Matthew Perry tra dipendenze e solitudine, “se smettessi di essere Chandler, non mi amerebbe nessuno”

La storia di Matthew Perry, l'ex tennista divenuto attore che, anche dopo il successo, rimase sempre il neonato sedato dai barbiturici e il bambino che volava da solo. Come lui stesso racconta nel memoir Friends, amanti e la Cosa Terribile. Una lettura da recuperare per capire le dipendenze. Senza mistificazioni.

Matthew Perry, morto a 54 anni per annegamento nella vasca di casa sua, forse a causa di un infarto, ha raccontato in un memoir uscito l’anno scorso la sua vita trascorsa più tra ospedali e rehab che sul set. Combattendo il desiderio inestinguibile di prendersi una ‘pillola’ – “e un’altra, e un’altra ancora” – contro il dolore. Storia dell’uomo dietro l’attore di successo e, prima di lui, del bambino che si sentiva abbandonato dai suoi genitori e che, per questo, volle sempre una camera con vista, da cui fosse possibile gettare uno sguardo sotto, in cerca di un punto d’appoggio. Di un luogo da chiamare casa.

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Matthew Perry, nel suo memoir, scriveva: “Il mio cervello è fatto per uccidermi

Matthew Perry, cinematographe.it
Matthew Langford Perry (19 agosto 1969-28 ottobre 2023)

A quarantanove anni, Matthew Perry che, venticinque anni prima, aveva raggiunto notorietà, soldi e successo interpretando Chandler in Friends, sit-com che gode dello status di mito televisivo e fenomeno di costume internazionale e intergenerazionale, ha rischiato di morire. Non era la prima volta, ma la volta in cui ci è arrivato più vicino, in cui c’era quasi. Colpito da fitte addominali fortissime, ha dovuto insistere per essere creduto e farsi accompagnare in ospedale: arrivatovi dopo varie peripezie, grazie anche all’intervento di Erin, colei che sarebbe diventata la sua assistente, fu operato d’urgenza al colon, organo che gli era letteralmente esploso perché intossicato dagli oppiodi. Due settimane (di coma) e cinque mesi (di ricovero) dopo, poté considerarsi fuori pericolo. Aveva solo il 2% di possibilità di farcela, come i medici chiarirono, senza giri di parole, a sua madre, giunta prontamente al capezzale del figlio malato in procinto di finire sotto i ferri. 

Allora, quando accadde il fatto, Perry si trovava degente in un rehab per seguire le cure necessarie a disintossicarsi: anche in questo caso, non si trattava della prima volta per lui. “Ormai ne sapevo più io di tossicodipendenza e alcolismo di qualsiasi coach e della maggior parte dei dottori che avevo incontrato in queste strutture”, confessa candidamente in Friends, amanti e la Cosa Terribile, il bellissimo memoir che in Italia è uscito l’anno scorso per i tipi della Nave di Teseo (tradotto da Chiara Spaziani), aggiungendo che “sfortunatamente questa consapevolezza non serve a nulla”. Una lettura da recuperare, il memoir di Perry, per comprendere quanto la volontà di guarire conti poco di fronte alla forza cieca della dipendenza psicologica, della sua seduzione meccanica e ripetitiva che spesso non lascia scampo a chi, in fondo, non può opporvisi.

L’alcolismo è una patologia che la famiglia di Matthew Perry conosceva già: a causa della dipendenza dalla bottiglia, è morto il padre di suo nonno, il quale, per reazione alla malattia del padre, ha vissuto i suoi 96 anni di vita da astemio. Perry, tuttavia, sa di non essere suo nonno, di non poter rinunciare a stordirsi. Ha iniziato a quattordici anni e “a quarantanove anni, avevo ancora paura di stare da solo. […] Di fronte ai decenni della mia vita rovinati dal consumo, sono terrorizzato all’idea di farlo ancora. […] Il mio cervello è fatto per uccidermi, e io lo so. Provo costante senso di solitudine, una forma di desiderio che si aggrappa all’idea che qualcosa al di fuori di me possa essere in grado di aggiustarmi. Ma ho avuto tutto ciò che l’al di fuori di me aveva da offrirmi!”. 

Tra questo “tutto”, anche Julia Roberts, con cui l’attore ebbe una storia di pochi mesi tra 1995 e 1996, eppure il “tutto” che viene da fuori e può essere in grado di aggiustare non fece mai abbastanza perché il suo cervello gli desse tregua: “Julia Roberts è la mia ragazza. Non importa, devi bere”. Perry scrive di non essere un festaiolo e di aver bevuto ed essersi drogato per decenni – circa tre – solo per trovare sollievo dal dolore. Questo dolore coincide con un sentimento di insufficienza che apre voragini che sono poi i bicchieri o le pillole a richiudere. Almeno per un po’. Fino a quando non c’è bisogno di un’altra dose, e poi di un’altra ancora. “Per la maggior parte del tempo, ho questi pensieri soffocanti: Non sono abbastanza, non sono importante, sono troppo esigente. Questi pensieri mi fanno sentire a disagio. Ho bisogno d’amore, ma non mi fido dell’amore. Se dismettessi il mio personaggio, il mio Chandler, e vi mostrassi davvero chi sono, potreste notarmi, ma, cosa peggiore, potreste notarmi e lasciarmi. E non riesco a sopportarlo”.

Matthew Perry: “A mio padre faceva ridere vedermi ‘strafatto’ di barbiturici e, a cinque anni, non veniva a prendermi in Canada, ma mi faceva viaggiare da solo in aereo

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Ciao, Chandler: Matthew Perry è mancato all’età di 54 anni nella sua casa di Pacific Palisades, in California.

