Before I go to sleep cinematographe.it

Before I go to sleep (2014) è tratto dall’omonimo romanzo di S. J. Watson, il cui titolo in italiano è tradotto come Non ti addormentare. Il libro fu adocchiato in primo luogo da Ridley Scott, che ne acquistò i diritti per la produzione di una pellicola: questa sarebbe poi stata affidata alla regia di Rowan Joffé, che ne ha scritto la sceneggiatura. il film racconta delle vicende di Christine (Nicole Kidman), una donna che, a seguito di un incidente misterioso, ha subito lesioni al cervello e soffre di perdita di memoria. Ogni giorno, quando si sveglia la mattina, non ha più memoria di ciò che le è successo, ricordando solo i suoi primi vent’anni di vita. Sposata con Ben (Colin Firth), è seguita da un medico, Nash (Mark Strong), con l’intenzione di cercare di ricostruire le vicende antecedenti all’incidente.

Il thriller di Rowan Joffé cattura l’attenzione dello spettatore in maniera graduale, ingranando la marcia in particolare a partire dalla seconda parte del film. La focalizzazione nella protagonista è pressoché totale, favorita anche da un range di personaggi molto ristretto e dal talento di Nicole Kidman. Il grosso del lavoro e del merito, in effetti, è affidato proprio a lei: la sua performance riesce a trasportare fin dalla scena iniziale. L’attrice si immerge completamente nel suo personaggio trasmettendo allo spettatore emozioni, inquietudine, ansia.

A valorizzare l’interpretazione del personaggio c’è la macchina da presa, che con i suoi movimenti la segue fedelmente passo passo: è la protagonista a trainare l’intera pellicola dall’inizio alla fine. Lodevole anche l’interpretazione di Colin Firth, cui è affidato il ruolo criptico e schivo del marito della protagonista. Si tratta di un personaggio dalle tante sfaccettature, che però sono accennate in modo relativamente superficiale, e pertanto non facile da gestire e che l’attore riesce a valorizzare al meglio.

Before I go to sleep deve molto all’influenza di Alfred Hitchcock, grande maestro del genere. Si tratta di una scelta che, considerato il materiale fornito dalla trama, sembrerebbe quasi obbligata per chi non vuole rischiare di sbagliare. A ricordarcelo ci sono elementi della scenografia, la fotografia spenta e uggiosa – che è una costante, ma anche – e forse soprattutto – l’elemento sonoro. Al di fuori dei momenti di tensione la colonna sonora risulta quasi inesistente, lasciando spazio all’introspezione e alla scena, che dal canto suo è dominata da attori di alto livello. Ma, prontamente, quando la scena lo richiede, è allora che il motivo incalza maggiormente con un fare vagamente ansiogeno, ricordando vagamente il grande modello di Psycho. Avrebbe comunque potuto essere più incisiva e l’effetto non cattura con la violenza e l’intensità che ci aspetteremmo da un film del genere.

Il finale di Before I go to sleep offre una soluzione che potrebbe sembrare forzata. Filtrato da una fotografia candida e luminosa – che ci racconta uno stato d’animo decisamente cambiato della protagonista, fortemente in contrasto con il cupo risveglio che avevamo visto all’inizio della pellicola – troviamo Christine in ospedale con accanto Nash, che la rassicura sulle sorti di Mike, l’uomo che si era finto suo marito. A trovare la protagonista viene quindi Ben, che avevamo scoperto non essere il personaggio interpretato da Colin Firth, che si fingeva essere lui. È quando entra in scena il loro figlio che capiamo che Christine ha ormai recuperato la memoria.

Before I go to sleep inizia con il risveglio di Christine antecedente alla seconda aggressione di Mike, analoga alla precedente, che aveva provocato la sua perdita di memoria. A seguito di questo nuovo episodio, il trauma del personaggio sembrerebbe “risolto”, come un cerchio che si chiude: di qui il recupero della memoria nel finale, calcato da uno scambio di battute che richiama, per contrasto, il titolo stesso: “Qual è la prima cosa che pensi dopo esserti svegliato la mattina?”.

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