Non è un paese per vecchi, Cinematographe.it

Il mondo è sbagliato, cattivo, fatto di ingiustizie, di umiliazioni, di efferatezze. Gli uomini rimangono imbrigliati tra le spire di una terra matrigna che non li culla bensì li vessa. Sgorga il sangue nel Texas raccontato dai fratelli Coen in uno dei loro film capolavoro, Non è un paese per vecchi (2007), tratto dall’omonimo romanzo del Premio Pulitzer Cormac McCarthy. La storia narrata dai Coen pone al centro tre personaggi che si dibattono in questo tristo pezzo di terra:  Llewelyn Moss (Josh Brolin), cacciatore di antilopi sulle sponde del Rio Grande, trova, in una zona desertica, un camioncino, carico di eroina e una valigetta contenente due milioni di dollari, circondato da cadaveri. Llewelyn decide di tenerselo ma questo scatena una bomba ad orologeria da cui nessuno può salvarsi. L’uomo deve fare i conti con lo sceriffo Bell (Tommy Lee Jones), disilluso e infelice in questo “deserto” umano e geografico,  e con un sanguinario e misterioso serial killer, Chigurh (Javier Bardem) che lo insegue il cacciatore in questa landa desolata.

Non è un paese per vecchi, Cinematographe.itNon è un paese per vecchi: un film per narrare una Nazione ferita e ammalata

Quello dei fratelli Coen è, come capita quasi sempre nel loro cinema, un intenso e profondo racconto sociale, quello di una nazione ferita, ammalata, il racconto di un’America rurale, di frontiera, piena di vizi e di fragilità. Il film pone al centro, grazie alla storia di questi tre poveri, crudeli, disgraziati cristi, i miti di una società in cui si deve a tutti i costi trionfare, in cui l’individuo deve brillare ma alla fine tutto si perde in un mare di solitudine, mediocrità, sangue e violenza. Fin da subito infatti le morti si sprecano ma sono necessarie per comprendere il significato dell’opera e che cosa gli autori vogliono narrare. Le “parole” e immagini dei Coen sono spesso calate in un contesto di dannazione, in una “piaga” di mondo in cui vivono uomini altrettanto crudeli e dannati, violenti e disperati, che sono con l’acqua alla gola, che scappano, uccidono, rubano e credono di essere finalmente in salvo. I due registi affondano a piene mani nel romanzo di McCarthy ma non ne fanno una trasposizione nuda e cruda, lo riempiono invece del loro sguardo, uno sguardo asciutto, drammatico e grottesco insieme, fatto di grandi paesaggi, di città vuote, di situazioni angoscianti e desideri urgenti (il danaro è nume tutelare di questi personaggi). Non è un paese per vecchi è un testo colto, raffinato, una citazione di altro per diventare qualcosa a sé – ci sono Hitchcock, Welles, Wenders, Lynch e ci sono gli stessi Coen -, è un western che ha imparato la lezione ma poi rimpasta tutte quelle “regole” per costruire un nuovo schema fatto di nuove “categorie”. La vicenda non si srotola nell’epoca “classica” del Far West ma in quella moderna, non si montano cavalli imbizzarriti ma si guida in vallate assolate e solitarie attaccando non diligenze ma pick-up. Questo paese per vecchi è un luogo che respira del cinema dei Coen, che sovverte, scompone e riassocia le tessere di un puzzle intriso di sangue, i due fratelli del cinema, in questo caso sono in grado per certi versi di smussare molti dei loro eccessi e portano sul grande schermo una pellicola di una grande forza compositiva ed estetica.

Cinematographe.it, Non è un paese per vecchiNon è un paese per vecchi: i fratelli Coen dipingono un affresco di una società che non protegge i suoi figli

Non è un paese per vecchi è un affresco pessimistico di una società formata da individui il cui unico scopo è arricchirsi: il terribile serial killer è un personaggio incapace di agire in maniera cosciente e responsabile, ha una sua filosofia che ordina e costruisce mondi – interessante il modo in cui decide con le monete, il famoso testa o croce, se uccidere o meno le sue vittime -, non impara nulla e le uniche cose che sembra comprendere sono il dio danaro e la morte. Non fa nulla eppure riesce a vincere. Addirittura l’onesto Llewelyn Moss mette da parte la sua onestà quando per caso, per grazie ricevuta, trova sulla scena del crimine una valigetta che potrebbe cambiargli la vita, decide di tenerla per sé, inconsapevole del fatto che da lì sarebbe iniziato il suo inferno. Questi sono personaggi che perdono la testa per la loro brama di ricchezza, come delle cavie in un laboratorio corrono avanti indietro lungo una linea immaginaria, sempre uguale a se stessa. Moss, Chigurh e lo stesso Sceriffo si inseguono in un deserto totale, non solo fisico ma anche spirituale e psicologico. Se i primi due si scontrano a suon di lucide follie, di regole e promesse paradossali, il terzo è il volto buono della società che se fino ad un certo punto tenta il tutto per tutto poi resta bloccato in una logorante stasi che non lo porta al raggiungimento del suo scopo ma anzi a fare un passo indietro. Chigurh e lo Sceriffo sopravvivono nel peggiore dei mondi possibili come solo in un film dei fratelli Coen può accadere.

Non è un paese per vecchi, Cinematographe.itNon è un paese per vecchi: i fratelli Coen portano su grande schermo un mondo piagato da violenza, sangue morte e bramosia di danaro

Come capita nella filmografia coeniana i personaggi sono soggetti e oggetti della propria scena, i due autori si concentrano proprio su di loro per narrarne il percorso, la psicologia, le azioni. Moss e Chigurh non si incontrano praticamente mai, si inseguono, si rincorrono, cercano disperatamente di fuggire dall’altro o di riprendersi ciò che l’altro ha portato via ma quando sono l’uno faccia a faccia con l’altro (scena tipica del western) la violenza, il male prorompono.

Non è un paese per vecchi mostra proprio attraverso i suoi protagonisti e un Texas corrotto e cupo, una società ferita e abbandonata, dove ormai il male si è mangiato tutto e nessuno può fare nulla per cancellare questo morbo – Bell fin dai primi minuti parla di un mondo in cui gli omicidi sono all’ordine del giorno e di lui che è inadeguato in un mondo che non riconosce più. I fratelli Coen e Non è un paese per vecchi trattano la Storia, il Mito di un’America ricca di contraddizioni, il disagio sociale, la solitudine umana e lo fanno a suon di omicidi, di stragi, di strappi da cui non ci si riprende più.

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