voto del pubblico N/A
voto finale 2.2/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Negli ultimi anni la cinematografia spagnola ha ulteriormente espanso i propri orizzonti in termini di generi. Basti pensare alla produzione su larga scala e ai consensi raccolti dai cineasti iberici che si sono confrontati con il fanta-horror da un ventennio a questa parte, raccogliendo l’eredità dei predecessori e aumentando in maniera significativa il numero di film inscrivibili nel filone. Lo sviluppo delle piattaforme streaming, unito alla richiesta quadruplicata di prodotti da inserire nelle library da mettere a disposizione degli abbonati, hanno di fatto incoraggiato gli addetti ai lavori ad avventurarsi su strade meno battute in passato come quella dell’action. In tal senso, sporadici ma riusciti tentavi come quelli di Alberto Rodríguez (Unit 7 o La isla minima), Daniel Monzón (Cella 211 o El Niño), Rodrigo Sorogoyen (Che Dio ci perdoni), Daniel Calparsoro (Box 314: La rapina di Valencia), Dani de la Torre (Desconocido), Paco Plaza (Occhio per occhio) ed Enrique Urbizu (No habrá paz para los malvados), erano apparse delle iniziative dei singoli più che l’espressione di una reale intenzione di battere con insistenza tale pista.

Xtremo è al contempo un prodotto per il mercato globale e un’opera relativamente nuova per l’industria cinematografica spagnola

Xtremo cinematographe.it

Ora però qualcosa sembra muoversi, anche grazie al contributo di Netflix che nel suo catalogo ha ospitato di recente pellicole come Hasta el cielo e Sotto lo zero. Queste però, così come le altre citate, geneticamente sono il frutto di una commistione di generi, con l’azione che si mescola senza soluzione di continuità con il thriller, il crime, il gangster movie, il noir e il dramma. Motivo per cui non si può parlare di action a tuttotondo. Ecco perché nel caso di Xtremo, ultimo arrivato sulla piattaforma a stelle e strisce (dal 4 giugno), sembrano invece volersi gettare delle basi concrete per creare un vero e proprio standard nel cinema d’azione made in Spagna. Quello firmato da Daniel Benmayor ha, infatti, tutti i segni distintivi del genere in questione. L’ultima fatica dietro la macchina da presa del cineasta di Barcellona, non nuovo a film testosteronici che spingono sul pedale dell’adrenalina (vedi Paintball e Tracers), è al contempo un prodotto per il mercato globale e un’opera relativamente nuova per l’industria nazionale, proprio per la sua aderenza agli stilemi e agli ingredienti alla matrice di riferimento che ne fanno un action puro al 100%.

Quello che alimenta Xtremo è un approccio cinetico e muscolare, poco cervellotico e senza pretese autoriali

Xtremo cinematographe.it

Il titolo è già di per sé una chiara lettera d’intenti rispetto a quello che lo spettatore di turno potrà vedere sullo schermo, ossia una pellicola senza fronzoli che punta tutto sull’azione, sacrificando come accade nella stragrande maggioranza dei casi la scrittura, la drammaturgia e lo sviluppo dei personaggi, alle esigenze di un cinema votato all’intrattenimento più che alla sostanza. Quello che alimenta Xtremo è un approccio cinetico e muscolare, poco cervellotico e senza pretese autoriali. La vicenda narrata quindi è quanto di più stereotipato, prevedibile, codificato e poco originale si possa proporre a una platea, con un sicario di nome Maximo (Teo García) in cerca di vendetta dopo la morte del padre e del figlio, uccisi due anni prima dal fratello Lucero (Óscar Jaenada). Insomma la classica carneficina messa in atto da un giustiziere fai da te per spedire al creatore chiunque sia stato coinvolto nella morte dei suoi cari, oltre a quelli che nel frattempo hanno iniziato a dare fastidio a un adolescente problematico che il protagonista ha preso sotto la sua ala protettiva. Il risultato è un uno contro tutti nel quale si conteranno i cadaveri più che le parole.

In Xtremo la scrittura si piega e si mette al completo servizio dell’azione

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Il plot di conseguenza si riduce a un racconto basic, che tra l’altro chiama in causa in maniera meramente accessoria lo yakuza movie. Si assiste a un proliferare di conflitti a fuoco con tanto di schizzi di sangue proiettati in faccio al fruitore, esplosioni, scontri corpo a corpo e persino duelli con lame di ogni sorta. Motivo per cui non c’è da aspettarsi niente di rilevante dal punto di vista narrativo, se non uno show a buon mercato che strizza l’occhio al cinema action mainstream d’oltreoceano e a quello transalpino versione discount targato Luc Besson. Da qui una successione di scene di media fattura che fanno della cinetica, della componente balistica, dinamitarda e marziale, le uniche ragioni d’essere. Sequenze come le sparatorie nel covo dei trafficanti colombiani, nel garage e nell’officina, oppure il combattimento a colpi di katane che precede l’epilogo, diventano le portate principali del menù di Xtremo. Un menù, questo, che va gustato abbassando le pretese e con le sinapsi spente.