Pieces of a woman, Cinematographe.it

In Pieces of a woman, quella di Martha e Sean è una famiglia incompiuta nel momento esatto della sua manifestazione. L’acquisto di una monovolume, l’allestimento della piccola stanza che accoglierà la nascitura, la sedia a dondolo per cullarla, le foto dell’ecografia incorniciate in un quadro verticale. Tutto è in funzione al cambiamento, a quella nuova vita che sancirà una volta per sempre la genitorialità di una coppia giovane che si muove e lavora fra i cantieri edili dei ponti di Boston e gli uffici creativi dei palazzi più moderni. Tra di loro una casa, o meglio una scelta domestica per un parto voluto fortemente nella tranquillità della propria abitazione, fra la sicurezza e il tepore dei propri spazi conosciuti. Ma la vita che sta per sbocciare riesce a transitare su questa terra (e fra le braccia della madre) per pochi minuti soltanto e quella nascita si tramuterà brevemente in tragedia e, in definitiva, in lutto assordante.

Presentato in concorso alla 77esima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, dal 7 gennaio è disponibile su Netflix la prima opera in lingua inglese del regista ungherese Kornél Mundruczó, scritto dalla collega e moglie Kata Wéber che in quella sceneggiatura rintraccia e fa riaffiorare un evento biografico di un’esperienza vissuta personalmente (o tramite altri). La protagonista del film, una respingente quanto mai affascinante Vanessa Kirby, per la sua incredibile interpretazione di Martha ha vinto la Coppa Volpi, sancendo con questa performance l’incipit di una carriera più che promettente. Pieces of a woman, nonostante metta in scena la naturalezza e la carnalità universalistica della gravidanza e del parto, è un film che sceglie l’inserimento di immagini simboliche e metaforiche che, fra significato e significante, inscena l’impossibilità di risoluzione e comprensione assoluta di un dolore puntuto e personale. Se la telecamera si avvicina al corpo e al viso di Martha, quasi a volerne scrutare il flusso di pensieri e la nuova condizione di madre incompiuta, nel corso del film continuiamo a non conoscerla mai del tutto. Perché è solo attraverso la sua dissonanza al mondo circostante e al suo gravitare fantasmatico in una realtà (in)aderente che lo spettatore tenta di approcciarsi a una donna in frantumi.

ALLERTA SPOILER. Se non avete ancora visto Pieces of a woman vi consigliamo di non proseguire la lettura.

Quel lungo piano sequenza iniziale e la veridicità disagevole del parto

pieces of a woman

Il film  –che si apre brevemente con Sean (Shia LaBeouf) intento a concludere i lavori nel cantiere del ponte in costruzione–  ci trasporta velocemente a casa della coppia e alle primissime contrazioni di Martha. La telecamera, dalla rottura delle acque in poi, inizia così a costruire i primi passi di un lungo piano sequenza che prosegue per oltre venti minuti. La continuità spazio-temporale del long take rappresenta un blocco unitario fondamentale che, attraverso l’annullamento di stacchi di montaggio, immerge lo spettatore in una realtà in cui il cinema ritrova la sua vera natura ontologica di aderenza e rappresentazione della realtà. Mundruczó tramite questa tecnica lascia allo spettatore l’arbitrarietà di attribuire il proprio significato alle immagini ma nello stesso tempo, il piano sequenza, è la scelta più organica possibile per inoltrarsi visivamente e narrativamente in quel travaglio corporeo e metafisico che trasporta la partoriente in una dimensione altra. Il corpo di Martha viene attraversato dal dolore, così forte che la porta ad urlare, a sudare, a contorcersi. A cercare invano una posizione di comfort prima ruotando il bacino sulla palla come consigliato in corso pre-parto, poi fra il corpo di Sean, poi su una vasca (dove assistiamo a uno dei momenti più intensi e intimi di tutto il film) e infine sul letto, dove finalmente Martha è pronta a spingere.

