House of Gucci è davvero un film brutto? Analisi di un ipotetico flop

Vedere o no House of Gucci? Cerchiamo di capire le criticità che si nascondono dietro a uno dei film più attesi dell'anno.

Dal 16 dicembre 2021 nelle sale cinematografiche italiane House of Gucci, film che si propone di raccontare l’epopea di una delle famiglie della moda più famose al mondo, fondata dal patriarca Guccio Gucci nel 1921.
Sarà un caso, ma House of Gucci, girato durante la pandemia, è uscito nell’anno del centenario dalla fondazione del marchio, gestito inizialmente da Aldo (Gucci), figlio di Guccio. La storia che Ridley Scott racconta nel film è tratta da un romanzo omonimo scritto da Sara Gay Forden ma della complessità narrata nel libro troviamo ben poco in pellicola.

Analizziamo i motivi per cui House of Gucci, il film di Ridley Scott, forse non è poi così brutto ma…

1. House of Gucci e la sfrenata campagna promozionale

House of Gucci, cinematographe.it

House of Gucci è un film la cui campagna pubblicitaria è stata un vero tormentone perché il cast è obiettivamente stellare come pure, a onor del merito, è stellare il regista Ridley Scott che però, stavolta, ha clamorosamente sbagliato registro, sia visivo che narrativo. Nella pellicola ci sono non solo dei falsi storici conclamati riguardo la vicenda vissuta dalla famiglia Gucci nella realtà – licenze narrative, le chiamano – ma anche un che di caricaturale che non può non essere pesantemente notato da molti, in particolar modo da noi italiani.

2. Il doppiaggio non rende giustizia al film

Chi ha visto la pellicola in lingua originale, tanto per fare un esempio, non smette di pensare agli urletti lagnosi di Jared Leto (aka Paolo Gucci), mentre esclama in Amercan-Italian: Fath-re! ad Aldo, suo padre (Al Pacino). La Patrizia Reggiani di Lady Gaga è dipinta come una ragazza di poco conto non particolarmente in grado di inserirsi nell’alta società; Maurizio Gucci (Adam Driver), sembra un damerino senza spina dorsale vittima degli eventi e delle azioni illegali architettate dalla moglie per prendere il comando dell’azienda e Al Pacino nelle vesti di Aldo sembra un boss mafioso dei tempi andati. Se, al contrario, ci si fosse attenuti alla narrazione originale di quello che è stato un evento di cronaca nera che ha scosso le fondamenta del mondo della moda, avremmo visto il racconto di una donna, Patrizia Reggiani, la cui brama e attaccamento a ciò che considerava suo di diritto andava oltre qualunque concetto di moralità normalmente condiviso. Avremmo visto la volontà di una ragazza cresciuta (ma attenzione, non nata), nell’alta società di conservare privilegi accrescendo il proprio status sociale, contraendo un buon matrimonio con un rampollo di buona famiglia. E avremmo visto lo sfarzo della vita della coppia Patrizia-Maurizio a New York, dove la signora Reggiani è stata per lungo tempo la Queen Bee delle socialite della Grande Mela, prima fra i primi della famosa “Manattan’s Elite”.

3. House of Gucci: una storia vera ma distorta

House of Gucci, Lady gaga- cinematographe.it

E ancora: se Ridley Scott ci avesse mostrato il background e la vita che ha condotto la vera Patrizia Gucci, Lady Gaga non sarebbe sembrata una donna disperata per essere stata lasciata dal marito. Anche i fatti legati all’azienda sono stati travisati: Patrizia Reggiani non ha mail falsificato i documenti dell’eredità lasciati da Rodolfo al figlio Maurizio; semmai fu quest’ultimo nella realtà a macchiarsi del reato. E poi c’è l’apoteosi del ridicolo quando Patrizia/Germanotta in lacrime sotto casa del marito gli chiede di ricordare i bei momenti passati insieme mostrandogli un album di famiglia e implorandolo di tornare a casa. Che umiliazione insensata! Quella scena da sola snatura completamente l’essenza della Reggiani che tutto è stata in vita sua, tranne che una vittima.

