Editoriale | Edoardo De Angelis: il vizio della bellezza che attraversa il degrado

Edoardo De Angelis è un regista campano, noto per aver diretto Indivisibili. In occasione del suo nuovo film ripercorriamo al sua carriera e i tratti salienti della sua filmografia.

Esistono luoghi dove il tempo si ferma, dove il degrado allontana e dove spesso chi qui abita perde la speranza. Di queste terre senza luce ne esistono tante, dove chi non riesce ad intercettare la scia per navigare più leggeri si arena perdendo le ultime forze per ripartire. E di questi luoghi e di personaggi perduti, feriti, martoriati da ciò che gli offre la vita e in cerca di riscatto ne è pieno il giovane cinema di Edoardo De Angelis, regista visionario campano che oggi ha all’attivo quattro film, l’ultimo, Il Vizio della Speranza, è in uscita al cinema a novembre 2018.

Edoardo De Angelis: i film del regista e la poetica degli ultimi

Edoardo De Angelis Mozzarella Stories Cinematographe.it

Classe 1978, originario di Napoli e cresciuto a Caserta, Edoardo De Angelis ha alle spalle un passato da pallanuotista e un diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Grazie al suo cortometraggio presentato al saggio di fine anno, il filmmaker viene notato dal regista serbo Emir Kusturica (Gatto bianco, Gatto nero, Underground) che produrrà il suo primo lungometraggio, Mozzarella Stories del 2011.

Già dall’esordio cinematografico si capisce che lo sguardo e la mente di De Angelis sono orientati al suo territorio e alle sue tradizioni. Mozzarella Stories racconta la storia di un casaro, Ciccio Dop (Gianpaolo Fabrizio), signore assoluto di un impero di bufale e mozzarelle che di fronte al rischio imminente di finire sul lastrico a causa della concorrenza della mozzarella cinese dai bassissimi prezzi, scatena una serie di eventi con i quali dovranno fare i conti sua figlia Sofia (una granitica Luisa Ranieri), una bellissima e carismatica donna costretta a risolvere le brutte situazioni create dal padre, il cantante confidenziale Angelo Tatangelo, la generosa Autilia “Jazz – Mood” e un misteriosamente silenzioso ex campione di pallanuoto.

Si capisce anche dalla trama del primo film da regista di Edoardo De Angelis che c’è anche un po’ di autobiografia: il film è infatti girato a Marcianise, in provincia di Caserta, luogo martoriato dalla camorra e famoso per essere terra di produzione della bianchissima mozzarella di bufala. Fra i protagonisti figurano un Luca Zingaretti in versione malavitosa campana e Aida Turturro, cugina di John e celebre interprete della serie tv I Soprano. Il film corale ha un tono da commedia, sfumature da gangster movie, ma tutto visto con l’ironia del paradosso e del grottesco. Lo stesso regista ha definito Mozzarella Stories un film scorretto, che parte da valori universali raccontati con un tocco di folklore campano.

Edoardo De Angelis e i luoghi ricorrenti

Edoardo De Angelis Perez. Cinematographe.it

Il secondo film di Edoardo De Angelis, Perez., cambia completamente tono e si affida al genere noir per raccontare ancora una volta la storia di un personaggio sull’orlo del fallimento. Una storia plumbea girata all’ombra dei palazzoni specchiati della city napoletana, il centro direzionale luogo che di giorno vive, affollandosi di colletti bianchi, mentre di notte muore, divenendo deserto e frequentato da ragazzi che fanno della prostituzione la loro unica ancora di salvezza. Il protagonista di questa storia maledetta è l’avvocato Demetrio Perez (De Angelis sceglie ancora Luca Zingaretti) che da un momento all’altro inizia una discesa all’inferno inarrestabile. Perez è un legale dell’avvocatura napoletana, il classico avvocato d’ufficio che, come legge vuole, tutela chi sceglie di difendersi da solo. La sua vita non è granché: l’uomo è bistrattato a lavoro e anche in casa da sua figlia Tea, che innamoratasi di un giovane camorrista, lo tratta da cane. Ad un certo punto però Perez incontra un latitante che lo metterà di fronte ad una scelta: o recupera dei diamanti rubati dalla pancia di un toro o sua figlia sarà in pericolo. Un bivio fatto di minacce: vita mediocre da un lato, coraggio per un futuro migliore dall’altro.

In questo film grigio, che Edoardo De Angelis ha scritto insieme a Filippo Gravino (sceneggiatore della serie tv Gomorra), il regista sceglie di dare voce agli ultimi della scala sociale, quelli che vogliono cercarsi un posto al sole agendo illegalmente, anche se a fin di bene, privilegiando la psicologia all’action.

