Made in Italy, il nuovo film di Luciano Ligabue, è un dramma intriso di frammenti di felicità; immagini che scorrono leggiadre sullo schermo e attraverso le quali il regista si mette a nudo, per poi sviscerare completamente la sua anima in un bouquet di parole e note, tassativamente rock, che costituiscono la vera storia di Sara e Riko.

Made in Italy è un’opera magicamente ambigua: per il cultori della settima arte è un film, per gli amanti della musica è uno dei concept album più belli del cantautore di Correggio che, proprio partendo da quella che è la sua arma artistica per eccellenza, elabora una storia cantata: un puzzle fatto di 14 tracce audio che vanno a concatenarsi in successione nel film con Stefano Accorsi e Kasia Smutniak protagonisti.

Come ha detto lo stesso regista alla stampa, è pretenzioso chiedere al pubblico odierno di ascoltare un album intero per sentire una storia, ecco allora che Made in Italy è il pretesto giusto per narrare ciò che Ligabue ha maturato per molto tempo dentro di sé e la colonna sonora custodita al suo interno non può che essere il fulcro dell’intera pellicola. Una soundtrack che ci accompagna pedissequamente dall’inizio alla fine sovrastando la sceneggiatura e insinuandosi nelle vene; note che danzano sulla tastiera per dipingere il volto di un uomo comune, uno senza privilegi, di quelli che perdono il lavoro a cinquant’anni e hanno dalla loro parte solo qualche buon amico; gli stessi che dopo anni di matrimonio affrontano la tempesta della crisi e rischiano di perdersi, ma poi si ritrovano, appena dopo aver girato l’angolo e aver spostato la prospettiva.

La colonna sonora di Made in Italy è un elogio alla vita, all’Italia, all’amicizia e all’amore

Sono tanti i brani a cui vale la pena prestare maggior ascolto, ma tutti sono fondamentali per comprendere la storia di Riko, i cui pensieri si dipanano anche attraverso le lettere che scrive all’amico defunto, Carnevale. Nella tracklist di Made in Italy, per il resto, c’è un concentrato dei temi cari a Luciano Ligabue, dalle relazioni sociali all’amore, dal rapporto col mondo dei media alle riflessioni sulla sua condizione fino ad arrivare alle poesie d’amore e odio indirizzate all’Italia. Dopo il celebre Buonanotte all’Italia Ligabue ritorna alla carica con un disco in cui il Bel Paese è senz’altro protagonista nel suo lato politico quanto in quello umano, se vogliamo. Made in Italy è una dichiarazione d’amore alla bellezza sconfinata che ci circonda e alla sporcizia che al contempo dilaga e, per vederla da un’altra prospettiva, è un po’ una lettera d’amore agli italiani che sono esattamente come il loro paese d’origine: in bilico tra meraviglia e devastazione, capaci di sorridere per una serata tra amici e buttarsi giù per una lite di coppia.

Si inizia così con La vita facile, una canzone che già dal principio ci delizia con il rumore di fondo, vocio di città, di stazioni che significano partenze o arrivi e di strumenti che brillano talmente tanto da sembrare appartenere al mondo delle favole. Un brano che parla di quotidianità, di aspettative e rivoluzione e di fretta. Impossibile non associare le parole urlate dalla voce melodicamente roca di Liga alla condizione di Riko e dell’intero Bel Paese, come ad esempio la strofa che recita “in un paese che fa finta di cambiare e intanto resta a guardare”. Cambiare, questo verbo fa da cardine in effetti a tutto il film, pigiando l’acceleratore sull’atavico concetto che nulla muta esternamente; chi attende che la sua vita si ribalti completamente grazie a un’evoluzione del sistema resta fregato. La chiave è cambiare il proprio modo di guardare la realtà; partire dall’evoluzione di se stessi, come recita una strofa di G come Giungla (altro brano della soundtrack) “non basta restare al riparo / chi vuol sopravvivere deve cambiare”.

Dopotutto è questo che deve capire Riko, il protagonista che Luciano Ligabue delinea nel singolo Mi chiamano tutti Riko, nel quale riversa la considerazione verso la generazione dei cinquantenni, quelli che ancora vengono chiamati “ragazzi”, che come i loro padri si ritrovano a fare un lavoro che molto probabilmente non li gratifica ma gli permette di arrivare a fine mese. In questo brano c’è una frase che vale la pena estrapolare, è quella che recita “Ognuno nasce figlio/ Con quello che vuol dire / Trovarsi a fare il figlio e il genitore”: parole in cui è estemporaneamente espresso il legame di sangue e la natura che ci vuole, volenti o nolenti, legati a qualcuno, provvisti di un passato e forzatamente di un futuro; un gioco delle parti, se vogliamo, che si ripercuote anche in altri brani della colonna sonora di Made in Italy come Vittime e Complici.

