Noi plot-twist cinematographe.it

Dopo aver sconvolto il mondo nel 2017 con il thriller Scappa – Get Out, l’esordio dietro la cinepresa per il quale il regista ha vinto l’Oscar alla migliore sceneggiatura originale, Jordan Peele torna a ripopolare gli incubi dello spettatore con il nuovo film horror Noi, in uscita nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 4 aprile.

Attenzione: l’articolo contiene spoiler del film Noi di Jordan Peele

Tornata nella casa in cui ha trascorso parte della sua infanzia, Adelaide Wilson (Lupita Nyong’o) si ritrova nella soleggiata Santa Cruz con il marito Gabe (Winston Duke) e i due figli, Zora e Jason, per passare nella località californiana le vacanze estive. L’apparente serenità familiare, tuttavia, è destinata a scomparire velocemente, sostituita dalle paranoie e dagli incubi generati dalla mente della stessa Adelaide a causa di un trauma infantile irrisolto. Tornati nella casa estiva, i Wilson si trovano faccia a faccia con delle figure sinistre: quattro personaggi che, illuminati dall’inquietante luce dei lampioni del vialetto in cui si trovano, si tengono per mano. Quattro personaggi che si riveleranno essere dei dopplegänger, individui che, copia esatta di tutti gli abitanti degli Stati Uniti d’America, popolano i tunnel segreti presenti nel sottosuolo dell’intera nazione. Tra questi si trova anche la sosia della stessa Adelaide.

Lungometraggio dalla struttura narrativa complessa e capace di soffermarsi su tematiche complesse, Noi si presenta come un horror brillante in cui la tensione, costruita a partire dall’incipit, raggiunge l’apice del proprio crescendo con la scena finale: un plot-twist che, in grado di sconvolgere e lasciare tutti a bocca aperta, è stato costruito lungo l’intero arco del film tramite diversi indizi che, seminati sapientemente dal regista, verranno esposti in questo articolo. Non dovrebbe essere necessario specificarlo, ma ci saranno parecchi spoiler.

Noi: il plot-twist finale viene anticipato con il flashback iniziale

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Ma, quindi, cosa succede di preciso in questa scena finale? Dopo aver assistito al contatto e al pauroso scontro che ha seguito il primo incontro, Noi si conclude con la rivelazione finale: in realtà, Adelaide è un dopplegänger che, decenni prima, aveva sostituito una giovane copia originale, conosciuta nel sottosuolo con il nome di Red. Adelaide, infatti, avrebbe rapito la sua copia umana, intrappolandola con il resto dei Tethered – questo il nome delle inquietanti creature – e sostituendola sulla superficie a partire dal 1986.

Il momento della sostituzione tra l’Adelaide originale e la sua copia viene mostrato da Jordan Peele attraverso un interessante flashback in cui la donna, ancora bimba, viene mostrata all’interno di una sala di specchi, dove incontra la sua copia cattiva. A causa delle superfici riflettenti, tuttavia, lo spettatore è spinto a pensare che, in realtà, la memoria e i ricordi della protagonista siano stati alterati con il passare del tempo e che siano, quindi, proiezione di un trauma mai superato dalla giovane. Sempre riguardante i ricordi della protagonista, il secondo indizio si riconosce nelle modalità attraverso cui Adelaide uccide Red: dopo averla impalata attraverso il petto, Adelaide avvolge una catena attorno ai polsi di Red, soffocandola fino a quando la donna non perde la vita.

Potrebbe sembrare una scelta causale eppure è strettamente collegata al momento del flashback, in quanto si caratterizza come una ripresa del loro primo incontro da bambine: è stata la presa alla gola, infatti, ad aver portato Red ad avere una caratteristica voce roca.

Noi: il viaggio verso Santa Cruz anticipa il twist con cui viene concluso il film

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Una delle prime scene del film riguarda il viaggio verso la località californiana in cui Gabe vuole trascorrere le vacanze estive, attirandosi le ire della moglie, decisa a non mettere piede di nuovo nella casa in cui aveva vissuto il trauma che le ha plasmato la vita. Dopo aver mostrato il flashback della sua infanzia, Adelaide decide di cedere alle richieste del marito che la rassicura dicendole che torneranno prima che scenda la notte. Ma ci sono anche altri indizi.

Durante la traversata in macchina, mentre la famiglia ascolta una canzone di Luniz dal titolo I Got 5 On It, Adelaide dice al figlio di Jason di entrare nel ritmo, quasi ad anticipare la caratteristica peculiare dei dopplegänger: quella di essere costretti a imitare la mimica dei loro sosia che vivono e agiscono liberamente sulla superficie terrestre. Una caratteristica che Adelaide, essendo un Tethered, conosce di prima persona. All’episodio della canzone, segue, poi, quello dell’ambulanza. Appena arrivati a Santa Cruz, la macchina in cui si trovano i Wilson è costretta a fermarsi: il corpo morto di un senzatetto dall’aspetto familiare è stato ritrovato in mezzo alla strada. Chi è, in realtà, questo uomo? Lo spettatore più attento lo riconoscerà in un altro senzatetto, mostrato durante i sopracitati flashback: una versione invecchiata dell’uomo che, nel 1986, teneva in mano un cartello con scritto “Jeremiah 11:11”.

L’ultimo indizio riguardante l’arrivo nella località estiva, scena che precede l’incontro con i dopplegänger, è da riconoscere in una frase pronunciata dal personaggio di Adelaide. “Ho avuto un po’ di problemi nel parlare (I have a hard time talking)” dice la donna in seguito a un incontro con degli amici di famiglia, i Tyler, quasi come se si riferisse alla voce rauca della sosia Red.

Noi: le quattro sagome sul viale e il sottosuolo

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Dopo aver visto delle figure sospette, il piccolo Jason corre verso la stanza dei genitori, urlando che “c’è una famiglia nel vialetto”, una frase che attira l’attenzione di Adelaide che sembra quasi riconoscere le inquietanti persone che, dopo aver spaventato il figlio, entreranno in casa per avere un contatto diretto con i Wilson.

Anche il primo incontro, inoltre, si rivela essere un importante indizio che si collega profondamente al plot-twist finale: una volta entrata nel salotto, Red tende le braccia verso Adelaide, quasi a volerla abbracciare, quasi come se la conoscesse. La situazione degenera velocemente e Red decide di rapire Jason, per poi sparire. Tuttavia, il fatto non sembra impressionare troppo Adelaide che sa esattamente dove andare e dove cercare il suo dopplegänger: è come se la donna sapesse più di quanto lascia far intendere alla propria famiglia, conoscendo alla perfezione la posizione e la mappa dei tunnel sotterranei in cui sono segregati i Tethered, anticipando ogni movimento di Red.

Indizio dopo indizio, quindi, Jordan Peele riesce a costruire un film brillante dall’epilogo coerente, un horror che non si vedeva da diverso tempo e di cui avevamo terribilmente bisogno.

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