Momenti di trascurabile felicità cinematographe.it

Come si fa a riconoscere un momento felice? Ma soprattutto: esistono momenti felici nella vita di tutti i giorni? E come recuperarli e selezionarli; come far caso a tali attimi trascurabili, impercettibili, che spesso gli abitanti della Terra ignorano? Su questo dilemma esistenziale si interroga Francesco Piccolo nel libro Momenti di trascurabile felicità a cui è ispirato l’omonimo film diretto da Daniele Luchetti (che ha curato la sceneggiatura insieme allo scrittore).

Un film che ha del comico e del malinconico, un’opera che trasuda tenerezza e che vede nel cast un egocentrico e “figo” Pif, affiancato da una consorte sopra le righe, la cantante e attrice Thony. Una parabola sul tempo sprecato, sulle cose semplici che perennemente rimandiamo, sull’inciviltà fatale, le bugie perpetrate, i piccoli piaceri a cui non facciamo caso. Momenti di trascurabile felicità non è solo un film: è una riflessione su chi siamo e su cosa resta quando ce ne andiamo, ma è anche un invito a farsi del bene, ad approfittare del tempo che ci è concesso in questa vita, fosse anche solo un’ora e trentadue minuti!

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Perché cotanta precisione? Beh, è questo il tempo esatto che Paolo (Pif) – morto in un incidente fatale – si è guadagnato grazie alle centrifughe e in cui può tornare sulla Terra per cercare di rimettere a posto le cose, riabbracciare i suoi cari, fare ciò che non ha fatto in una vita intera. Un viaggio strano, corredato da flashback e riflessioni filosofiche e da una massiccia dose di buona musica che, predominante dall’inizio alla fine, rinforza l’intera opera, rimpolpandola di senso e bellezza: una colonna sonora delicata, presente, mai invadente, irrorata dal profumo del mare siciliano, da una bellezza prosperosa e atavica di cui non si abusa mai. Così la Palermo in cui è ambientato Momenti di trascurabile felicità, la stessa di cui sono originari Pif e Thony, c’è ma non si vede: è un fantasma prudente che si agita sullo sfondo, mentre i protagonisti di questa storia sono in rilievo, anch’essi mai davvero esposti ma vividi, intensi. E spesso non dicono molto, e spesso si ignorano, tradiscono, si fanno male, spesso fanno l’errore che facciamo tutti noi – rinunciare a quei momenti di trascurabile felicità – e dunque la musica sostituisce le loro parole e trascrive i loro pensieri, la musica ci prende per mano e ci fa entrare in una spirale sensuale dalla quale uscire potrebbe essere impossibile.

Un tunnel scavato tra vibrazioni e note da Franco Piersanti, artigiano della musicalità e assiduo collaboratore del regista Daniele Luchetti, per il quale ha composto, oltre alla soundtrack di Momenti di trascurabile felicità, anche quella di Mio fratello è figlio unico (2007), La nostra vita (2010) e Anni Felici (2013).
Il compositore romano, classe 1950, sfodera una melodia fatta di angoli smussati, salite ripide e sguardi a perdita d’occhio sul mare. Già, non una semplice composizione di note, bensì un insieme di immagini che prendono anima e si materializzano nella mente dello spettatore, che non può far altro che lasciarsi coccolare dalla musica. È come se le note smettessero di essere tali per immedesimarsi in capriole a mezz’aria, spesso interrotte nell’attimo esatto in cui gli toccherebbe precipitare verso il basso dalle parole degli interpreti.

Momenti di trascurabile felicità: tutte le canzoni della colonna sonora del film

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Ad impigliarsi tra le trame arzigogolate intessute da Franco Piersanti alcuni brani in grado di addentrarsi nello stato d’animo dei protagonisti, omaggiando talvolta la musica italiana, ma non solo!
Nella parte iniziale, per esempio, ad ammaliarci è la voce sottile di Charlotte Gainsbourg (la cantante e attrice franco-britannica che ricorderete per Nymphomaniac) con la canzone L’un part l’autre reste del 2005: “[…] i grandi amori non hanno più destinazione, quando uno se ne va e l’altro resta”, recita il brano, con le parole della Gainsbourg intrecciate tra i suoni del pianoforte che sembrano cadere sul pavimento come lacrime di cristallo, in una canzone che parafrasa la dipartita di uno dei partner e la solitudine dell’altro, col tempo che scorre sottolineato dall’ingrigire dell’età. È esattamente ciò che capita al protagonista nell’incipit di Momenti di trascurabile felicità, costretto a lasciare la sua vita terrena troppo presto e con essa anche la sua dolce metà.

