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Poesia e realismo magico si fondono con la città di Kutaisi, in Georgia, nel film di Alexandre Koberidze What do we see when we look at the sky?, presentato in Competizione alla Berlinale 2021. Il lungo racconto dell’incontro tra Lisa e Giorgi si dipana con calma e serenità davanti agli occhi degli spettatori, alternando piani ravvicinati a inquadrature di piccoli dettagli, in un film che parla per metonimie e suggestioni poetiche, come in una sorta di favola contemporanea.

Lisa e Giorgi si incontrano a un incrocio della loro città in una mattina che sembra uguale a tutte le altre. Dal loro sguardo nasce la promessa di vedersi nuovamente il giorno seguente, nello stesso crocevia, che entrambi percorrono regolarmente tutti i giorni. Quello che non sanno è che un occhio malevolo li ha osservati e ha deciso che i due dovranno superare numerose difficoltà per incontrarsi nuovamente: l’incantesimo prevedere che il mattino seguente entrambi si sveglino con un nuovo aspetto, rendendo impossibile riconoscersi, visto che nessun dettaglio era stato rivelato tra i due, nemmeno il nome. A rivelare il segreto di questa maledizione loro lanciata sono gli oggetti della strada (la grondaia, il tombino, il vento), che li spronano a tentare comunque di ricongiungersi e far trionfare l’amore scaturito dal fugace colpo di fulmine. Da questo momento si alternano sullo schermo le vite di Lisa e Giorgi, impegnati nelle rispettive quotidianità, senza mai perdere di vista il mondo circostante, in cerca di un dettaglio rivelatore che possa portare finalmente alla tanto agognata agnizione.

La regia di Alexandre Koberidze

What do we see when we look at the sky? - Cinematographe.it
© Faraz Fesharaki/DFFB

Proprio per questo l’obiettivo stesso si sofferma continuamente sui primi piani dei volti e su piccoli dettagli di oggetti comuni, con forme che si ripetono (il calice, i cani, il pallone da calcio) e che porta What do we see when we look at the sky? a comporsi come un racconto poetico, non onirico ma comunque sospeso in un’atmosfera al di sopra della realtà. L’ammanto quasi magico che circonda tutta la città di Kutaisi è amplificato dai toni caldi dei colori scelti per l’estetica, dalla musica che spazia in diversi generi con una spiccata predilezione per brani di piano e violino. Non c’è però, e fortunatamente, volontà di cadere nel manierismo stucchevole, evitando di creare situazioni forzatamente comiche o di intervenire su dialoghi e situazioni per permettere salti narrativi, i quali avrebbero senza dubbio accorciato la durata del film, ma ne avrebbero anche inficiato la resa poetica.

What do we see when we look at the sky? è un mix di poesia e realismo

What do we see when we look at the sky? - Cinematographe.it
© Faraz Fesharaki/DFFB

What do we see when we look at the sky? si concentra sull’intervento organico di varie forze naturali e umane che permettono a Lisa e Giorgi di raggiungere il loro obiettivo, come se fosse presente un insieme di spiriti superiori che tutti i giorni influenzano la nostra vita, senza che noi ce ne rendiamo conto o che si possa trovare risposta certa alle eventuali interrogazioni. Domandarsi il motivo di certe situazioni, chiedersi cosa si celi sotto l’apparenza quotidiana, cercare un senso nelle azioni e nelle decisioni di ognuno, tutto questo è già, in qualche modo, rendersi conto della presenza di qualcosa che ci sfugge alla nostra comprensione. Il fatto è che in nessun caso si è capaci di trovare risposta certa ai nostri quesiti, in mancanza di quella guida narrante e quei dialoghi con queste stesse forze che guidano il film di Alexandre Koberitze.