Il Racconto dei Racconti: il significato del film di Matteo Garrone

Fantasia, realtà, magia si alternano nel film di Matteo Garrone, Il Racconto dei Racconti: una storia affascinante e dai molteplici significati.

Con Il Racconto dei Racconti Matteo Garrone ha portato sul grande schermo una fiaba in cui si intercettano diverse chiavi di lettura e diverse storie, ambientate in luoghi pittoreschi, talvolta nobili oppure selvaggi. Una storia che trae ispirazione da Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile per portarci alla scoperta di ciò che avviene in tre regni differenti, a loro volta animati da tentazioni, desideri e vincolati da leggi da rispettare.
Se avete avuto modo di vedere il film di Matteo Garrone sarete sicuramente rimasti affascinati da tutto questo e magari non avrete inteso appieno il significato della pellicola la quale, in effetti, ci lascia con un finale grottesco e intricato, capace di dileguarsi verso più direzioni.

Ma vediamo nel dettaglio la costruzione de Il Racconto dei Racconti che, come accennato sopra, si snoda in tre storie. La prima è La cerva, con protagonista Salma Hayek nei panni della regina di Selvascura, disposta a tutto pur di veder sbocciare la vita dal suo grembo. Una pretesa che la condurrà al sacrificio e al compimento di azioni di certo poco inclini alla nobiltà. Questa storia risulta magica per via delle location usate, della presenza di un animale mitologico e per l’essenza stessa dei riti in essa contenuti.

La storia intitolata La pulce, che vede al centro dell’attenzione il re di Altomonte (Toby Jones) e la delicata figlia Viola (Bebe Cave) si concentra sul rapporto conflittuale tra padre e figlia, sulla ricerca dell’amore e dell’agognato principe azzurro. La giovane principessa Viola, infatti, orfana di madre, chiede di essere data in sposa a un bel principe e il padre, dal canto suo, la accontenta, ma a un patto: la mano della sua unica figlia andrà solamente a chi saprà riconoscere l’animale a cui appartiene la pelle esposta davanti al suo trono (che ovviamente è quella della sua adorata e grassa pulce, ormai defunta). Mentre nessuno è in grado di capirlo, un orribile orco riesce a indovinare e alla povera Viola non resterà altra scelta se non quella di seguirlo tra i monti.

Infine la terza storia è ambientata nel regno di Roccaforte e si intitola Le due vecchie. Una vicenda assai grottesca in cui il bel re (Vincent Cassel) si innamora di una delle due anziane sorelle grazie alla sua voce di usignolo. La scaltra Dora, però, piuttosto che palesarsi con tutte le sue rughe, decide di cogliere l’occasione e di passare una notte d’amore col sovrano che però, scoperta la sua vera età, la getterà dalla finestra facendo sì che una vecchia strega la riporti alla sua bellezza da ventenne, conducendo il re nuovamente tra le sue grazie. Si crea dunque un dualismo tra Dora – ormai ringiovanita e facente parte della società elitaria – e la sorella Imma, che tenta in tutti i modi di capire come riuscire a portare indietro il tempo. Una storia che rattristisce per la fugacità del tempo, facendoci comprendere quanto tutto sia così frangibile e volatile.

Il Racconto dei Racconti: storie e significati che confluiscono nel film di Matte Garrone

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Storie e personaggi che si incontrano e scontrano, mettendo in scena i pregi e i difetti dell’umanità e le tentazioni terrene cui si tende anche inconsapevolmente. Entrano in gioco la possessione dell’altro, la velleità di avere ciò che non si ha e il peccato di non riuscire a rimediare ai propri errori se non commettendone altri.
Alla fine, però, è come se tutto tornasse al proprio posto, come se un ordine divino rimettesse in ordine il mondo restituendo a ognuno ciò che si merita o che, per forze fisiche, gli appartiene.

Nella prima storia, per esempio, un incidente ha fatto in modo che sia la regina che la sua serva partorissero in una notte due figli diversi ma identici: il principe Elias e il povero Jonah, tenuti insieme da un legame intrinseco e inspiegabile ma che la regina non riesce a tollerare tanto da desiderare la porte di Jonah. Un desiderio, però, che condurrà ella stessa alla morte, in un circolo vizioso in cui tutto si equilibra. Al principio, infatti, un negromante aveva spiegato alla regina che per avere la vita veniva richiesta in cambio un’altra vita (quella del marito, che muore mentre tenta di estrarre il cuore al drago). A sua volta lei cercherà di uccidere ma alla fine, avventurandosi alla ricerca disperata del figlio, finirà per prendere il posto del mostro alato, salvando così la vita a Elias e a Jonah.

La morte dunque scorre come forma di riscatto, come dono per accedere alla vita ma anche come liberazione, prospettiva quest’ultima che coinvolge espressamente la principessa Viola la quale, nonostante le sue movenze delicate e la stirpe nobile dalla quale discende, sarà costretta a commettere un atto cruento e ad uccidere il marito che il padre aveva scelto per lei. Sia in La cerva quanto in La pulce si allude comunque al coinvolgimento della figura genitoriale come ostacolo da annientare, essenza di proibizionismo da un lato e di debolezza dall’altro.

Il Racconto dei Racconti e la morte come simbolo di riscatto

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Il finale de Il Racconto dei Racconti fa convergere tutti i protagonisti in un unico quadro, incastrando le storie precedentemente narrate e rimettendo ordine. D’un tratto è come la normalità si fosse riappropriata del racconto facendo cadere le maschere e al contempo è come se fossimo in un sogno.
Guardando in alto il soffitto di Castel del Monte, in cui si svolgono le nozze di Viola, infatti, un funambolo (forse appartenente alla famiglia che l’aveva salvata, rimanendo uccisa dall’orco?) cammina su una corda infuocata mentre re Elias partecipa alla cerimonia insieme al re di Roccaforte e alla sua giovane sposa, Dora. Peccato che improvvisamente sulla pelle della ragazza inizino ad affiorare alcuni segni della vecchiaia, sintomo che l’incantesimo sta svanendo e che a lei non resta che fuggire via.

Ma che significato ha dunque il finale del film di Matteo Garrone? Una delle chiavi di lettura è senza dubbio collegata alla metamorfosi di ogni cosa e inevitabilmente alla sua mortalità, al fatto che tutto possa sembrare un inganno e darci l’illusione di ottenere qualcosa senza pagare il giusto prezzo, ma alla fine tutto si ricompone, svelandoci che la natura non cede a flebili tranelli, riprendendosi a tempo debito ciò che le appartiene.
Certamente un’altra chiave di lettura de Il Racconto dei Racconti è il trionfo dell’amore e della verità; non a caso a rimanere in piedi sono le figure dall’animo puro, quelle disposte a rischiare per il bene altrui, mentre spariscono gli avidi e i possessivi e ancora coloro che non amano davvero ma solo in apparenza, come Dora, giunta alla corte del re solo per una scommessa, per cogliere l’occasione.

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Matteo Garrone in fondo non vuole spiegare nulla, solo farci notare la precarietà dell’esistenza. Attraverso Il Racconto dei Racconti forse non vuole arrivare a nulla di concreto, semplicemente darci la sensazione che tutto si trasforma perennemente e che ogni buona azione porta con sé cose positive, e altrettanto avviene con le azioni negative.

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