Il brano spagnolo Historia De Un Amor, interpretato dalla cantante messicana Guadalupe Pineda, dondola le immagini che ci lasciano scorgere l’infedeltà di Paolo. Vediamo il personaggio di Pif flirtare con più donne e, in una delle ultime scene, recarsi in una camera d’albergo con una delle sue amanti di fortuna, che poi tra l’altro è una delle tante che lo lascerà, rassicurandolo sul fatto che si, lo penserà, ma non tutti i giorni! Una frase che Paolo non riesce a capire se è davvero bella e che rientra tra i suoi drammi esistenziali (per citarne alcuni: “La luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo?”, “Perché il primo taxi della fila non è mai davvero il primo?”, “Perché il martello frangi vetro è chiuso spesso dentro una bacheca di vetro?”).

Il brano in questione, proposto integralmente all’interno della pellicola, apporta una carica malinconica che ben si sposa con la canzone precedente, pur se smorzata dal brio del bolero. Tutta la sensualità ispanica viene a galla nel tintinnio strumentale e le parole si plasmano perfettamente alle situazioni che vediamo sul grande schermo, narrandoci la storia di un amore unico capace di sprigionare tutto il calore della passione, di far comprendere il male quanto il bene, di accendere la vita e subito dopo spegnerla.
Tuttavia la cosa curiosa è che, mentre Historia De Un Amor sembra raccontare la storia di due amanti e di un rapporto puro, quelli intrapresi da Paolo con donne diverse dalla moglie sembrano più degli escamotage per scacciare la noia e nutrire il suo autocompiacimento. Un altro dettaglio curioso lega questa canzone al film italiano, ovvero il fatto che, dopo essere stata composta nel 1955 da Carlos Eleta Almarán, nel corso degli anni è stata interpretata da una molteplicità di artisti, tra cui Mietta, Laura Pausini, Iva Zanicchi, Orietta Berti e Nicola Di Bari.

Momenti di trascurabile felicità e l’esplosione del pop italiano nella soundtrack: Righeira, Anna Oxa, Claudio Villa e Celentano

Dopodiché la pellicola diretta da Luchetti è tempestata solo di musica pop italiana! Ad aprire le danze è il tormentone dei Righeira (il duo composto da Stefano Rota e Stefano Righi), L’estate sta finendo che, negli anni ’80 come adesso, non smette di essere un manifesto della malinconia che si prova alla fine della stagione estiva: linea di demarcazione della spensieratezza che solo mare, spiaggia e ombrelloni sanno trasmettere, nonché termine di storie d’amore e inevitabile avanzare del tempo.
La spiaggia di Palermo e una bella ragazza in bikini annunciano dunque un ricordo del protagonista, che da bambino si era innamorato di una ragazza più grande e, come tutti i sogni infantili, lei resta indelebile nella sua mente anche adesso che lui è padre e lei è nonna e pesa 90 chili!

Rimaniamo sempre nei mitici anni ’80 e in uno dei brani più amati di Anna Oxa, Un’emozione da poco, nel momento che segna il “ritorno alla vita” del protagonista.
Fermo restando che dopo Lo Chiamavano Jeeg Robot ogni volta che si ascolta questo brano non si può non pensare alla versione del folle Zingaro, alias Luca Marinelli, la canzone che segnò l’exploit della Oxa, scritta per lei da Ivano Fossati, è una delle poesie più sublimi sulla consapevolezza, da parte di una donna, di non saper amare fino in fondo, di non amare con coerenza, donando al proprio uomo “un’emozione da poco”, un amore poco sincero, che addirittura sarebbe meglio per lui non avere.

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Ma il dilemma esistenziale apportato dalla Oxa va smorzandosi grazie a Claudio Villa e al suo intramontabile Voglio vivere così che dagli anni ’40 a oggi non si stanca di farci ricordare quanto basti davvero poco per essere felici: “il sole in fronte […] l’aria del monte […]” che “non costa niente”. Composto da Giovanni D’Anzi e Tito Manlio, il brano è forse il simbolo di questo film, dal momento che ne correda anche le scene salienti riportate nel trailer.

Infine, a ultimare la soundtrack di Momenti trascurabile felicità troviamo Adriano Celentano con Soli, che si concilia perfettamente con lo stato d’animo dei protagonisti. Il peggio, infatti, è ormai passato e la grande paura e lo sconforto hanno finalmente lasciato spazio alla consapevolezza che abbiamo una sola vita e che la cosa più importante che si possa lasciare in dono a chi amiamo altro non è che il nostro tempo, quei piccoli attimi di felicità che occorre ritagliarsi quotidianamente, chiudendo il mondo fuori, proprio come canta il Molleggiato, per restare “soli, solo io, solo tu…”.

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