chiamami col tuo nome cinematographe

C’è qualcosa di poetico e magnetico nel modo di raccontare di Luca Guadagnino. Il regista di Chiamami col tuo nome sviscera ogni petalo di sensualità e non lo fa solo mettendo al centro della sua ultima pellicola la storia d’amore tra Oliver ed Elio; questa in fondo è solo un grande presupposto per far scivolare sulla tela cinematografica il quadro dettagliato di un’epoca di cui ultimamente il genere umano prova particolare nostalgia (i mitici anni ’80), in una cornice bucolica in cui laghi e frutteti creano un piccolo paradiso terrestre: luogo ideale in cui sfiorarsi per la prima volta, scoprirsi, piacersi.

C’è però un filo di seta che possiede forse la forza maggiore ed è la musica, note in base alle quali muta il mondo e il modo di intendere la realtà; canzoni che sono viali segreti attraverso i quali percorrere le intime strade del cuore. La colonna sonora di Chiamami col tuo nome è in effetti un’entità a sé, nonché uno dei volti predominanti del protagonista, interpretato da Timothée Chalamet. Elio è una specie di ragazzo prodigio: s’intende di storia, arte, letteratura; divora una miriade di libri e trascrive musica. Lo vediamo spesso con le cuffie alle orecchie e le mano intenta a riportare note sul pentagramma, oppure lo scorgiamo all’ombra di un ciliegio, mentre accarezza la sua chitarra, e ancora al pianoforte, col quale delizia amici e parenti. E ciò che ci colpisce della sua musica è che Elio non ne sia succube, egli non è un semplice esecutore che vive di musica, poiché è la musica a vivere attraverso il suo spirito creativo e mutevole. Egli attinge dai grandi per poi modulare differentemente l’inclinazione delle note, ogni volta in maniera differente, intrappolando l’ascoltatore in un cunicolo di versi suonati.

La colonna sonora di Chiamami col tuo nome è come una collana di perle su un tubino nero: impreziosisce tutta l’opera e, non a caso, si è meritata la candidatura agli Oscar grazie all’operato del musicista e cantautore americano Sufjan Stevens, autore dei brani Mistery of Love e Visions of Gideon. 

Il primo brano è una lettera d’amore scritta sulle corde di una chitarra, sfiorate lievemente dalle dita e intrise forse quanto basta da una strizzata d’altri strumenti. La canzone, che attraversa l’intera pellicola, ne rappresenta filologicamente il cuore pulsante; racconta infatti del grande mistero dell’amore, un sentimento che sembra ancora più ingarbugliato se a viverlo non è una persona matura bensì un adolescente che non ha ancora ben capito i suoi gusti sessuali e si tira indietro a una carezza di troppo, salvo poi andarsela prepotentemente a cercare, convito che secoli di letteratura non bastino a colmare la conoscenza che si racchiude nello scambio con l’altro.

Mistery of love è un elogio alla sfera sensoriale, il racconto di un incontro che si schiude allo scoccare del primo bacio, sommergendo completamente i protagonisti. Le mani che accarezzano il corpo scatenano meraviglie e la lontananza uccide e fa soffrire. A tal proposito il dolore provocato dall’allontanamento dell’amante viene paragonato alla prostrazione provata da Alessandro Magno dopo la morte di Efestione, suo fidato compagno e consigliere, di certo il migliore amico del condottiero macedone che, come alcuni di voi sapranno, era bisessuale.

Chiamami col tuo nome: la colonna sonora è un elogio alla musica pop e classica degli anni ’80

Tra le tracce della soundtrack del film di Luca Guadagnino, che prende il titolo da un gioco tra i due protagonisti (“Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò col mio”, come per eliminare ogni confine tra loro e mettersi l’uno nei panni dell’altro), vi sono anche brani rock e punk come Love My Way della band inglese The Psychedelic Furs che allietano momenti goderecci e di festa come quello in cui Oliver (Armie Hammer) si lancia sulla pista da ballo con le Converse ai piedi e si scatena in una danza forsennata.
Ma nel calderone non mancano canzoni prettamente nostrane (dopotutto siamo in Italia e negli anni ’80 si ascoltava la radio così come si era armati di walkman); è il caso di Radio Varsavia di Franco Battiato, una canzone di protesta contro la guerra che ripercorre alcuni eventi legati al Secondo Conflitto Mondiale (che tra l’altro viene menzionato anche nel film, in una conversazione tra Elio e Oliver) e nel dettaglio alla città di Varsavia e all’appello lanciato dalla radio che dà il titolo alla canzone il 5 settembre del 1939 (giorno in cui le truppe tedesche forzano la linea della Vistola): “Qui parla Varsavia, il cuore del popolo, qui parla Varsavia; Varsavia, con te la vittoria o la morte”.

