Villa Borghese: 80 ettari di arte, storia, natura, sincretismi religiosi, grandi viali, piccoli sentieri nel verde, angoli romantici e larghe strade trionfali. Villa Borghese è probabilmente uno dei primi posti a cui si pensa quando si pensa alla capitale del nostro Bel Paese, è uno di quei luoghi in cui quasi tutti quelli che vivono a Roma hanno depositato un ricordo, che sia una tramonto in dolce compagnia, che sia un momento in cui ci si era persi e non prendeva internet e allora: addio Google Maps, che sia lo stupore per l’ingegno umano, tutti abbiamo lasciato una memoria sorridente in quel luogo mistico e regale, altisonante ed intimo dove, tra rimandi pagani ed angoli nascosti, continuiamo a sentirci parte di un grande e poetico tutto, chiamato Roma. E perciò non sarebbe pensabile che proprio il cinema italiano, che a Roma affonda le sue radici, possa essersi dimenticato di omaggiare un luogo tanto importante. Ricordiamo qui alcune delle opere in cui possiamo avere il piacere di scorgere la bella Villa Borghese.

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Villa Borghese: location romana del cinema anni ’50 da Marcello Mastroianni a Eduardo De Filippo

Nel 1950 Villa Borghese appare nel film Domenica d’agosto  di Luciano Emmer, facendo da cornice al primo vero ruolo del divino Marcello Mastroianni, che, giovanissimo, prima di allora aveva solo ricoperto piccolissimi ruoli e che qui, immerso nell’afa di Roma, amoreggia castamente con la sua virtuosa innamorata davanti ad una delle fontane della Villa, in cui bambini si tuffano in cerca di frescura. L’anno dopo ritroviamo invece un più che mai ironico e gioviale Alberto Sordi che, nei panni di un buffo esploratore, cerca di fermare goffamente una carrozza ed il suo cocchiere su uno dei viali centrali del parco, per far salire la sua amata signorina Margherita, in Mamma mia, che impressione!, primo ruolo da protagonista assoluto di Alberto Sordi, attore quanto mai simbolico per la città di Roma. Nel 1955 il Pincio, il belvedere dei sospiri, fa la sua apparizione della commedia Racconti romani di Gianni Franciolini, nella esilarante scena in cui il gruppo di giovani scapestrati protagonisti  della storia inizia a mettere in pratica la furba idea di fingersi agenti della buoncostume per multare coppiette appartate, proprio nel luogo che sembra volutamente preposto alla scabrosa azione. Del resto, lo stesso Franciolini insieme al grande Vittorio De Sica, due anni prima (nel 1953) aveva ambientato un intero film nel magico parco, estendendo talmente l’omaggio a questo eccezionale scenario, dal dare alla pellicola proprio il nome della stessa villa. Villa Borghese è un film ad episodi, con un cast d’eccezione, che consta perfino di Eduardo De Filippo, ambientato interamente in lungo e in largo in questo luogo incantato, facendone risaltare la magnificenza.

Villa Borghese protagonista nei film degli anni ’80, con Diego Abatantuono e Paolo Villaggio, tra gli altri

Ed ancora il signor Pincio, il luogo che non può che ispirare romanticismo, continua ad essere citato nel cinema da uno dei più prolifici artisti italiani, Steno, che ne Il tango della gelosia, ambienta in una notte stellata la scena in cui il buon Diego (Diego Abatantuono) per un equivoco pensa di avere “via libera” con la bella e ricca Lucia (Monica Vitti). Ancora Steno, nel 1982, in Sballato, gasato, completamente fuso, fa partire dal tempietto di Diana, la fuga disperata della bella Patrizia (Edwige Fenech) dalle avances, non necessariamente educate, di svariati personaggi che incontra sul suo percorso, che inizia, appunto, dal tempio di Diana, e finisce in uno degli ingressi monumentali della Villa. Negli stessi anni, e precisamente nel 1981, davanti (ed in parte dentro) alla fontana dei Cavalli Marini si svolge il dialogo – equivoco tra il commissario Auricchio (Lino Banfi) e la Belva Umana (Paolo Villaggio) che finge di essere il povero Fracchia in Fracchia la belva umana di Neri Parenti.

La bellezza di Villa Borghese tra Fantozzi e Woody Allen

A Villa Borghese, uno degli emblemi della potenza e dei contrasti di Roma, un luogo in cui si incontrano energie opposte, dal cui incontro nasce quasi sempre la più pura idea di bellezza, nessun regista vorrebbe rinunciare, nessuna storia è giusto che si senta esclusa da un tale miracoloso quadro. E così, accanto agli Alberto Sordi e ai Mastroianni del passato, troviamo i Lino Banfi e le Edwige Fenech degli anni ’80 e perché no, i Fantozzi a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90. E proprio dal regale tempio di Diana, in una fantasia di contraddizioni, lo sfortunatissimo Fantozzi in Fantozzi 2000 la clonazione (regia di Domenico Saverni, 1999) vede uscire la Fortuna bendata. E davanti al tempio di Esculapio e al suo intimo laghetto, Jack e Monica (Jess Eisenberg ed Ellen Page) in To Rome with love (2012) di Woody Allen, si regalano un momento di poesia, al riparo dal frastuono della metropoli. Certo più classica, ma sempre significativa, sembra l’apparizione in questo luogo di personaggi provenienti da pellicole di un maestro di romanità come Carlo Verdone, come per esempio in L’abbiamo fatta grossa (2016), o anche solo nelle parole del dialogo tra il professor Callisto Cagnato in Grande, grosso e Verdone (2008), in cui consiglia a suo figlio proprio la Galleria Borghese e la statua del Ratto di Proserpina come luogo per un bacio romantico. E se persino il maestro Martin Scorsese non ha tralasciato di far passeggiare Leonardo Di Caprio e Cameron Diaz per le vie di questo principesco angolo di capitale, in Gangs of New York (2002), e se nei pressi della Fontana dei Cavalli Marini ha fatto la sua apparizione persino la fiammeggiante decappottabile del simpatico Zoolander, in Zoolander 2 con Ben Stiller, non possiamo che confermare il fascino indiscusso di questo luogo magico, che, nella storia del cinema, ha messo e mette davvero d’accordo tutti!

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