di fare del male.

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Casey

Split, comunque, conserva il suo valore principale nell’interpretazione straordinaria di McAvoy, in grado di balzare da una personalità all’altra con un’agghiacciante disinvoltura che, senza ulteriori espedienti, sarebbe bastata a rendere il film sufficientemente spaventoso.

Il disturbo dissociativo dell’identità è stato più volte rappresentato al cinema, da Psyco a Strade Perdute, fino ai più recenti Fight Club e Shutter Island. Il caso di Billy Milligan sarà nuovamente sul grande schermo in The Crowded Room, il film con protagonista Leonardo di Caprio, attualmente in fase di sviluppo, tratto dal libro di Daniel Keyes The Minds of Billy Milligan.

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