Kirk Douglas: 10 curiosità sulla leggenda di Hollywood

Kirk Douglas, l’ultima grande leggenda di Hollywood, ci ha lasciati il 6 febbraio 2020 all’età di 103 anni. Per onorarlo, andiamo a scoprire insieme 10 curiosità sulla sua vita e sui film che lo hanno reso celebre.

Il 6 Febbraio si è spento alla veneranda età di 103 anni il leggendario Kirk Douglas. Solamente due mesi fa aveva spento le candeline in compagnia di amici e parenti più stretti, tra cui il celebre figlio Michael Douglas e suo nipote Cameron. Era diventato l’attore più anziano, ancora vivente, ad aver ricevuto il Premio Oscar alla Carriera e teneva ancora viva la memoria della vecchia Hollywood e dei grandi del passato. Con lui se ne va irrimediabilmente un pezzo della storia del cinema e il ricordo di un’epoca d’oro che forse non tornerà mai più.

L’attore aveva debuttato nel 1946 con  la pellicola Lo strano amore di Marta Ivers di Lewis Milestone, nel ruolo di un giovane procuratore distrettuale, ma non ci mise molto a farsi strada tra i grandi del cinema grazie a personaggi forti e spesso cinici, che rimanevano impressi nella memoria. Un vero duro fuori e dentro lo schermo, Kirk ebbe l’occasione di collaborare con tutti i più importanti registi di Hollywood della sua era: da Billy Wilder in L’asso nella manica a Vincente Minnelli ne Il bruto e la bella, da William Wyler in Pietà per i giusti a Howard Hawks ne Il grande cielo, senza dimenticare il grande affiatamento e la sintonia che l’attore aveva instaurato con Stanley Kubrick, che lo diresse nel kolossal Spartacus e nel film antimilitarista Orizzonti di Gloria.

Kirk Douglas: ecco il tributo del web all’interprete di Spartacus

Nel 1999 l’American Film Institute lo inserì al 17º posto tra le più grandi star della storia del cinema statunitense. Ad oggi, molti si scandalizzano se alcune famose star di Hollywood che lavorano da anni nel settore non ricevono la prestigiosa statuetta ma non tutti tengono in considerazione che un gigante come Kirk, pur ricevendo tre candidature al Premio Oscar, non lo vinse mai, a dimostrazione del fatto che non sono necessarie onorificenze per essere delle leggende. Solamente nel 1996, l’Academy decise di onorarlo come un premio alla carriera, forse per fare ammenda al passato in vista del suo ritiro dalle scene avvenuto non molto tempo dopo. E a pochi giorni dalla premiazione, è proprio il suo nome ad aggiungersi alla lista del video “In Memoriam”, il quale celebra i grandi che ci hanno lasciato negli ultimi mesi e che verrà mandato in onda nel corso della cerimonia al Dolby Theatre.

Da tempo si temeva il giorno in cui sarebbe arrivata questa tragica notizia e il momento in cui avremo visto il suo nome comparire funestamente durante la premiazione, ma lo spirito combattivo e beffardo di Kirk Douglas ci aveva fatto credere che sarebbe rimasto con noi ancora a lungo. Il lato positivo è che gli attori non ci abbandonano mai per davvero. Le loro grandi interpretazioni, i capolavori a cui hanno preso parte ce li riporteranno sempre indietro e fomenteranno vivamente la nostra memoria. Per celebrarlo, non ci rimane che scoprire alcune curiosità che lo riguardano e che ce lo hanno fatto ammirare ancora di più.

Issur Danielovitch o Kirk Douglas?

Kirk Douglas Cinematographe.it

Nato ad Amsterdam, nello stato di New York, il 9 dicembre del 1916 da immigrati ebrei bielorussi originari di Čavusy, Kirk Douglas non si chiamava proprio così bensì il suo vero nome era Issur Danielovitch. Dopo aver prestato servizio nella Marina degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale, egli cominciò a lavorare nel mondo del teatro, arrivando perfino a Broadway, dove venne scritturato da Guthrie McClintic. Quest’ultimo gli suggerì di cambiare subito il suo nome in uno più orecchiabile e che suonasse meglio ai produttori. All’inizio, Kirk scelse l’appellativo di Isadore Demsky, ma, secondo il produttore, questo poteva andar bene per apparire in recite studentesche, non sui grandi palcoscenici e, perciò, aveva alcuna possibilità di far colpo sulle grandi folle e nell’ambiente di Broadway. L’attore optò quindi per Kirk, tratto dal nome di uno dei suoi personaggi preferiti dei fumetti, e per Douglas, dal cognome della sua insegnante di dizione all’accademia. In seguito, suo figlio erediterà il suo nome chiamandosi Michael Kirk Douglas.

