Zack Snyder’s Justice League: recensione del film DC in onda su Sky Cinema

Nella sua corposa durata di 4 ore, Zack Snyder ci trasporta nel terzo (e si direbbe ultimo) capitolo di Superman, con grande senso del ritmo e un respiro epico che riesce a valorizzare tutti i personaggi in scena.

La versione integrale di Justice League, a cura di Zack Snyder, è finalmente disponibile su Sky Cinema da giovedì 18 Marzo 2021. Un progetto che ha subito variazioni, fasi di riprese aggiuntive e tagli importanti in sede di montaggio nel 2017, con una versione cinematografica riscritta e diretta da Joss Whedon (The Avengers, Buffy). Un capitolo decisivo per il futuro dell’universo espanso della Dc, ma ridimensionato in termini di toni e atmosfere con un approccio comico in linea con il mondo Marvel al cinema. Il risultato non convinse né il pubblico nè dirigenti della Warner, e la produzione decise di cambiare completamente direzione e proporre film stand-alone o degli spin-off di personaggi iconici come la dirompente Harley Quinn, proveniente da Suicide Squad (2016), in Birds Of Prey. Dopo 4 anni dall’uscita dell’ormai rinominato “Josstice League”, Zack Snyder ottiene il via libera per ridefinire le sorti della pellicola e, con il supporto di HBO Max, la possibilità di distribuirlo in digitale sulla piattaforma di riferimento della Warner Media.

In Italia, per poter visionare la versione definitiva di Justice League è necessario avere il pacchetto Cinema con un abbonamento Sky o iscriversi a Now Tv, servizio streaming che contiene il vasto catalogo di contenuti in esclusiva su Sky.

La trama di Zack Snyder’s Justice League: l’era degli eroi è vicina

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Dopo la morte di Kal-El (Henry Cavill) per mano di Doomsday in Batman V Superman (2016), Bruce Wayne (Ben Affleck) decide di riunire una squadra di individui dotati di straordinarie abilità. Con l’aiuto di Diana Prince/Wonder Woman (Gal Gadot), il crociato di Gotham City si prepara per l’arrivo di Steppenwolf (Ciarán Hinds), servitore del principe guerriero del pianeta Apokolips Darkseid (Ray Porter). Steppenwolf, per ordine di Darkseid, si pone come obiettivo il recupero di tre Scatole Madri, supercomputer senzienti e miniaturizzati di natura sconosciuta che possono distruggere o rivitalizzare creature o interi pianeti. Sulla Terra, il destino dell’umanità verrà messo sotto scacco dalla nuova minaccia e Batman, Wonder Woman, e i rimanenti membri del gruppo di eroi Aquaman (Jason Momoa), Flash (Ezra Miller) e Cyborg (Rey Fisher) dovranno unire le forze per sventare con decisione i piani di Steppenwolf.

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Zack Snyder prende nuovamente le redini dell’arco narrativo de L’Uomo d’Acciaio (2013) ed espande la narrazione con una durata importante di 242 minuti: questa scelta si rivela essere una maniera efficace per focalizzarci sulle luci ed ombre di cavalieri e divinità solitarie, che da tempo hanno perso la bussola morale. Il racconto prende fiato, va adeguandosi alle mirate esigenze di attori e regista e alla carica epica che prende forma con spiccata naturalezza. Justice League, in questa nuova veste, rimuove siparietti comici a profusione e ridefinisce profili caratteriali che sfruttano il tempo a disposizione per farsi conoscere. L’esteso minutaggio non può imbattersi in fasi di stallo o sequenze riempitive per il gusto di sfoggiare un’estetica ridondante: Justice League mette in scena una battaglia per la salvaguardia della Terra ma soprattutto una lotta intestina fra personaggi in attesa di stabilire una posizione e un ruolo che sia utile in un gruppo di eroi in via di sviluppo.