Il successo di Indivisibili, la libertà e Castel Volturno: un teatro di posa a cielo aperto

Venezia 73 - Indivisibili: recensione del film di Edoardo De Angelis

Nel 2013 Edoardo De Angelis disse che per lui la strada più interessante da percorrere per la cinematografia nazionale era quella di muoversi raccogliendo l’eredità della commedia all’italiana “visto che l’abbiamo nel DNA” e di “raccontare storie universali, caratterizzate però dalla nostra cultura”, legando così l’opera cinematografica alle radici della propria terra, perché convinto che se il cinema deve filtrare la realtà è meglio che si parta da ciò che si conosce meglio. Per il regista campano dunque l’identità è tutto e partendo da questo concetto antiomologazione De Angelis è arrivato al suo terzo lungometraggio, Indivisibili.

Leggi anche Intervista a Massimiliano Rossi, protagonista di Indivisibili: “Gomorra mi ha dato la fama, anche se…”

Presentato nella sezione Giornate degli Autori del Festival del Cinema di Venezia 2016, Indivisibili porta in scena due gemelle siamesi napoletane interpretate dalle gemelle Fontana. Dasy e Viola abitano in uno di quei luoghi dimenticati che tanto ispirano il regista campano, Castel Volturno (in provincia di Caserta, dove De Angelis aveva già girato il finale di Perez. e che lui stesso considera un teatro di posa a cielo aperto), un luogo bello ma profondamente martoriato, come le due gemelline che si esibiscono come cantanti in giro per feste paesane, battesimi e matrimoni, spinte dalla famiglia che vuole lucrare sulla loro condizione. Belle, angeliche e freak le due ragazze sono ammirate come sante dai loro fan e sfruttate dalla loro famiglia, madre, padre e zio, che trattano le due come fenomeni da baraccone. Dasy e Viola sono giovani, adolescenti, e un giorno scoprono che c’è la possibilità di essere separate, così che ognuna possa avere una vita propria, ma la famiglia le pone di fronte ad un ricatto morale, spaventata dal rischio di perdere una preziosa fonte di mantenimento, dall’altro le due giovani vivono la paura di non riuscire poi a vivere l’una senza l’altra. Quella sullo schermo è una parabola di emancipazione grottesca, in cui si aggirano personaggi viscidi, sporchi e immorali. Ancora una volta De Angelis riesce ad emozionare raccontando il brutto in un racconto di formazione moderno che ha al centro la disperata fuga verso la libertà. “Questo è’ un film sulla crescita. Per crescere bisogna farsi del male, tagliarsi un pezzo, abbandonare una parte di sé” ha dichiarato il regista in un’intervista del 2016. Il film si aggiudica il premio della rassegna le Giornate degli Autori 2016, 6 David di Donatello e altrettanti Nastri D’Argento, ma soprattutto viene esaltato dal pubblico, che riconosce a gran voce il talento visionario di Edoardo De Angelis.

Edoardo De Angelis dirige la moglie Pina Turco in Il vizio della speranza

il vizio della speranza cinematographe

A novembre 2018, dopo il passaggio in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, arriva nelle sale l’ultima fatica del regista campano, Il vizio della speranza, titolo cinematografico ma anche letterario (l’omonimo romanzo è l’esordio da scrittore di De Angelis). Il film racconta la storia di una donna, Maria, che come tante altre ragazze che vivono tra il fiume Volturno e la strada Domitiana, vive ogni giorno un purgatorio senza fine. Nascere a Castel Volturno, su questo pezzo di litorale campano a metà strada tra Gaeta e Napoli, è diverso che nascere in qualsiasi altro luogo d’Italia, chi c’è stato almeno una volta lo sa. È un luogo desolato, deserto e abitato dal degrado, dove rifiuti e illegalità la fanno da padrone. Nella sua sconfinata bellezza violentata, è un territorio che conta 25.000 abitanti regolari, più 25.000 clandestini. Tra aborti, superstizione cattolica, crimine organizzato bianco e nero, riti voodoo, Il vizio della speranza parafrasa una massima di Scerbanenco che vede l’auspicio come una visione che solo i ricchi e i potenti riescono ad avere. Quello di Maria è un grande personaggio interpretato da Pina Turco, moglie del regista, che rappresenta la luce in un’umanità spogliata della compassione. Il film che si è aggiudicato il premio del pubblico BNL alla Festa del Cinema di Roma 2018 arriva nelle sale il 22 novembre.

Guarda anche il trailer de Il Vizio della Speranza

Articoli correlati