Il testo si ricollega chiaramente alla crisi in corso tra Sara e Riko. Il “mare mosso”, al contrario di quanto si possa pensare, rappresenta i moti del cuore, ora sostituiti dal “lago piatto” dell’indifferenza che spinge i protagonisti a guardarsi solo attraverso una lastra di vetro; nessuno di loro fa un passo verso l’altro, nessuno cerca di sbrigliare la matassa dei perché, ma nonostante il prosciugamento della loro storia d’amore entrambi restano al proprio posto. Sono dunque vittime l’uno dell’altra e allo stesso tempo complici.

Molti brani della soundtrack di Made in Italy dipingono la precarietà.

La traccia Meno male, per esempio, fa un affresco dello stato d’animo di chi si rattrista per il licenziamento di un proprio collega ma allo stesso tempo sospira per essersela scampata, provando dentro di sé un pizzico di vergogna.
Ma, come dicevamo, la colonna sonora di Made in Italy va di pari passo con ciò che viene raccontato nel film e di conseguenza la scena in cui il personaggio di Stefano Accorsi va a Roma per partecipare alla manifestazione è accompagnata dal grumo di parole, urli e chitarra de L’occhio del ciclone.

Un ricamo di voce e ukuele rende armoniosamente morbida Apperò, una canzone che parla di maschere, di come si faccia presto a cambiare il proprio aspetto una volta che non si è più sotto i riflettori. Una tematica, questa, che Ligabue ha affrontato anche in passato – in maniera di certo anche più irruenta (si pensi solo a brani come Tra palco e realtà, per esempio, anche se la lama della criticità nella canzone del 1997 è molto più tagliente).
La chitarra è una lastra di ghiaccio sulla quale far piroettare le dita, invece, in I miei quindici minuti, con netto riferimento alla telecamere che opprimono Riko dopo la batosta avuta in piazza. D’altro canto, come aveva anticipato Andy Warhol, tutti hanno diritto a un quarto d’ora di popolarità, che spesso si riduce a comparse tv ridicole o nelle quali non si riesce neanche a esprimere la propria opinione. Come accade al protagonista del film, spesso le parole dette vengono tagliate e manipolate a dovere per essere inserite nella grande filiera del mondo mediale.

Ma arriviamo al fulcro della colonna sonora di Made in Italy, che è poi il brano che dà il titolo anche al concept album

Made in Italy è una canzone che fuoriesce dal cuore con urgenza, esplodendo nelle parole pronunciate con voce pulita e squillante, nella linearità degli strumenti musicali che verso la conclusione si affollano come in un abbraccio umano. Made in Italy è ciò attorno a cui ruota l’intera opera musicale e filmica: una dichiarazione da parte di Luciano Ligabue al Bel Paese, alla Milano che non si lascia andare ma a cui il cantautore deve il suo successo; a Bologna che nella sua vecchia stazione trova scritta una brutta storia ma anche tante lettere d’amore. E poi c’è Venezia, sommersa nell’acqua e nella bellezza, Torino col suo mistero e Firenze e ancora Roma, Palermo… Nel suo singolo Ligabue percorre l’Italia da nord a sud descrivendo con rime baciate che si incastrano vicendevolmente la meraviglia devastante del paese in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere.

La traccia finale di Made in Italy è Un’altra realtà, che è anche la canzone preferita di  Stefano Accorsi e Kasia Smutniak.

Ci sono altre canzoni oltre a quelle che abbiamo menzionato, tutte segnate da temi che sono già stati affrontati dal Nostro nel corso della sua lunga carriera, ma che qui appaiono sotto una luce differente, come addolciti da gocce di miele. Ci sono chitarre elettriche e trombe, bilanciamenti raffinati tra le note rock in cui affiora una storia che, se avete voglia, potete scoprire nel buio della sala cinematografica, oppure scoprirla nell’intimità delle vostre cuffie, magari ascoltando i brani senza un ordine preciso.

Made in Italy: la tracklist completa

1. La vita facile
2. Mi chiamano tutti Riko
3. È venerdì, non mi rompete i coglioni
4. Vittime e complici
5. Meno male
6. G come giungla
7. Ho fatto in tempo ad avere un futuro (Che non fosse soltanto per me)
8. L’occhio del ciclone
9. Quasi uscito
10. Dottoressa
11. I miei quindici minuti
12. Apperò
13. Made in Italy
14. Un’altra realtà

E TU COSA NE PENSI? LASCIA IL TUO COMMENTO

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi novità, recensioni e news su Film, Serie TV e Fiction. Inoltre puoi partecipare alle nostre iniziative e vincere tanti premi

Grazie da adesso riceverei settimanalmente la nostra newsletter

Qualcosa è andato storto

LE NOSTRE INTERVISTE ESCLUSIVE