Un’adolescenza all’insegna della povertà

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In uno dei suoi ultimi film intitolato Caro zio Joe, Kirk interpretava un ricco magnate circondato da un gruppo di parenti avidi e desiderosi di ereditare la sua immensa fortuna. Il suo personaggio era un self-made man, un uomo che si era creato da solo la sua ingente ricchezza partendo dal basso della scala sociale. Nello stesso modo, anche nella realtà, Kirk ha vissuto alcuni periodi di difficoltà economiche, in cui si è dovuto adattare a svolgere qualsiasi tipo di lavoro per andare avanti. Durante la sua adolescenza, Douglas vendeva snack agli operai delle fabbriche così da guadagnare abbastanza denaro per comprare pane e latte per la sua famiglia. In seguito, trovò un lavoro per consegnare i giornali porta a porta e, nel corso della sua gioventù, svolse più di quaranta differenti impieghi prima di riuscire a diventare attore. Impossibilitato a pagare la retta universitaria, Kirk riuscì a convincere il preside, grazie alla lista dei suoi voti, di essere meritevole di una borsa di studio per la facoltà di Lettere presso la St. Lawrence University. Egli riuscì a laurearsi nel 1939 e, per ripagare il prestito scolastico, lavorò part-time come giardiniere e bidello. Kirk era anche un membro del team di wrestling e, durante un estate, fece degli spettacoli di lotta a una fiera cittadina per guadagnare qualche soldo. Una volta, egli passò perfino la notte in prigione in quanto non aveva nessun posto dove stare. Una giovinezza tutt’altro che semplice, che ha formato il carattere duro e combattivo di Kirk e che lo hanno portato a non demordere mai di fronte alle difficoltà.

Kirk Douglas: attivista e filantropo

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Kirk non era semplicemente un attore ma anche un convinto filantropo. Durante la sua carriera, lui e la moglie hanno donato gran parte del loro patrimonio, che ammontava a 80 milioni di dollari, a diverse cause no-profit. Molte di queste donazioni sono state destinate a istituti scolastici, come licei e college, e alla St. Lawrence University in cui si era laureato. Nel Settembre 2001, l’attore aiutò a finanziare un musical scolastico chiamato Amsterdam Oratorio, che vinse il premio Thespian Society’s Kirk Douglas Award nel 1968, dedicato proprio a suo nome. Ma la sua opera di filantropia non si è fermata qui. L’attore ha donato diversi milioni di dollari anche a strutture mediche,  come l’ospedale pediatrico di Los Angeles e, nella stessa città, ha finanziato la ricostruzione e ristrutturazione di diversi campi da gioco per bambini e giovani adolescenti. A Culver City, per onorare i suoi impegni civili, hanno addirittura aperto un teatro a suo nome Kirk Douglas Theatre nel 2004. Lui e la moglie hanno costruito un centro per aiutare le senzatetto di Los Angeles denominandolo Anne Douglas Center for Homeless Women e che, ad oggi, ha aiutato centinaia di donne a superare le loro condizioni disagiate. Infine, è impossibile non ricordare come, per celebrare il suo 99esimo compleanno, abbia donato 15 milioni per espandere il Motion Picture Television campus che aiuta i membri dell’industria cinematografica, affetti dall’Alzheimer, a combattere la malattia.