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Tra le altre canzoni che elogiano l’Italia vi sono J’adore Venise, interpretata da Loredana Bertè, È la vita di Marco Armani, Che vuole questa musica stasera di Armando Trovajoli. Tutte canzoni che si ricollegano a rapporti d’amore lasciandoci comprendere l’intensità e la passione che trasudano e sottolineando l’allegria riproposta sullo schermo da immagini festaiole. A quelle citate sopra si aggiunge anche Lady, Lady, Lady di Giorgio Moroder e Joe Esposito: un invito a non camminare da soli e a non aver paura dell’amore, ma anche una citazione a Flashdance, oltre a Bandolero, Paris Latino.

Chiamami col tuo nome: la musica classica per compiere un viaggio nella psiche di Elio

Il vero viaggio psicologico che Guadagnino lascia compiere al protagonista passa però dalla porta della musica classica. Partendo dal presupposto che Elio è un ebreo americano che vive in Italia e che parla anche il francese, la colonna sonora di Chiamami col tuo nome è un distillato della cultura internazionale ma ha in seno un’anima antica che alza il capo nell’esecuzione. Così un brano di Maurice Ravel (1875 – 1937), Un Barque sur l’océan, viene eseguito dal pianista André Laplante e conferisce all’intera pellicola un plus di sensualità estrapolata dalla natura e in particolar modo dal moto delle acque. Non stupisce la scelta di questo brano, visto il contatto dei protagonisti con la natura circostante, capace di coadiuvare le scelte dei loro spiriti. Attraverso le note il pianista rievoca dunque l’amore per il mare, la violenza e la dolcezza dell’acqua si riversa interamente nella sensazione di stare su una barca in movimento.

Sempre Ravel presta la sua musica al duo britannico e ungherese composto da Valéria Szervánszky e Ronald Cavaye: Ma mère l’oye, M.60 – 5. Le Jardin féerique: Lent et grave. Il pianista francese la compose affinché la suonassero due bambini e quindi l’introduzione all’interno di Call me by you name è azzeccata, vista l’età di Elio.
Intarsiate tra le stanze ariose, i piedi nudi e i dorsi scoperti si imbrigliano anche le note di Ryūichi Sakamoto, compositore giapponese autore ed esecutore di M.A.Y. in the Backyard e Germination: due pezzi che manifestano nell’avvicendarsi delle note una certa urgenza che assomiglia al coraggio del sentimento celato.

Le sue sono musiche bagnate di innovazione al pari di Hallelujah Junction di John Adams: un componimento minimalista eseguito con due pianoforti le cui sonorità si incastrano a vicenda rincorrendosi e afferrandosi per poi di nuovo lasciarsi; una sinfonia fatta di ritmi spiccati che rimbalzano avanti e indietro simulando le movenze erotiche e spirituali e ricollegandosi altresì alla fede. Già, perché in Chiamami col tuo nome troviamo anche un riferimento all’osservanza religiosa; basti pensare alla catenina d’oro con la Stella di David che indossa Oliver e che in seguito inizia a indossare anche Elio. In ogni caso, la musica che abbiamo citato sopra fa rima con la scena in cui Elio riposa supino sul letto aspettando che Oliver lo veda e faccia qualcosa, ma egli chiude la porta e lui non può che esclamare “Traditore!”.