La “Vedova Nera” ha sempre preso ciò che voleva e non si è fermata davanti a nulla per mantenere i propri privilegi. Tra i quali, nella sua testa, rientrava anche il poter mantenere il cognome del marito, Gucci. Uno “status symbol” al quale non avrebbe rinunciato per nulla al mondo e, come sappiamo, ha ucciso pur di non permettere a Maurizio di vivere la sua nuova vita estromettendola da quello che ormai era il suo mondo: Gucci, appunto, e tutto ciò che significava portare quel nome.

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4. House of Gucci: un cast stellare ma non perfetto

House of Gucci

Anche Adam Driver nei panni di Maurizio Gucci non convince assolutamente perché mostra un uomo inizialmente debole e poco interessato all’azienda di famiglia, salvo poi diventare una sorta di squalo della finanza all’improvviso, senza sapere nulla della gestione aziendale. E, seppure quest’ultima parte sia vera perché è a causa della sua incompetenza che la famiglia perde completamente il controllo sul marchio, i comportamenti che hanno portato il rampollo figlio di Rodolfo a defraudare delle azioni Gucci i propri parenti (Aldo e Paolo), sono state meschine e frutto di calcoli razionali. Maurizio Gucci non si è visto cadere dal cielo il controllo sul proprio marchio grazie alla moglie: ha fatto tutto da solo e senza alcuno scrupolo.

Aldo e Paolo Gucci sono dipinti poi, rispettivamente, come un boss mafioso/patriarca il primo, e un cretino senza arte né parte il secondo. Macchiette portate all’estremo del grottesco in un rapporto padre-figlio che non si capisce bene cosa dovesse mostrare agli spettatori. L’amore reciproco nonostante le cattiverie che si scambiano i due personaggi? Non lo sappiamo. Perché il solo dato certo storicamente è che Aldo è stato un buon amministratore per tanti anni e Paolo è effettivamente stato il direttore creativo del gruppo per circa vent’anni, salvo poi decidere di fare qualcosa di suo e staccarsi dalla società di famiglia per raggiungere, senza successo, fama individuale.

Che dire infine di Salma Hayek (che interpreta la “maga” Pina Auriemma) e i due sicari che si occupano dell’omicidio di Maurizio Gucci? Personaggi marginali nel film che, se sfruttati come da fatti storici, sarebbero stati incredibilmente interessanti: la prima per il potere che era riuscita ad ottenere sui pensieri e la psicologia di Patrizia Reggiani, i secondi per la vera grottesca stupidità che li ha portati alla rovina.

5. House of Gucci è davvero un film così brutto?

Il racconto che Ridley Scott fa di House of Gucci è poi soffocato dalle riprese negli sfarzosi interni di ville e uffici. Tutta la narrazione è racchiusa in pochi ambienti scelti con superficialità (la dimora di Rodolfo sembra un hotel) e l’unico vero tocco di moda e glamour lo vediamo quando entra in scena il giovane genio destinato a far rinascere il marchio: Tom Ford. Per il resto la moda è praticamente assente dal film se non negli abiti e negli accessori gentilmente forniti al set di Scott dalla maison, attualmente guidata da Alessandro Michele. Narrazione piatta, tagli ai dialoghi che lasciano basiti, macchiette e caricature che non fanno ridere se non nell’interpretazione di Jared Leto, talmente sopra le righe da essere esilarante. Come non menzionare poi la scelta assurda di inserire comparse vestite da men in black come autisti delle auto di lusso dei protagonisti? Agghiacciante. In ultimo avrebbe dovuto esserci il pathos – purtroppo non pervenuto – nell’enfatizzare i due momenti chiave della vicenda: la morte di Maurizio, freddato sulle scale dell’ufficio, e la potenza visiva della scintillante decadenza di Patrizia Reggiani arrestata in pelliccia di visone. Conclusione: House of Gucci è davvero un film così brutto? Forse non completamente. Ma è vuoto e tristemente insulso.