Kirk Douglas e il suo rapporto con i social

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Nel 2008, Kirk Douglas venne considerato come la celebrità più vecchia che utilizzava i social network. L’attore era un attivo blogger e sfruttava la sua fama non solo per scrivere considerazioni personali ma anche per aumentare la consapevolezza su questioni che gli stavano a cuore e per essere, anche in rete, un attivista per i diritti umani. Originariamente, Kirk aveva aperto un canale su MySpace e i suoi post venivano condivisi periodicamente, a partire dal 2012, sul sito dell’Huffington Post. Attraverso i social media, l’attore ha anche lanciato una campagna destinata al governo degli Stati Uniti per chiedere perdono per la schiavitù delle persone deportate dall’Africa e per le ingiustizie che gli afroamericani hanno dovuto patire anche dopo l’abolizione formale del regime schiavista, battaglia vinta nell’agosto 2008. L’attore ha utilizzato i social e scritto articoli per il suo blog fino al mese scorso, e all’età di 102 anni aveva anche scoperto l’app FaceTime che, a quanto pare, lo faceva divertire molto. Insomma, Kirk era davvero avanti con i tempi nonostante la sua età e adorava i social media sia come strumento di svago che per scopi più importanti in veste di attivista. In un’occasione, egli ha affermato:

I social media sono utili. Per comunicare cose di cui siamo orgogliosi, per ridere dei falsi necrologi che ci danno per morti prima che il nostro tempo sia finito. O per pubblicare anche belle notizie in tempi in cui tutti privilegiano quelle più cupe. Resto un sognatore, un po’ come Don Chisciotte.

Kirk Douglas: non solo film, ma anche pubblicità

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Kirk Douglas cominciò a lavorare a spot pubblicitari e radiofonici subito dopo il suo ritorno dalla Seconda Guerra Mondiale, oltre che per soap opera e spettacoli teatrali. Alcuni attori considerano queste esperienze come imbarazzanti e da dimenticare una volta diventati famosi, ma Kirk, anche dopo anni, le vedeva come estremamente utili e di valore. Secondo l’attore, queste esperienze anticonvenzionali potevano aiutare l’artista a utilizzare la voce in maniera più precisa e d’impatto e poteva rappresentare una crescita molto importante per coloro che si stavano approcciando alla settima arte. Più volte ha affermato come sia un peccato che queste esperienze non siano disponibili e come molti attori si buttino a capofitto direttamente nel grande mondo del cinema, senza possedere delle basi solide alle spalle. In seguito, l’attore partecipò anche ad altri spot pubblicitari, dimostrando come non ci sia nulla di deplorevole a partecipare a queste produzioni ma, anzi, può essere divertente prendersi meno sul serio. Nei primi anni ’80, quando ormai era già considerato una leggenda, Kirk venne chiamato da un’azienda giapponese per prendere parte a una serie di spot televisivi per promuovere una marca di caffè. L’attore, in realtà, non doveva fare praticamente nulla se non pronunciare la parola chiave “caffè”, il resto era affidato a una voce fuori campo che parlava in lingua giapponese. Questo piccolo aneddoto dimostra anche la natura goliardica e ironica che ha sempre contraddistinto Kirk nel corso degli anni. Qui sotto potete trovare lo spot che vi abbiamo raccontato:

Kirk Douglas: la sua passione per la scrittura e il famoso incidente

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Prima ancora di avvicinarsi al mondo del web e dei social network, Kirk Douglas era un grande appassionato di scrittura. L’attore scrisse diversi libri, compresa un’autobiografia pubblicata nel 1988, in cui descrive la storia della sua vita sin dagli albori in quanto unico figlio maschio di una figlia di immigrati ebrei, per poi raccontare del suo desiderio di diventare attore. Egli descrisse anche del periodo in cui studiava arte drammatica al college con la speranza di arrivare a Hollywood e ottenere il tanto agognato successo. Non mancano ovviamente delle osservazioni sarcastiche sul mondo del cinema e su come, per assurdo, egli sia riconosciuto più per essere il padre del premio Oscar Michael Douglas che per essere una leggenda dell’industria audiovisiva. Ma la sua avventura di scrittore non era finita lì.

