Occhi blu come il mare, lo stesso attraverso il quale fuggire o nel quale affogare; un fisico granitico segnato dall’inchiostro della vita; un fisico vivo, contemporaneo, messo a nudo sul grande schermo come una tela bianca concessa a un pittore. Emanuele Marigliano è la fortezza di pelle e ossa all’interno della quale si è trincerato l’io di Michelangelo Merisi, l’anima in pena in cui si è lasciato traghettare in questo secolo per riproporsi al pubblico contemporaneo per mezzo di nuovi stimoli, riproponendo pur sempre quell’arte atavica e imperitura che già aveva meravigliato i buoni intenditori del suo tempo.

Chi ha avuto modo di vedere anche solo il trailer di Caravaggio – l’Anima e il Sangue, il nuovo film prodotto da Sky e Magnitudo Film e al cinema solo il 19,20 e 21 febbraio con Nexo Digital, avr sicuramente fatto caso a quel volto affogato, il corpo agitato, gli occhi strabuzzati, l’urlo interrotto da uno spesso strato di pellicola. E mentre a dare voce all’io interiore di Caravaggio ci pensa la rockstar Manuel Agnelli, a dare vita “fisicamente” all’animo dell’artista è un ragazzo di Scampia, protagonista di una personale storia di redenzione che tanto ha in comune con la continua ricerca di misericordia di Caravaggio.

Emanuele Marigliano, classe 1984, è giunto sotto i riflettori della macchina da presa di Jesus Garces Lambert (regista del film) per via di una fortunata coincidenza.

Emanuele infatti non è un attore, né un modello, bensì un elettricista, un uomo come tanti! Ed è questo suo lavoro che l’ha condotto sul set partenopeo del film sulla vita e le opere di Caravaggio, lo stesso in cui, tra una pausa e l’altra, si è trovato a raccontare la sua storia: le profonde ferite di un passato fatto di illegalità e buio che però si tende verso la redenzione, verso la luce.

Un binomio, quello fatto di luci e tenebre, di bene e male, che non ha potuto fare a meno di far notare ai creatori di Caravaggio – l’Anima e il Sangue quanto al sua espressività restituisse in modo così trasparente la stessa espressività dell’io caravaggesco. In effetti Emanuele sembra uscito da un quadro del Merisi e molto probabilmente, se fosse nato e cresciuto a cavallo tra il 1500 e il 1600, sarebbe di certo stato uno dei modelli che l’artista prendeva in prestito dalla quotidianità.

A margine della première del film d’arte tenutasi presso il Madre – Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli, Marigliano ha svelato di essersi approcciato per la prima volta all’arte del Caravaggio attraverso la visione delle Sette Opere di Misericordia, un dipinto emblematico e carico di emotività (specie in relazione al suo percorso di vita) e di essere nato lo stesso giorno in cui il Merisi fu aggredito nei pressi della Locanda del Cerriglio, pochi giorni dopo aver fatto il suo ritorno nella città di Pulcinella, dopo gli eventi di Malta.

Alla luce di ciò potremmo dunque dire che Emanuele Marigliano è una sorta di testimone “spirituale” dell’artista poiché porta dentro di sé l’arrovellamento perenne che tormentò l’intera esistenza di Michelangelo Merisi, la stessa a cui lo spettatore di oggi deve esser grato, poiché grazie ad essa la sua mano e la sua mente partorirono capolavori senza tempo.

Emanuele Marigliano oggi è attivo, insieme al fratello, nel comitato per la riqualificazione del suo quartiere e nella richiesta di soddisfazione dei bisogni fondamentali della persona,  dalla bonifica dall’amianto alla scolarizzazione dei figli per garantire loro un’educazione civica e alla legalità.

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi novità, recensioni e news su Film, Serie TV e Fiction. Inoltre puoi partecipare alle nostre iniziative e vincere tanti premi

Grazie

Qualcosa è andato storto

E tu cosa ne pensi? Lascia il tuo commento