In tempi di crisi le sensibilità artistiche sono sempre state rivolte all’osservazione del contesto sociale e anche alla comprensione di come rendere meno problematico il superamento di un momento difficile nella vita comunitaria.
Anche la Settima Arte è stata protagonista dei periodi che sono seguiti alle grandi crisi della storia, come il periodo post-bellico o quello della crisi del ’29 negli Stati Uniti, per citarne due. E che dire, arrivando a tempi più recenti, della produzione cinematografica che ha seguito i tragici eventi dell’11 settembre o della crisi economica del 2008? Nessun genere si è mai davvero fermato o sostituito del tutto a un altro, ma è possibile evidenziare nella rilettura dei successi al box-office una preferenza del pubblico su un determinato genere di film durante il periodo immediatamente successivo a un momento di crisi.

Cosa succedeva in Italia, ad esempio, nel dopoguerra seguito al secondo conflitto mondiale? Nasceva il Neorealismo e accanto a questo – qualche anno più tardi – la commedia all’italiana per eccellenza. Ma quale tra i due generi hanno preferito gli italiani?

La nascita del Neorealismo: un genere più apprezzato oggi che all’epoca

Per il cinefilo di oggi pellicole come Roma città aperta di Rossellini (1945) e grandi protagonisti come l’attrice, poi riconosciuta a livello internazionale, Anna Magnani sono un vero e proprio culto. Eppure, alcuni tra i più illustri critici dell’epoca – come Pietro Bianchi e Vittorio Spinazzola – ebbero a dire del Neorealismo che agli italiani questa nuova corrente così impregnata di verità e concentrata sulla situazione italiana del dopoguerra non piaceva poi così tanto.

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Tesi come quelle di Bianchi e Spinazzola erano basate sui dati del botteghino: tra il 1946 e il 1947, nei primissimi anni del cinema neorealista, nella top ten dei film più visti in Italia quelli neorealisti erano solo tre – e si trattava di Il bandito di Lattuada, Vivere in pace di Zampa e Paisà di Rossellini.

Mentre i registi neorealisti scrutavano con l’occhio della telecamera nel più profondo disagio esistenziale dei reietti della società e accendevano i riflettori sulle vite misere di operai e contadini vessati dalle precarie condizioni economiche e dalla moralità indebolita del dopoguerra, gli italiani cercavano un modo di evadere dalla nuda e cruda realtà e di godersi quel tempo chiusi al buio della sala come un tempo di totale straniamento dalla quotidianità, durante il quale lasciarsi alle spalle i problemi di ogni giorno e magari – chissà – concedersi un paio di risate.

Ecco perché, contrariamente a quanto oggi si possa pensare, nonostante il Neorealismo costituisca un pezzo fondamentale della storia del cinema italiano, amato soprattutto all’estero, le preferenze del pubblico italiano in quel preciso periodo storico privilegiavano il melodramma partenopeo: pellicole come Totò al giro d’Italia di Mario Mattoli nel 1948 erano ciò che gli italiani desideravano guardare e per cui volevano pagare il biglietto d’ingresso nella sala cinematografica.

Gli italiani amano solo la commedia, soprattutto durante le crisi? Non proprio

totò film

Dunque, lo sguardo al passato ci porta ad affermare quello che un po’ tutti già sappiamo cioè che gli italiani amano la commedia? Sì e no. Che la commedia sia il genere preferito dagli italiani è condivisibile e affermabile sulla base di ormai numerosi sondaggi e dei risultati al box-office, ma questo non significa che ciò sia collegato unicamente ai periodi successivi alle crisi sociali. L’amore per il carattere leggero ed evasivo del genere, infatti, non va ad attutire solo periodi critici, perché la commedia è il genere più amato dal pubblico italiano in generale.

Dopo l’11 settembre Hollywood ha iniziato a produrre film che avevano come tema la lotta al terrorismo e le gesta eroiche di alcune truppe di soldati in Iraq, film ispirati a fatti veri: di contro, però, alla pari della crisi del 2008 che ha poi investito anche i Paesi europei e l’Italia, si faceva strada al botteghino un genere che nulla aveva a che fare con il realismo o con le risate facili, il genere horror (che già in passato aveva cavalcato l’onda con registi come Carpenter). Per gli Stati Uniti cimentarsi nella produzione di film horror era il modo per rispondere alle difficoltà della crisi economica: per il pubblico, infatti, l’antagonista del film era inconsciamente assimilabile al nemico “del momento” contro cui riversare – in modo catartico – il proprio malcontento. Lo spavento, insomma, era una vera e propria catarsi.

In Italia, invece, accadeva che negli anni tra il 2008 e il 2010 nella top 5 del botteghino c’era sempre la coppia De Sica e Boldi a trainare il carro, dunque la commedia spensierata e mai impegnata – il cinepanettone per eccellenza. Basti pensare che dopo Avatar, in Italia il film con più incassi al botteghino è Quo vado? del comico Checco Zalone, che nel 2016 ha incassato ben 65.336.749 €.

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E nel periodo post Covid-19 cosa succede? Di recente abbiamo lanciato un sondaggio sul nostro canale YouTube e abbiamo chiesto al pubblico italiano quale fosse il genere preferito nel periodo post lockdown. Su circa 7 mila utenti la maggioranza – ovvero il 35% – ha risposto che il genere preferito in questo periodo post lockdown è l’action, seguito da un 21% per il genere di fantascienza, il 18% per l’horror e solo il 16% per la commedia – mentre il restante 9% ha risposto di preferire il genere drammatico.

D’altra parte, di recente l’attore Ricky Memphis ha dichiarato alla stampa che la “commedia dopo la crisi ha sempre fatto bene, così anche stavolta” soffermandosi sul bisogno psicologico di dimenticare per un paio d’ore tutto lo stress della routine di ogni giorno e di far volare la mente verso scenari leggiadri e verso un intrattenimento che non ha bisogno di particolari riflessioni ma che mira solo al divertimento.

Se sia vero o no in assoluto, non ci è dato dirlo. Il pubblico, infatti, è fatto di individui e il gusto cinematografico spesso si rivela qualcosa di estremamente soggettivo: d’altra parte, in pieno lockdown pur vessati dallo stress di questa improvvisa pandemia su Netflix abbiamo divorato serie come Dark – tutto fuorché appartenente al genere della commedia – e ci siamo anche intrattenuti con documentari a tema come Pandemia Globale.

Quando il ritorno in sala sarà più concreto forse potremo avere uno sguardo d’insieme su questo periodo che segue ai mesi di quarantena appena trascorsi e ci si augura che il cinema possa presto tornare a riempire le sale di spettatori, in Italia come altrove nel mondo.

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