Qualche anno dopo, nel Febbraio 1991, l’attore fu vittima di un incidente aereo in cui due passeggeri rimasero uccisi. Quest’esperienza vicina alla morte lo avvicinò all’ebraismo, con il quale era cresciuto, ma che non aveva mai praticato attivamente. Egli documentò successivamente questo viaggio spirituale in un libro intitolato Climbing the Mountain: My Search for Meaning, pubblicato nel 1997, in cui racconta del suo avvicinamento alla religione. Dopo la terribile esperienza in volo, nel Gennaio del 1996, Kirk incontrò di nuovo la morte da vicino a causa di un infarto, che compromise la sua capacità di parlare. I dottori rivelarono alla moglie che, a meno che non ci fosse stato un rapido miglioramento, era molto probabile che questa compromissione sarebbe diventata permanente. Dopo un regime giornaliero di terapia comprendente esercizi destinati a riprendere la facoltà di parola, che durò diversi mesi, Kirk si riprese egregiamente, anche alcune difficoltà non riuscì mai a rimuoverle del tutto.

Nonostante questo, egli fu in grado di ringraziare l’Academy Awards per il suo Oscar onorario, durante la cerimonia che avvenne due mesi dopo aver avuto l’infarto. Nel 2002 decise di parlare di questa sua disgrazia in un romanzo intitolato My Stroke of Luck, con il quale sperava di dare una sorta di manuale di istruzioni, utile per aiutare le famiglie nel quale un membro era stato vittima di un infarto. Infine, nel 2017, Kirk e sua moglie Anne pubblicarono un libro, dal titolo Kirk and Anne: Letters of Love, Laughter and a Lifetime in Hollywood, contenente tutte le lettere che i due si erano scambiati nel corso degli anni, risalenti soprattutto ai mesi in cui si trovava lontano per motivi di lavoro. In una lettera di Kirk alla moglie Anne, l’attore scrisse: “Se vivessimo fino a 100 anni, avremmo ancora tantissime cose da dirci”. Entrambi hanno superato l’incredibile soglia centenaria, uniti come non mai e hanno festeggiato insieme, poco tempo fa, le nozze di pietra per i 65 anni di matrimonio.

Kirk Douglas e la dinastia di artisti composta da figli e nipoti

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Come tutti sanno, il figlio Michael Douglas ha prontamente seguito la strada del genitore, diventando anch’egli attore e produttore cinematografico. Nel corso della sua carriera, la star ha vinto ben due premi Oscar, a differenza di suo padre, snobbato per decenni dall’Academy: il primo nel 1976 come produttore per Qualcuno volò sul nido del cuculo e il secondo nel 1988 come Miglior Attore Protagonista per il suo ruolo iconico di Gordon Gekko nel capolavoro Wall Street di Oliver Stone. Allo stesso modo, anche il suo secondogenito, Joel Douglas, si è inserito nell’industria cinematografica, stavolta non come attore bensì come produttore, prendendo parte a diversi film negli anni ’70 e ’80. Gran parte del suo lavoro si è incentrato su progetti che coinvolgono la sua famiglia, tra cui la co-produzione di Il gioiello del Nilo e All’inseguimento della pietra verde, con protagonista suo fratello Michael, come assistente alla regia dei film Qualcuno volò sul nido del cuculo e nel 2003, in qualità di produttore associato di Vizio di famiglia, con protagonisti suo padre e suo fratello. Perfino il nipote Cameron, figlio di Michael, ha seguito la stessa scia, tentando la carriera di attore, senza ottenere però grandi successi.

