jack la motta

Era soprannominato Il Toro del Bronx Toro ScatenatoOggi non c’è più, è morto all’età di 95 anni, Jake LaMotta, uno dei più grandi pugili di tutti i tempi, emblema non solo di una boxe che non c’è più, ma sopratutto uno dei simboli più celebri e celebrati dell’essere italiani nel mondo.

Jack La Motta: biografia di un simbolo

Jack La Motta

Nato nel Bronx nei primi anni venti (sulla data di nascita ancora oggi non si è certi del tutto), La Motta crebbe nell’infernale quartiere del Bronx, figlio di un italiano emigrato da Messina e di un’americana; fin da piccolo fu costretto dal padre ad esibirsi in incontri con gli altri bambini del quartiere per raggranellare qualche dollaro dai passanti. Evitò il secondo conflitto mondiale per un problema alle orecchie ma già a 19 anni era entrato tra i professionisti della boxe, nella quale avrebbe scritto pagine epiche.

Piccolo, tarchiato, dotato di una mascella a prova di bomba, si fece subito notare per lo straordinario spirito combattivo, la grande capacità di assorbire e deflettere i colpi degli avversari, di aggredire senza lasciare tregua e per sottoporre gli avversari a veri e propri mitragliamenti. Queste caratteristiche ne fecero uno dei pesi medi più straordinari di sempre.

jack la motta

Fu il rivale per eccellenza del più grande pugile di ogni tempo: l’afroamericano Sugar Ray Robinson, con il quale combatté la bellezza di sei incontri, tutti di incredibile violenza ed intensità. Fu il primo a far bere l’amaro calice della sconfitta al grande Robinson nel primo incontro (dove lo atterrò nel primo round), che però si vendicò negli altri incontri (l’esito di alcuni è tutt’ora oggetto di controversia).

Jack La Motta vs Sugar Ray Robinson: nella storia rimane sicuramente quello che ancora oggi è noto come Il Massacro di San Valentino. 

Svoltosi il 14 febbraio 1951, il match fu violentissimo e molto combattuto ma nelle ultime riprese Robinson salì in cattedra e costrinse Jake La Motta a subire una delle punizioni più terrificanti mai inflitte sul ring. Nonostante i colpi e le ferite, l’italo-americano semplicemente rifiutò di arrendersi o di crollare al tappeto. Il massacro finì solo quando l’arbitro si decise ad interrompere l’impari lotta… ma La Motta era ancora in piedi.

Jake La Motta finì la carriera con un record di 106 incontri, con 83 vittorie (di cui 30 per ko), 19 sconfitte e 4 pareggi.

Nella sua carriera aveva affrontato a battuto (oltre a Robinson che lo definì il suo rivale più implacabile) fuoriclasse del calibro di Marcel Cerdan, Laurent Dauthuille, il nostro Tiberio Mitri (di cui era grande amico), Jimmy Reevs,  Robert Villemain e Billy Fox. Personaggio affascinante e controverso, si fece notare anche per una vita sregolata e per essere rimasto al centro di scandali legati ad alcuni match venduti sotto ricatto della mafia. Jake ebbe molti problemi dopo la carriera, finì in galera, ebbe problemi con l’alcool, si sposò ben sette volte, litigò con il fratello, perse due figli in circostanze drammatiche, fece l’attore, il cabarettista, il barista, il pappa, lo showman, scrittore…

Jake La Motta allenò personalmente per mesi Robert De Niro per prepararlo al ruolo in Toro scatenato

Sulla sua pazzesca vita, unica ed inimitabile, il grande Martin Scorsese creò uno dei suoi film più importanti: Raging Bull – Toro Scatenato con un Robert De Niro assolutamente magnetico ed incredibile. Oltre a De Niro il cast comprendeva un superbo Joe Pesci nella parte del fratello-manager Joey, Cahty Moriarty, il recentemente scomparso Frank Vincent e Nicolas Colasanto. Jake La Motta allenò personalmente per mesi De Niro, fino a quando non si sentì di garantire che il giovane attore non fosse abbastanza rodato per poter passare per un pugile professionista. De Niro poi per interpretare il La Motta obeso e sperduto post ritiro, passò interi mesi nei migliori ristoranti di Parigi per mettere su peso!

La straordinaria performance di De Niro gli fruttò un meritatissimo Oscar, uno dei due assegnati al film su otto candidature. Toro Scatenato è tutt’oggi riconosciuto come uno dei più grandi film di sempre, il migliore di tutti i film mai fatti sul pugilato, degno tributo a come il suo sanguigno e mai domo protagonista era capace di incendiare le folle sul ring. Riconosciuto come un idolo e un simbolo da pugili del calibro di Mike Tyson, David Tua, Joe Frazier, Marvin Hagler o Ray Mancini, Jake La Motta lascia un vuoto incredibile nella boxe, in uno sport che ormai è diventato un carosello di soldi e luci ma che non ha più molti che possano rivendicare il cuore, la schiettezza e coraggio di questo italo-americano viscerale e unico.

Per salutarlo non c’è modo migliore di riproporre il trailer di Raging Bull, da molti considerato il miglior trailer di tutti i tempi…

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