A guidare il timone di una squadra che possa diventare efficiente con il procedere degli eventi e dei sei capitoli impostati dallo stesso Snyder, Ben Affleck torna a rivestire un personaggio che avverte la mancanza di un vero salvatore, di un faro e un simbolo necessario per rimodellare l’assetto di due mondi – Metropolis e Gotham City – alla deriva. Bruce Wayne viene ritratto come una spalla e un compagno lacerato, che però comincia a coltivare la speranza di una nuova era di supereroi. Lo spunto iniziale di trama ha una sua struttura episodica ben assestata, dove la gravitas e le virtù dei protagonisti vengono prima minimizzate e poi rinvigorite per far fronte ad un villain desideroso di sangue e distruzione.

Zack Snyder’s Justice League – Qualcosa di più sinistro, un evento che si tinge di nero

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La versione definitiva di Justice League altri non è che un racconto di formazione dall’aspetto mitologico, dove i guardiani del mondo e i protettori di civiltà millenarie hanno bisogno di cucirsi le ferite procurate da Steppenwolf e di considerare l’idea di una alleanza trionfante. Ogni capitolo porta con sé, come titolo, una battuta che viene ripetuta da uno dei membri della Justice League – “Non contarci, Batman”, L’età degli eroi”, “Cara madre, caro figlio”, “Cambio macchina”, “Tutti i cavalli del re”, “Qualcosa di oscuro” – , e ogni battuta presenta sezioni di trama rilevanti per delineare una fede vacillante. Queste sono sezioni, mai separate in termini di toni e direzione intrapresa, rappresentano tasselli da inserire per raffigurare un cinecomic devastato dalle crepe di una battaglia imminente.

Justice League e il peso del leader visto con gli occhi di Zack Snyder e Chris Terrio

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Snyder è l’antesignano dei blockbuster con protagonisti eroi caduti, che fanno fatica a trovare una dimensione in una società che perde gradualmente di valore. Il montaggio lega perfettamente con la visione del regista e procede per immagini simboliche, che caratterizzano molto più dei dialoghi – gestiti con più fermezza da Chris Terrio – le responsabilità rifiutate e una croce condivisa fra i membri del gruppo: questa croce è il peso del ruolo di leader in ogni società immaginaria super umana o non (Wonder Woman per le Amazzoni, Batman per Gotham City, Kal-El per Metropolis o Arthur Perry/Aquaman per gli Atlantidei). La cosiddetta “Snyder Cut” è dunque un grande salto di qualità all’interno della DC Extended Universe, con una cinepresa affamata di dettagli scenici e caratteri agli antipodi, di scontri violenti e destrutturazione di figure iconiche che combattono, soffrono, si confrontano e si affidano ad un lieve spiraglio di luce.

Nota a margine per l’intervento di Tom Holkenborg (Junkie Xl) alla colonna sonora: essa è il fulcro della versione estesa e riveduta della Justice League di Snyder: si avverte la presenza dei villain più potenti dell’universo DC anche senza farli apparire ripetutamente nel girato. Ogni passo compiuto dai supereroi è incerto, messo sotto esame; Ray Fisher e Ezra Miller spiccano rispettivamente nei ruoli di Cyborg e Flash, con un background molto più approfondito e una parentesi familiare vacillante e ricolma di perdite significative. Junkie XL, portando in scena esseri sovrumani pronti all’attacco e personaggi già affrontati ne L’Uomo d’Accaio e Batman V Superman, riesce anche a stabilire un punto fermo con le nuove aggiunte, attraverso temi portanti che indicano uno stato di perenne confusione e un’atmosfera tormentata da dolori, traumi e lesioni interne. Non solo un’esclusiva sensazionale per i fan di Zack Snyder e del suo universo cinematografico, ma anche un cinecomic dotato di spina dorsale e un corposo ammontare di sequenze emozionanti e esaltanti per i più scettici.

Regia - 4
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 4
Recitazione - 3.5
Sonoro - 4.5
Emozione - 4

3.9

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