“Cosa hai suonato?” La colonna sonora in Chiamami col tuo nome è un linguaggio in codice

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La musica comunica apertamente ciò che gli occhi vedono, assecondando le scene o esplicandole. In alcuni casi però essa diventa una chiave per entrare in contatto con l’altro. Ricorderete a tal proposito la scena in cui Elio suona la chitarra e Oliver gli domanda che canzone è e allora lui si mette al pianoforte e inizia a strimpellare, ma l’amante si rende conto che ha cambiato qualcosa e quando glielo richiede lui consegna all’udito una versione ancora differente, pur tenendo sempre in considerazione la Zion Hort Die Wachter Singen di Johann Sebastian Bach, ma come se a eseguirla fossero altri compositori (nello specifico la soundtrack del film include la registrazione del pianista italiano Alessio Bax). La parabola cui fa riferimento Bach, inoltre, è quella delle dieci vergini e allude alle usanze nuziali di Gerusalemme; il verso Wachet auf, ruft uns die Stimme (Svegliatevi, la voce ci chiama) può essere inteso come un messaggio criptato al pari della segretezza del rapporto amoroso tra i due e lo stesso si può dire su Germination che fa riferimento al film Furyo (in inglese Merry Christmas Mr. Lawrence), il primo in cui il compositore Sakamoto ebbe una parte come attore e che narra per l’appunto la storia d’amore tra un soldato e un prigioniero, interpretato da David Bowie.

Chiamami col tuo nome e i Futile Devices di Sufjan Stevens

Uno dei contributi più toccanti di Sufjan Stevens, oltre ai brani che abbiamo citato sopra e di cui torneremo a parlare, è Futile Devices. La canzone è un mix di suoni, generi e vocalità, un ritorno al rock pop atto a rimarcare il ritrovamento dell’attrazione tra Elio e Oliver, riproponendo l’emozione fantasiosa dell’incertezza con la “ruvidità” della chitarra – che va in questo caso a contrapporsi simmetricamente al piano suonato in precedenza da Elio – e l’annullamento delle parole. Come recita la canzone:

And I would say I love you 
But saying it out loud is hard
So I won’t say it at all
And I won’t stay very long
But you are life I needed all along
I think of you as my brother
Although that sounds dumb
And words are futile devices

È la parte finale del brano, custodito all’interno dell’album The Age of Adz, e parla appunto della paura di dire “ti amo” e di quanto le parole siano futili, perché le emozioni vanno oltre.

 

 

 

Sempre di Stevens è Visions of Gideon, che conclude il film e la storia d’amore tra i protagonisti: un fraseggio struggente in cui ci si interroga se tutto l’amore provato, le risate, gli abbracci, siano stati solo una visione o se sia successo davvero; fino a giungere alla consapevolezza che quegli attimi di gioia si sono manifestati nel passato per poi non ripetersi mai più, in un’espressione erotica e sensuale rimasta seppellita nel ricordo.
Al pari dell’allusione ad Alessandro Magno in Mystery of Love, in Visions of Gideon, che ascoltiamo mentre Elio guarda immobile il fuoco che sfavilla nel camino macinando dentro di sé tutto il dolore del mondo, c’è il riferimento biblico a Gedeone, il cui nome significa tagliatore, stroncatore. Alla sua immagine è legata la fede in Dio e l’aver fatto grandi cose servendosi della stessa.

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In Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino vi sono tante altre canzoni che ci è impossibile esaminare approfonditamente in questa sede, ma la cosa fondamentale è che tutte si riagganciano all’anima del film, tutte parlano di amore, perdita, felicità e in molte è intrisa una storia che va oltre l’odierna storia d’amore tra due giovani per affondare le proprie radici nell’alba dei tempi, come a sottolineare che la giovinezza e l’attrazione sono sentimenti imperituri e secolari, che non mutano nonostante il cambiamento dei tempi e delle usanze.

La colonna sonora di Chiamami col tuo nome racchiude in una quarantina di tracce il dono prezioso che ci viene fatto: il cuore e il corpo; racchiude le sensazioni sfocate che si provano in età adolescenziale e quindi il non sapere cosa si vuole ma crollare, al contempo, non appena un bacio sfiora le labbra. La soundtrack del film di Luca Guadagnino è, per concludere, una collisione perenne di mondi, generi e preferenze: la sua diversità ci fa semplicemente capire quanto sia benefico e meraviglioso far parte di questo mondo, non fosse altro che per udire tale melodia.

Chiamami col tuo nome: tutte le canzoni della colonna sonora

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