the nest (il nido), cinematographe.it

Uno dei più vecchi protagonisti degli horror? Indubbiamente una bella casa infestata, piena di segreti, angoli nascosti, amuleti dietro ogni carta da parati e passaggi invisibili celati da immense librerie. Non sarà certo il caso di Villa dei Laghi, ben più elegante dimora nella regione Piemonte, appartenuta in altri tempi al Re di Italia, nonché suo spazio personale adibito come residenza non ufficiale da assegnare alle sue amanti. La regale, seppur ora abbandonata villa (o castello, qualsiasi sia il termine da voler utilizzare), è diventata vero teatro degli orrori per Roberto De Feo, regista al debutto sul grande schermo con il suo primo lungometraggio The Nest (Il Nido).

Uno di quei film in cui l’ambientazione diventa elemento primario per la narrazione della storia, che amplifica vistosamente le intenzioni suggestive della pellicola e ne ridefinisce le svolte nel racconto, sottolineando il dramma di una condizione di prigionia che il protagonista Samuel, interpretato da Justin Alexander Korovkin, si ritrova a dover subire. Da qui il titolo della pellicola e insieme anche il valore che Villa dei Laghi assume all’interno dell’opera prima.

The Nest (Il Nido): Villa dei Laghi e il set fondamentale per l’horror di Roberto De Feo the nest (il nido), cinematographe.it

La storia di Villa dei Laghi ha inizio tra il 1863 e il 1868, periodo in cui il re Vittorio Emanuele II la fece erigere, seguendo gli stilemi neomedievali e neorinascimentali. Stile che subì cambiamenti decisi con le sostanziose trasformazioni del tempo, che vide anche l’aggiunta di strutture residenziali. Un reposoir per la caccia che diventa, a distanza di anni, fulcro per un film che trova nella casa il fuoco primo del proprio racconto. Una dimora che riflette i disagi e i silenzi di una famiglia e sembra riservare a ogni singola camera che la compone un proprio proibito, indicibile segreto, tra tutte l’enorme libreria in cui si svolgono diverse scene del film.

Situata al centro di tre laghi artificiali, nel parco naturale La Mandria, che ospita ben venti edifici tutelati, Villa dei laghi si rifà nella conformazione ai tipici castelli francesi, nonostante la struttura primariamente medievale e che riecheggia l’eclettismo tipico della seconda metà del XIX secolo. Dopo più o meno cent’anni dalla sua costruzione, la famiglia Bonomi Bolchini avanzò l’acquisto spinta dal marchese Luigi Medici del Vascello, con conseguente ampliamento di due ali rispetto al corpo centrale a opera dell’architetto Renzo Mongiardino, mentre Pietro Porcinai si occupò della parte paesaggistica del giardino. Ma, quando la famiglia perse interesse nell’acquisto dopo l’istituzione del parco, la vendette alla Regione Piemonte nel 1995, lasciandola poi in stato di abbandono.

“Credo che non ci sarebbe stato alcun film se non avessi trovato Villa dei Laghi”. Così commenta il regista e sceneggiatore De Feo, che fin dal principio si è lasciato soggiogare dall’imponenza della casa. Superato il cancello della Reggia di Venaria, dove è collocata la residenza, alla prima visita del regista lo stato d’abbandono della casa capeggiava tanto all’esterno quanto all’interno della dimora, rimasta inutilizzata dagli anni Novanta, dopo che gli ultimi proprietari nobili avevano lasciato che rimanesse in disuso. Un’operazione di riabilitazione dell’edificio che ha compreso una messa in ordine tanto delle stanze, rimaste senza acqua e senza luce, quanto dell’immenso giardino, con il ripristino di un prato adatto per i tempi delle riprese.

Il significato di Villa dei Laghi in The Nest (Il Nido)

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Non è solo la struttura di Villa dei Laghi, in The Nest (Il Nido) a essere protagonista, ma è anche il valore che la dimora vanta per tutta la storia a renderla indispensabile nella messinscena e nei modi di trasmissione del film. Una sorta di non-luogo sospeso nel tempo, statico eppure continuamente tenuto insieme da una bolla di tensione, che sembra presagire una mostruosità più grande pronta ad attaccare appena messo piede fuori dal portone principale. Un nido che, nel cercare di rendersi culla sicura, muta in ambiente soffocante, incapace di offrire fiducia, respingendo più che attirando a sé e costringendo i protagonisti a una repulsione innata, con un’ansia che il film cerca di instaurare e crea connessione tra ogni singola stanza.

Un risultato accentuato dall’eccelso lavoro svolto da Francesca Bocca, che nella scenografia cerca il contrasto tra la raffinatezza degli spazi chiusi e la brutale infelicità di una famiglia che vive in solitaria una verità indicibile. Una qualità accentuata dalle riprese di Roberto De Feo e al suo formalismo così fluido eppure deciso che, anche attraverso la regia, restituisce la solennità perduta di un luogo e la sanità emotiva danneggiata di una madre e del proprio ingenuo figlio.

The Nest (Il Nido) è al cinema dal 15 agosto distribuito da Vision Distribution.

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