il ladro di giorni, cinematographe.it

Diretto da Guido Lombardi, Il ladro di giorni è un film uscito al cinema nel 2019. La pellicola, con protagonista – tra gli altri – Riccardo Scamarcio e Augusto Zazzaro, racconta la storia di Salvo, che quando aveva cinque anni assistette all’arresto di suo padre Vincenzo. Sette anni dopo, il ragazzo vive con gli zii e il cuginetto una vita tranquilla, fino a quando non fa ritorno il padre, che reclama il figlio per quattro giorni. Vincenzo deve trasportare un carico importante, portando suo figlio con sé come assicurazione. In più, avendo con sé il figlio, Vincenzo vuole recuperare non solo il rapporto, ma redimersi anche di tutti i suoi peccati passati. I due protagonisti vivono questi quattro giorni in viaggio nella bella Puglia, in particolare a Gravina di Puglia.

Il ladro di giorni: un viaggio a Gravina di Puglia

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Gravina di Puglia, location principale de Il ladro di giorni, è un paese in provincia di Bari. Il nome Gravina proviene dalle gravine, che sono delle spaccature della crosta terrestre, simili a canyon. Sul motto del gonfalone cittadino è riportata la frase Grana dat et vina, che tradotto significa Offre grano e vino, in onore di Federico II che amava così tanto la città da definirla il Giardino di delizie. La storia di Gravina è antichissima, grazie alla sua posizione strategica. Prima influenzata dai greci e poi dai romani, la città fu conquistata prima dai Visigoti di Alarico e poi dai Vandali di Genserico. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, fu inglobata nel dominio dei Longobardi, sino all’avvento dei Normanni. Durante il Medioevo fu feudo degli Angioini, divenendo città demaniale e feudale. Fu infine protagonista delle vicende storiche fino all’Unità d’Italia, costituendo un rifugio per molti rivoluzionari, patrioti e martiri delle guerre di indipendenza. La città fu poi danneggiata durante il secondo conflitto mondiale dai bombardamenti degli aerei tedeschi.

Una tipica attrazione della città di Gravina, che vediamo anche ne Il ladro di giorni è il Ponte della Madonna della Stella. Il Ponte fu edificato alla fine del XVII secolo e ricostruito dai feudatari Orsini dopo il crollo a causa del terremoto del 1722. Il Ponte è alto 37 metri e largo 5 metri e mezzo. Inizialmente consentiva alle persone di raggiungere la chiesa rupestre della Madonna delle Stelle. Divenne poi anche un acquedotto, che portava fino alla città di Gravina l’acqua della vicina sorgente di Sant’Angelo. L’acquedotto era costituito da 25 archi messi lungo la spalliera, rimossi poi nel 1855 dopo la famosa alluvione e sostituiti dalla spalliera in tufo.

La costruzione dell’acquedotto avvenne intorno al 1743 a opera dell’ingegner Di Costanzo, il quale utilizzò la tecnica romana dell’opus quadratum, cioè la realizzazione di una doppia fila di archi poggianti su pilastri di forma quadrangolare. Il termine della costruzione avvenne nel 1781. Il ponte è stato utile a milioni di contadini che si recavano a lavoro nei campi e allietava la fatica alle lavandare che si avviavano verso l’acquedotto. Il ponte viene considerato come un collegamento tra il passato e il presente.

 

Cosa mangiare a Gravina di Puglia?

Gravina di Puglia, così come molti altri luoghi italiani, non ha solo belle attrazioni, ma anche e soprattutto tantissimi piatti squisiti da assaggiare, come ad esempio l’Allemande. Si tratta di una salsa vellutata con fondo bianco, con l’aggiunta di acqua di cottura dei funghi, burro e succo di limone. Tutti gli ingredienti devono essere sbattuti omogeneamente e versati in un tegame. Dopo aver cotto la salsa è ideale da usare insieme a crostacei e uova. Un altro piatto è il Castrato alla brace, una carne da presentare a tavola cotta alla griglia, insieme a bruschette di melanzane trifolate. Un piatto di antica tradizione è invece quello dei ciceri e tria, una pasta fritta che accompagna i ceci, fatta con farina di grano duro, acqua, ceci, pomodorini, cipolla, prezzemolo, alloro, pepe nero, sale e olio. Tra i dolci, anche se da bere, consigliamo il latte di mandorle, preparato con mandorle e zucchero  e filtrato attraverso un canovaccio, dopo un’infusione di sei ore. Il canovaccio va strizzato per recuperare il liquido, che va imbottigliato e messo in frigorifero.

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