La vita scorre a Roma, quartiere residenziale di Città del Messico, come l’acqua che Cleo, domestica mixteca a malapena ventenne in servizio presso una benestante famiglia dell’alta borghesia cittadina, versa per lavare via gli escrementi che il cane lascia all’ingresso della bella casa dei ‘padroni’ e su cui tanto i piedi dei suoi abitanti quanto le ruote delle loro macchine a turno inciampano. La giovane donna non ha tempo di portare fuori il cagnolino perché schiacciata dalle incombenze domestiche: benché tutti i membri della famiglia provino per lei grande affetto, i suoi bisogni, al contrario di quelli del cane, sono spesso invisibili. 

 Roma: recensione del film di Alfonso Cuarón

Con una ricchezza di simboli che non appesantisce, ma solleva verso una sbalorditiva pregnanza semantica le sontuose immagini in bianco e nero, Alfonso Cuarón realizza un film, appunto Roma, che è miracolosamente delicato e potentissimo allo stesso tempo, ugualmente prono alla lettura intima e politica, particolare e universale, e tra il microcosmo della tata indigena Cleo e il macrouniverso sociale – la storia del Messico nei primissimi anni Settanta, tra divisioni di classe, calamità naturali e sanguinarie rivolte studentesche – non vi è differenza: tutto, problemi quotidiani e ferite civili, codardie maschili precoci o tardive, i dolori gridati dai padroni e quelli ingoiati dai servi, è materia esistenziale, flusso di cose che succedono e che, come le onde del mare quando c’è vento, bisogna provare a scavallare una ad una. 

Roma: il ‘lessico famigliare’ di Alfonso Cuarón, tra memorie private e storia collettiva

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Non è un segreto che questo film di rara bellezza, interamente realizzato dal regista, che non solo lo ha scritto, ma anche diretto e montato, sia un film autobiografico. La Cleo del film, interpretata da Yalitza Aparicio, debuttante assoluta e già la migliore attrice possibile, è stata scelta da Cuarón proprio per la somiglianza con la domestica che, negli anni della sua infanzia, si occupava di lui e dei suoi fratelli, mentre il matrimonio dei genitori crollava di fronte alle infedeltà del padre Alfredo (nel film, Antonio), un fisico nucleare di fama internazionale. Come confessato dallo stesso autore, le scene del film provengono quasi tutte dai suoi ricordi e lo stesso mobilio, con il quale sono stati ricostruiti gli ambienti dell’elegante abitazione di famiglia, è stato reperito grazie alla collaborazione dei fratelli, ciascuno dei quali ha fornito la propria parte di arredi ereditati nella speranza che il film potesse riprodurre il più fedelmente possibile le loro memorie collettive all’interno della casa, quella stessa casa abbandonata dal capofamiglia per inseguire un nuovo amore.

Roma di Alfonso Cuarón – Chi è Liboria Rodríguez, la nanny del regista che rivive in Cleo?

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Liboria Rodríguez, la vera Cleo e la ‘Libo’, come tutti la chiamavano, a cui il film nei titoli di coda è dedicato, è oggi una signora di 74 anni, proveniente, come l’attrice scelta per interpretarla, da Oaxaca, lasciata in giovanissima età per tentare fortuna a Città del Messico, ed è proprio lei, oltre ad Alfredo, Carlos e Cristina, fratelli del regista, ad aver aiutato questo ultimo in fase di scrittura, confrontando con lui i ricordi comuni. Già nel film di Cuarón Y tu mamá también, del 2000, Liboria aveva accettato di interpretare una piccola parte, ma solo per Roma ha preso parte attiva agli aspetti creativi e, in certa misura, decisionali della realizzazione filmica. L’ossessione per il realismo e la ricostruzione mimetica di episodi, ambienti e caratteri ha spinto, inoltre, Cuarón a scegliere nel ruolo di Adela, l’altra collaboratrice domestica, Nancy García, migliore amica, nella vita, dell’attrice che interpreta Cleo, così da indurre le due non a fingere di avere un legame prossimo, ma semplicemente ad esprimerlo, a rivelarlo con naturalezza davanti alla camera.

Marina de Tavira, nel ruolo della madre del regista Alfonso Cuarón in Roma, scienziata abbandonata dal marito  

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Roma: vedi qui il trailer italiano del film di Alfonso Cuarón

Per il ruolo dell’altra grande figura femminile del film, la madre (che, sullo schermo, cambia nome, da Cristina a Sofía), una scienziata del ramo biochimico che ha lasciato il lavoro per dedicarsi ai figli, ma, dopo la rottura del matrimonio, è costretta a reinventarsi, il regista ha scelto, invece, la straordinaria Marina de Tavira, interprete vibratile e sottile, in grado di restituire la complessità di un personaggio umorale e stratificato, ma sempre umanissimo e coraggioso. Resta, però, Cleo, la nanny tuttofare, dolcissima e remissiva, eppure dotata di enorme solidità psicologica e sconfinata resistenza nel corpo e nell’anima, il perno insieme emotivo e narrativo su cui gravita tutto il film: da adulto, Alfonso Cuarón riconosce e rappresenta, con maestria ineguagliabile, quel che, da bambino viziato e capriccioso, non riusciva a vedere, che la sua tata non era solo qualcuno che viveva in sua funzione, ma anche per se stessa.  

Roma è disponibile su Netflix dal 14 dicembre 2018.

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