Non solo l’Isola delle Rose: breve storia delle micronazioni nel mondo

Esempio tutto italiano di un fenomeno noto come "micronazione", l'Isola delle Rose raccontata da Netflix non è l'unica al mondo.

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Con l’aggiunta al catalogo dell’omonimo film, diretto da Sydney Sibilia e interpretato da Elio Germano, Netflix ha riportato alla ribalta una storia italiana sconosciuta ai più: quella dell’Isola delle Rose, piattaforma artificiale costruita dall’ingegnere Giorgio Rosa e da lui proclamata Stato indipendente nello 1968.

La storia dell’Isola delle Rose

Bolognese, l’ingegnere Rosa posizionò strategicamente la sua “isola” al largo di Rimini, a 6,27 miglia nautiche dalla costa, quindi ufficialmente 500 m oltre la fine dei confini italiani. In quanto Stato autoproclamato, l’Isola delle Rose, il cui nome ufficiale era Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose (Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj in esperanto, che Rosa scelse come lingua ufficiale) si dotò di un governo, di una lingua e di una valuta, ed emise persino dei francobolli.

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La legittimità come Stato dell’Isola delle Rose non fu mai riconosciuta dagli altri paesi del mondo, ma non solo: 55 giorni dopo la dichiarazione di indipendenza da parte di Rosa, l’isola venne occupata militarmente dalle forze dell’ordine italiane, e, alcuni mesi e una serie di vicissitudini politiche e burocratiche (raccontate anche e soprattutto nel film) dopo, venne distrutta.

Le micronazioni nel mondo

Realtà come l’Isola delle Rose si definiscono “micronazioni”, termine che, per citare l’enciclopedia libera Wikipedia, indica “un’entità creata da una persona, o da un piccolo numero di persone, che pretende di essere considerata come nazione o Stato indipendente, ma che tuttavia non è riconosciuta dai governi e dalle maggiori organizzazioni internazionali”.

Da non confondere con i microstati come San Marino, ufficialmente riconosciuti dal resto del mondo, le micronazioni non hanno dunque alcuna legittimità, se non quella autoproclamata, come nel nostro caso, dal suo fondatore. Le origini del fenomeno risalgono addirittura al Medioevo, sebbene nella sua accezione moderna si può osservare a partire dal XIX secolo, con la nascita del concetto di Stato come nazione: esempi dell’epoca sono il Regno di Araucanía e Patagonia, nel Cile del sud, e il Regno di Sedang nell’Indocina Francese, entrambe mai riconosciute dagli altri Stati. Interessante notare come il Regno di Redonda, la cui fondazione risale alla metà dell’800 e che coincide con un’omonima isola disabitata nello stato di Antigua e Barbuda, resista ancora oggi, a metà tra la micronazione e un circolo letterario elitario.

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L’isola di Redonda, nello Stato di Antigua e Barbuda, che ospita l’omonima micronazione.

La nascita delle micronazioni si intensificò negli anni 60 e 70 del secolo scorso, a cui risale anche l’epopea dell’Isola delle Rose: la prima fu il Principato di Sealand, fondata nel ‘67 su una piattaforma abbandonata risalente alla Seconda guerra mondiale. Altri esempi moderni sono costituiti dalla Repubblica di Minerva, fondata dal 1972 dal businessman statunitense Michael Olivier nell’Oceano Pacifico e annessa con la forza da Tonga poco tempo dopo, dal Principato di Freedonia e dal Principato di Hutt River Province.

Caratteristiche e nuovi impulsi del fenomeno

In genere, le tipologie di micronazione si possono distinguere in otto categorie: comunità politiche, sociali ed economiche; ricostruzioni storiche; “ludo nazioni” nate a scopo di intrattenimento personale; repliche di opere letterarie o cinematografiche; veicoli di propaganda o protesta sociale; micronazioni mosse da motivazioni fraudolente; anomalie storiche; infine, progetti di nuove nazioni. Una micronazione ha solitamente carattere eccentrico e soprattutto effimero, oltre a una contenutissima rilevanza geografica.

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Il Principato di Sealand, micronazione sorta su una piattaforma abbandonata della II guerra mondiale.

Interessante infine notare come, con l’avvento di Internet, il fenomeno abbia conosciuto una nuova vita, soprattutto se e quando inteso con fare goliardico. La stessa vicenda dell’Isola delle Rose, a lungo considerata emblema dei possibili danni dell’urbanizzazione, venne vista sotto una luce nuova a partire dai primi anni 2000, col rifiorire del dibattito grazie agli allora nuovissimi strumenti online. Il numero di micronazioni, soprattutto virtuali, è cresciuto molto negli ultimi anni, ma ciononostante la sostanza non cambia: per quanto ci sia una pretesa di indipendenza, un governo più o meno efficace e la volontà di stampare moneta e francobolli, una micronazione è tale se la sua legittimità non viene riconosciuta dagli altri Stati.

Leggi anche: la storia vera dietro al film Netflix con Elio Germano

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