Un papà burbero dal cuore d’oro

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Come abbiamo detto nel paragrafo precedente, il figlio Michael Douglas cominciò subito a interessarsi alla carriera di attore e seguì ben presto le orme del padre, decisione sulla quale quest’ultimo non era esattamente a favore.  Fin da giovanissimo, Michael gli chiedeva di portarlo presso i set nei quali lavorava per avvicinarsi sin da subito all’industria cinematografica, ma l’uomo era riluttante, non credendo che quella fosse la strada giusta per il figlio. Convinto della sua presa di posizione, il giovane arrivò addirittura a pagarsi gli studi di recitazione a New York con l’insegnante Michael Howard e decise poi di laurearsi alla Università della California, Santa Barbara, in Drammaturgia. In seguito, Michael si trasferì a New York per dedicarsi a tempo pieno alla recitazione. Il suo primo ruolo fu nel 1966 come comparsa nel film Combattenti della notte di Melville Shavelson, in cui il padre era protagonista. In quest’occasione, Kirk riconobbe la bravura, ma anche la dedizione, del figlio e lo appoggiò così nella sua carriera di attore e produttore. Quando Michael venne licenziato da una produzione teatrale intitolata Summer Tree, Kirk decise di comprare i diritti sia per lo spettacolo che per l’adattamento cinematografico, facendo recitare il figlio in entrambi i progetti. Successivamente acquistò i diritti per la trasposizione al cinema di Qualcuno volò sul nido del cuculo e li cedette al figlio, che riuscì a mandare in porto il progetto e a produrre uno dei capolavori della storia del cinema. Il caso volle che il primo Oscar di Michael arrivasse proprio grazie a quel film. Kirk e Michael Douglas sono rimasti particolarmente uniti e legati fino ad oggi, il primo venendo riconosciuto dal figlio come “una grande fonte di ispirazione”.

Kirk Douglas – Un attore costantemente coinvolto sul set

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Kirk Douglas non era un semplice attore che si limitava ad imparare un copione e trasporre il personaggio che gli veniva affidato sullo schermo. Egli amava prendere parte al progetto in tutte le sue parti, ricoprendo a volte anche la parte di produttore della pellicola. In molti lo hanno definito come un gran lavoratore e una persona instancabile, sempre pieno di energie e pronto per addentrarsi in una nuova storia e avventura. Secondo quanto le persone che hanno lavorato con lui hanno riportato, Kirk era una persona estremamente esigente e voleva dimostrare a tutti i costi che il cinema fosse realmente una forma d’arte a tutti gli effetti. L’attore non aveva problemi a dire ciò che pensava e a litigare persino con i registi se pensava che non stessero realizzando il progetto in una maniera che si poteva definire all’altezza del compito. Kirk non leggeva solo la sua parte del copione, ma anche quelle dei suoi colleghi, le note del regista, discuteva sulle idee del film con lo sceneggiatore, era costantemente coinvolto in ogni singolo aspetto. Non era quindi facile averlo sul set ma, considerata la sua bravura e la sua aria da strafottente, molti ad Hollywood ci passavano sopra.

Kirk Douglas e Dalton Trumbo contro Hollywood e il maccartismo

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Alla fine degli anni ’50, Kirk Douglas legge un libro che gli cambierà la vita: si intitola Spartacus e racconta la storia di uno schiavo che sfidò la Repubblica romana per riprendersi la sua libertà. L’attore non ci pensò due volte a produrre il film e a ricoprire il ruolo del protagonista, il quale lo consacrerà definitivamente tra i grandi di Hollywood. La pellicola iniziò sotto la regia di Anthony Mann, che però dopo breve tempo fu licenziato proprio da Kirk Douglas e sostituito alla regia da Kubrick, con il quale l’attore aveva già lavorato tre anni prima in Orizzonti di gloria. Considerata la natura perfezionista di entrambi non stupisce come essi siano riusciti a realizzare uno dei più importanti kolossal mai realizzati.

L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo – Kirk Duglas si schiera a supporto del film

Dall’altra parte, la sceneggiatura fu invece affidata a Dalton Trumbo che, all’epoca, si trovava nella lista nera di Hollywood, in quanto sospettato di filocomunismo, nel mirino della commissione del senatore McCarthy. Nonostante questo e la pericolosità nell’associarsi a un nome del genere, Kirk lo volle comunque nel film, andando oltre i pregiudizi e le imposizioni e distruggendo il maccartismo che stava devastando la cinematografia statunitense. Trumbo lavorava ancora per l’industria hollywoodiana ma solamente sotto pseudonimi, altrimenti sarebbe stato impossibilitato a lavorare nel settore. Spartacus si rivelò un enorme successo e quando uscì in sala, Douglas decise di inserire il vero nome di Dalton Trumbo nei titoli di coda in veste di sceneggiatore. Per la prima volta, la regola non scritta che vietava di far lavorare a Hollywood coloro che fossero finiti nelle liste maccartiste veniva infranta dimostrando come Kirk non avesse paura di lottare per ciò che riteneva giusto.

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