Perry, tra le pagine del suo libro, non nasconde di essere incline all’autocommiserazione: è un alibi per farsi fuori, prima che lo facciano gli altri. Abbandonare (sé stesso, in primo luogo) per non essere abbandonato. Nondimeno, non vuole attribuire ai genitori le responsabilità del malessere con cui ha convissuto tutta la vita, quella vita terminata prematuramente il 28 ottobre 2023, nella vasca da bagno di casa sua per cause ancora da accertare. 

Figlio di John Perry, statunitense, e Suzanne Langford, canadese, Matthew, da tutti chiamato Matty, nasce il 19 agosto 1969, il giorno dopo la chiusura di Woodstock. I genitori sono giovani, impreparati ad accudire un neonato che piange sempre perché afflitto da coliche. Il pediatra prescrive barbiturici per calmarlo, e i genitori non si sognano di fare domande: “Ero rumoroso e bisognoso di attenzioni, e la risposta era una pillola”. I genitori d’oggi non farebbero la stessa cosa, ma di certo non si fanno problemi ad acquietare i loro pargoli strepitanti ricorrendo a schermi più o meno piccoli davanti ai quali sedarli per un po’, e chi se ne importa degli effetti sui loro cervelli. 

Una volta preso il barbiturico, la piantavo all’istante. A quanto pare piangevo, la medicina faceva effetto, io andavo al tappeto, e mio padre scoppiava a ridere. Non voleva essere crudele; i bambini strafatti sono divertenti. Ci sono delle foto di me da piccolo in cui sembro completamente fuso, ciondolo come un tossico ad appena sette settimane”. A cinque anni, quello stesso bambino in cerca di attenzioni che veniva deriso quando ciondolava mezzo stordito dal sedativo – “Avevo bisogno di attenzioni; non ero il bambinetto carino e sorridente in cui tutti speravano” – è pronto per prendere da solo l’aereo che, come un pacco, dal Canada in cui vive con la madre, lo porti in California dal padre. 

Matthew Perry, il bambino che volava da solo e imparò presto a recitare per piacere agli altri 

Matthew Perry, cinematographe.it
Matthew Perry è stato l’amatissimo Chandler di ‘Friends’, sit-com che gli diede notorietà.

Non aver avuto un genitore su quel volo è una delle tante cose che hanno condotto a un eterno sentimento di abbandono… Se fossi stato abbastanza importante non mi avrebbero lasciato viaggiare non accompagnato, giusto?”. Quel volo è anche la ragione per cui Matthew Perry ha sempre acquistato case con vista, per poter guardare sotto, come aveva guardato sotto durante quel viaggio in aereo tutto trascorso con il volto appicciato al finestrino e la paura di non atterrare mai: “È questo il motivo per cui, quando compro una casa nuova, deve avere una vista. Voglio la sensazione di poter guardare in basso, verso la salvezza, verso qualcuno che sta pensando a me“.

A vent’anni, e poi a trent’anni, ed ancora a quaranta, il bambino non “abbastanza importante” che guardava in basso in attesa di qualcuno che lo aspettasse (e lo amasse) è un uomo per cui “disintossicarsi è l’inferno” e che prega di avere una pillola che lo faccia stare meglio: “Quando la disintossicazione finalmente finisce, sei sommerso dal sollievo, e giuri e rigiuri a te stesso che non ti rimetterai in quella situazione di nuovo. Fino a che, tre settimane più tardi, non ti ritrovi nella stessa identica situazione”.  

I genitori si sono separati che aveva nove mesi: per l’esattezza, il padre abbandonò la madre, troppo giovane per qualsiasi cosa, insieme al bambino. Nel tempo John Perry sarebbe diventato un bravo genitore, ma non subito. Mamma e papà si rifecero una vita abbastanza in fretta, mentre Matthew si sentiva “un bambino escluso e osservato dalla famiglia così da fuori, da sentirmi ancora quel ragazzino in alto tra le nuvole, su un volo diretto da qualche parte, non accompagnato”. Con il padre lontano e con una madre sveglia, bella e di lingua sciolta che si guardava smaniosamente intorno nell’apprensione di trovare quanto prima un nuovo marito, imparò presto a occupare la posizione del “performer, l’accontenta-persone”. L’attore Matthew Perry, che sarebbe diventato il Chandler che così tanto abbiamo amato, nacque prima dell’uomo Matthew Perry, un uomo che, forse, non ha avuto tempo di venire veramente al mondo: “Recitare era un’altra delle mie dipendenze”, una dipendenza buona, però. Una dipendenza che lo ha salvato per un po’, a momenti, ma non ha potuto mettere a tacere la voce che ancora, di tanto in tanto, chiedeva: “Se fossi stato abbastanza importante non mi avrebbero lasciato viaggiare non accompagnato, giusto?”.

Lisa Kudrow, co-star in Friends, nella prefazione al memoir dell’ex collega – uno di cui le chiedevano sempre, ossessivamente, per sapere come stesse –  scrive: “È sopravvissuto contro ogni possibile previsione, ma non ho idea di quante volte sia stato vicino a non farcela”. E aggiunge: “Sono felice che tu sia qui, Matty. Buon per te. Ti voglio bene”. Oggi, a rileggere le sue frasi tanto semplici, è impossibile non corrugare la fronte almeno un po’, con le lacrime lì lì per spuntare, pensando a ‘Matty’ dietro – dentro? – il nostro Chandler, fino all’ultimo tanto convinto di non poter essere amato e così disperato di esserlo. Buon viaggio, Matthew Perry, che tu possa atterrare dove qualcuno ti aspetta.