La piramide della violenza di genere si basa su una serie molto diffusa di comportamenti, fino a salire nel suo apice con i casi più evidenti ed efferati. Si usa questo schema per comunicare un messaggio molto importante: la cosiddetta cultura dello stupro non si esplicita solo con l’atto in sé, ma si compone di molti gesti di abuso meno invasivo ma comunque grave nella vita delle donne e delle persone trans. Si parte dai commenti maschilisti, i cosiddetti scherzi da spogliatoio, riferiti ad ambienti prettamente maschili in cui si dice un po’ cosa passa per la mente, si ostenta vigore sessuale, senza badare troppo alle conseguenze e ai toni. Sia chiaro: non si condanna la goliardia in generale, ma solo quella con sfumature misogine o omotransfobiche.

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Con l’uscita su Rai Play della serie TV Nudes diretta da Laura Luchetti, questo concetto tornerà ad essere in primo piano nel dibattito pubblico, quindi meglio avere gli strumenti per capire di che si tratta.

Il Revenge Porn: cos’è

Per capire la gravità del fenomeno del Revenge Porn – e quindi l’importanza del trattarlo nei media mainstream – va introdotto un altro concetto: il consenso. Il consenso nella sfera sessuale può essere concesso, rifiutato, può essere anche dato ad alcune condizioni e poi ritirato, senza dover necessariamente dare spiegazioni. Anzi, alcune legislature più sensibili indicano lo stupro come l’atto sessuale che avviene in mancanza di consenso, non necessariamente con l’atto della violenza. La differenza può sembrare sottile, ma è sostanziale.

Il consenso riguarda, ovviamente, anche il materiale fotografico e video registrato durante un rapporto, o comunque riguardante il corpo in situazioni o atteggiamenti “intimi”. Questo significa che se una donna invia i propri nudi al compagno – fisso o occasionale – con l’accordo di riservatezza, il compagno dovrà attenersi a quell’accordo anche se le condizioni della relazione dovessero cadere. Ovvero: non si è assolutamente liberi di diffondere il materiale senza il consenso del soggetto, né durante, né dopo la relazione. A nessuna condizione.

I casi di cronaca ci insegnano le conseguenze del Revenge Porn

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Tiziana Cantone

Una volta codificato e definito l’atto illecito, il Revenge Porn in questo caso, è più semplice trovare chi lo condanna senza se e senza ma. Eppure, l’opinione pubblica si è talvolta resa complice dell’aggravarsi della violazione. Spesso al Revenge Porn si unisce un altro fenomeno, il Victim Blaming – ovvero il giudizio e la condanna della vittima. Frasi come: “Se l’è cercata” o “Chi manda queste foto è una poco di buono e si merita questo e altro” hanno un effetto devastante su chi già sta fronteggiando l’abuso sulla propria immagine.

Basti pensare ai casi di cronaca, due su tutti. Il primo, forse uno dei primi in Italia a balzare sulla ribalta nazionale, è quello di Tiziana Cantone. La giovane campana finì nell’occhio del ciclone per un video messo online nel 2015, che diventò virale in breve tempo. Un vero e proprio meme. Nonostante Cantone ottenne pochi mesi dopo la rimozione (per vie legali) del contenuto, dovette cambiare Comune e anche cognome, pur di essere lasciata in pace. Nulla. La persecuzione del caso volle anche che Cantone fu costretta a ingenti spese legali, pur di ottenere il diritto all’oblio. La ragazza si suicidò l’anno dopo.

Il suo caso mobilitò molto la classe politica, oltre che la cittadinanza, che si trovò per la prima volta a riflettere sulle conseguenze di un atto violento “nuovo”, poiché si muove su canali e con mezzi relativamente recenti. Ma la lezione fu recepita, nel 2019 la sua storia fu citata da Boldrini per emendare il disegno di legge Codice Rosso e inserire il Revenge Porn tra i reati perseguibili.

Pochi mesi fa, nuovamente un caso di diffusione illecita di materiale personale (intimo, pornografico) ha riguardato la cosiddetta “maestra di Torino”, che ha perso il lavoro dopo che il suo compagno si era macchiato – appunto – di Revenge Porn. La diffusione incontrollata del materiale ha prodotto un effetto a catena, per cui la donna è finita al centro della cronaca e del Victim Blaming di chi, a vario titolo, si è sentito in diritto di pronunciarsi sulla sua vita privata. Nonostante la giustizia questa volta sia intervenuta prima di atti irreversibili, resta una domanda: che conseguenze avrà questo comportamento sulla psiche e sulla sfera emotiva della maestra?

Il Revenge Porn nel cinema

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Nel cinema il Revenge Porn non è ancora un tema abbastanza trattato, forse anche per i fisiologici tempi di elaborazione di un fenomeno che – come abbiamo detto – è relativamente nuovo. Un esempio piuttosto noto, però, è 13 reasons why, dove la protagonista Hannah Backer (Katherine Langford) subisce esattamente questo tipo di violenza, tra le altre.

La diffusione di materiale privato, però, ha riguardato numerose attrici. Un caso che molti ricorderanno è quello che ha colpito Jennifer Lawrence nel 2014, quando l’hacker George Garofano (condannato a otto mesi di prigione) ha pubblicato materiale intimo presente sull’iCloud dell’attrice (e di 200 altri utenti). Le foto fecero il giro del mondo in pochissimo tempo, il suo corpo era sugli schermi di tutti. Ovviamente senza che l’attrice avesse dato il benché minimo consenso.

Si può parlare di Revenge Porn, anche quando non c’è una precisa volontà di “vendetta”? In generale, tutta la diffusione di materiale intimo senza il consenso è ascrivibile a questo reato e ha un impatto psicologico altrettanto devastante. Ne va della percezione della propria sicurezza, del controllo sulla propria immagine.

“Ogni volta che tentavo di scrivere un messaggio di scuse per quelle foto mi mettevo a piangere o mi arrabbiavo: non avevo niente di cui scusarmi”, ha dichiarato Lawrence a Vanity Fair Usa. “Solo perché sono una figura pubblica, un’attrice, non significa che abbia chiesto tutto ciò. È il mio corpo, dovrebbero essere mie scelte. A volte le persone dimenticano che siamo esseri umani anche noi”.

In conclusione

Ben vengano, dunque, film e serie tv che trattano questo tema delicatissimo, specialmente se realizzate con il tatto adeguato e pensate per un target trasversale. Non bisogna trascurare, infatti, l’importanza dell’educazione su certi temi, perché il Revenge Porn è un reato alla portata di tutti, immersi come siamo nel rapido scambio virtuale di immagini e comunicazioni. Gli effetti, però, sono reali e ugualmente gravi, che si tratti di una vendetta macchinata o di un atto di leggerezza. Ecco, raccontare una storia come quella di Nudes può proprio servire a dare il giusto peso alla “leggerezza”, perché ci si fermi sempre prima dell’irreparabile.