Pieces of a woman: Il respiro universale del corpo femminile che si tramuta in corpo materno

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Ogni piccolo movimento, ogni minimo accadimento in quei venti minuti del parto si susseguono con velocità e l’imprevedibilità. L’estremità del patimento fisico si mescola alla paradossale incorporeità del suo stesso dolore, annullando nel corso del tempo, la tangibilità dei fatti accaduti offuscandone il ricordo utile ai fatti giudiziari. Nella ricostruzione di ricordi e colpe, mancanze e errori attribuite all’ostetrica Eva (Molly Parker) –che verrà portata in tribunale quasi a voler trovare una colpa definitiva–, a Martha e allo spettatore parrà che quel momento si sia dissolto o disperso in un tempo lontano e intangibile. Nel film inoltre, il corpo di Martha dopo il parto è il corpo di una madre non-madre.

La veridicità del mutamento del corpo femminile durante la gravidanza in Pieces Of a woman raggiunge probabilmente una delle migliori rappresentazioni cinematografiche di sempre. Le improvvise perdite di latte materno che macchiano i vestiti, la forte nausea, il seno gonfio e dolorante, gli ingombranti slip-post parto indossati sotto ai jeans. La sceneggiatrice ungherese non risparmia affatto dettagli così poco appealing del corpo modificato alla maternità riconsegnando alle spettatrici madri (e non) una verità spesso taciuta e sottratta agli occhi di chi, la maternità, piace raffigurarla come acme angelicato e divinizzato della vita di una donna.

Le mele, l’acqua, i ponti. Simbologia lirica del cordone ombelicale come oscillazione costante di forza vitale

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Come il cordone ombelicale che nutre e alimenta il feto dalla placenta, una volta tagliato il cordone fra la piccola Yvonne e Martha, il film riposiziona all’interno della narrazione altrettanti oggetti sostitutivi metafore di germinazione, flusso di vita e connessione. Il distacco luttuoso fra madre e figlia infatti sembra voler essere riecheggiato attraverso figure vitalistiche che, piuttosto che richiamare la conclusione, richiamano la nascita e la rinascita. La mela, ad esempio, simbolo biblico del peccato originale confinato e attribuito al femminile, qui ritrova la sua collocazione consolatoria. Martha attraverso l’odore e il sapore delle mele riattiverà il ricordo e l’evocazione sensoriale del profumo della figlia tenuta in braccio pochi minuti e attraverso la costante cura della conservazione dei semi di mela farà germogliare un enorme albero da frutto (e di vita) che in quel finale, –contrastato da una scelta autoconclusiva probabilmente troppo semplicistica– , spiccherà in tutta la sua accogliente natura. Altro richiamo simbolico è di certo l’acqua, emblema di vita per eccellenza. Dalla rottura delle acque, al liquido amniotico, dall’acqua che fuoriesce dalla doccia al lavandino, fino alle costanti inquadrature sulla Boston Bay giacchiata e sconfinata. Proprio su quella Baia infine sta per ergersi il ponte a cui Sean si dedica affannosamente a inizio film; per inaugurarlo  giusto in tempo per farci camminare quella figlia tanto voluta e non ancora nata. Il viadotto come unione di due punti e passaggio da A (la madre) a B (la figlia), nel film acquista un’accezione di continuità e proseguimento.

Il matriarcato e l’auto colpevolizzazione di una maternità fallita in Pieces of a woman

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Parallelamente al tentativo di primo superamento del lutto, lo sguardo su Martha e Sean si amplia e inizia ad osservare anche la sua famiglia e le dinamiche interne ad un gruppo circoscritto nel proprio dolore. La madre di Marta, Elizabeth (Ellen Burstyn), è una sopravvissuta all’Olocausto, una donna che conserva la tempra e la caparbietà di un essere figlia della guerra abituata ad “alzare la testa” e affermare la sua fame di vita. L’anziana è la matriarca che controlla i flussi di denaro della famiglia e che mal sopporta la presenza di Sean nella vita della figlia. Sarà proprio Elizabeth a convincere Martha a seguire la causa giudiziaria contro l’ostetrica cercando di trovare la colpevole della prematura morte della nipote volendo circoscrivere così una definitiva causa e una punizione al dolore della figlia. In quello scontro finale fra le due, Martha invece sembra colpevolizzare alla madre una subdola accusa di fallimento alla sua personale incompiuta maternità urlando la sua frustrazione e ribaltando così la sua doppia natura di madre e di figlia. Pieces of a woman esplora l’universo femminile e afferma la ritrovata forza del matriarcato, in una simbolica continuità genealogica delle donne nella loro tripla veste di madre, figlia e sorella.