Codice 999 cinematographe.it

John Hillcoat firma Codice 999 che, grazie a un ritmo vorticoso e una spettacolarizzazione della violenza, narra di un commando di poliziotti corrotti costretto a rapinare banche e uffici governativi per recuperare documenti top secret, utili al proscioglimento di un boss della mafia russa di Atlanta. Tenuti sotto ricatto dalla spietata Irina, interpretata da una Kate Winslet ai limiti del kitsch, gli agenti escogitano un ultimo piano che prevede la morte di un ignaro collega. Un errore di valutazione che tuttavia frantumerà i loro progetti, scatenando una spirale di eventi connotati da un’estrema violenza.

Codice 999: forte visivamente, ma con una sceneggiatura debole

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Codice 999 è un film di forte impatto visivo grazie, in primis, alle scene d’azione e per lo spaccato ruvido offerto da tutti i personaggi del dramma. In tutto questo panorama urbano non è un caso che l’unico personaggio che risulti meno convincente e in qualche modo fuori luogo, sia proprio il poliziotto onesto: immune dal vortice nero nel quale tutti sembrano venire risucchiati, restandone irrimediabilmente contaminati. Una storia dove si fatica a delimitare il labile confine fra bene e male, col primo ridotto a un frammento talmente sottile da risultare del tutto residuale e decontestualizzato. Il senso di una tragedia imminente fa da sottofondo costante alle due ore di proiezione e rende il tutto da un lato angosciante, dall’altro vagamente prevedibile.

Tanti personaggi, forse anche troppi: la sceneggiatura è affastellata di trame e sotto-trame, al punto da far soffrire la stessa che a fatica riesce a dare adeguato spazio a tutti gli attanti in gioco, incapace di scavare più in profondità. Per il resto, Codice 999 si attesta come un solido prodotto di genere, tecnicamente lodevole e con una notevole capacità di intrattenimento, pur limitandosi a riproporre stilemi ben noti del filone di appartenenza. Il regista sembra volerci dire che il suo scopo sia quello di prendere in prestito i cliché e le dinamiche di un genere per comporre l’ennesimo scenario di anime perse, completamente devastate dal conflitto interiore e sfatte da una società fatta di ombre. Il film quindi privilegia il buio e la notte, i luoghi chiusi e angusti, dominati dalla claustrofobia che schiaccia tutti indistintamente. Un’allegoria spaziale capace di plasmare vite umane.

Il regista si basa quindi sul senso del pericolo imminente e indecifrabile, sottolineando i primi piani che si fanno riflesso corporeo del travaglio emotivo di un’umanità in costante affanno, in attesa di quel riscatto individuale e una redenzione morale che pare mai giungere. Codice 999 rivela personaggi invischiati in situazioni ingestibili e fuori controllo, le cui azioni sono dettate dal tentativo disperato di sopravvivere in un mondo sempre più opprimente. Personaggi che vagano in un Atlanta oscura in cui l’unica via di salvezza è quella di passare attraverso l’attivazione del codice che dà il titolo al film, usato dalla polizia per segnalare il ferimento in azione di un agente, ottenendo così la mobilitazione di tutte le unità disponibili: un tradimento ulteriore che porterebbe a un inganno su larga scala, il solo modo per muoversi in una società senza valori.

La trama frammentata si fa analisi antropologica della fine dell’individuo

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Il film procedendo per accumulo di frammenti, connessioni e tradimenti ha la volontà di rappresentare un mondo in cui la progressiva frammentarietà preveda come unico e possibile epilogo un inevitabile collasso. Arrivato a pochi minuti dalla fine, il regista sembra infatti chiudere alla velocità della luce la moltitudine di trame aperte a inizio pellicola. Quello che ne risulta è una semplificazione a livello narrativo di una situazione troppo ampia e complessa per essere gestita; nonostante questo riesce a mantenere una coerenza sul piano della rappresentazione. In particolare tutto questo è ben visibile nelle ultime sequenze del film quando ha inizio una sorta di “pulizia” a opera del poliziotto super corrotto e doppio giochista Rodriguez. Quest’ultimo comincia una sorta di resa finale tramite un’epurazione: uccidendo velocemente tutti i suoi compagni, poliziotti corrotti e invischiati nella mafia russa,  con la chiara volontà di togliere di mezzo tutti i personaggi scomodi.

Nel mondo di Codice 999 si sparge sangue per difendere il proprio sangue, un racconto di una civiltà collassata su sé stessa e tornata ai valori e ai bisogni primari e primordiali: un mondo cupo, sporco e plumbeo, nel quale regnano i valori della tribù, familiare o criminale che sia, dove è chiaro che perfino il “buono”, Casey Affleck, è segnato nel profondo da una violenza passata ma senza tempo: per non parlare di suo zio Woody, poliziotto pulito ma appannato dalla droga e dall’alcool. Il finale frettoloso e aperto è la rappresentazione dello stesso andamento filmico, dimostrandosi il culmine di quella frammentarietà che la pellicola ha delineato fin dal principio. Il regista se da un lato si trova quindi costretto a chiudere la vicenda narrata, dall’altro lato sembra essere l’unico sbocco verso il quale poteva direzionarsi. Ecco quindi che lo spettatore si trova costretto a seguire questa escalation di morti per giungere così allo scontro finale fra due poliziotti corrotti: in un gioco dove le pedine che muovevano il gioco si mangiano vicendevole in uno scontro senza fine fra chi è il meno corrotto.

Codice 999 finisce così per rivelarsi un’opera dalla forte connotazione antropologica, in cui la materia narrativa crepuscolare si ciba del nero instillato nell’individuo da una collettività crudele e opprimente. Una civiltà infettata dal virus dell’odio, incapace di trovarne l’antidoto, destinata a un lento, ma inesorabile processo di autodistruzione. Forse non è del tutto casuale la scelta di ambientare il film ad Atlanta, teatro della futura apocalisse di The Walking Dead. Personaggi, totalmente ignari di chi siano e di cosa gli riservi il futuro, ciondolano nel buio senza una meta o una destinazione. La scena finale risulta pertanto significativa in tal senso i due poliziotti Rodiguez e Harrelson si ritroveranno in macchina con due pistole puntate l’uno contro l’altra: nessuno ne uscirà incolume a dimostrazione come in Codice 999 non vi sia spazio per il perdono o la redenzione e niente è ammesso; ecco quindi che i poliziotti corrotti dovranno subire una punizione da un mondo dove sembra vigere la legge dell’attrazione. Non è un caso che l’unico a rimanere illeso sia il poliziotto onesto e impeccabile Casey Affleck che, nonostante tutto, ne uscirà pulito. John Hillcoat sembra comunicarci che l’eventuale fine dell’umanità non è una sciagura, ma piuttosto una speranza.

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