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Una notizia che ha avuto una scarsa risonanza mediatica nonostante la rilevanza dell’argomento: il 16 aprile 2019, il Parlamento europeo ha vietato l’utilizzo della pesca a impulsi elettrici, una pratica utilizzata nel Mare del Nord soprattutto da Paesi come Olanda e Inghilterra. Un risultato, questo, che non ha significato una vittoria totale, ma che comunque ha rappresentato una conquista importante per chi da anni si batteva contro questo metodo di pesca. Ed è proprio questa battaglia a essere al centro di Watt the Fish, documentario francese di Emerick Missud e Dorian Hays tra i titoli selezionati al festival Siciliambiente 2020.

Watt the Fish: la pesca elettrica e le conseguenze dannose per tutti noi

Watt the Fish_pesca elettrica_Cinematographe.it

La pesca elettrica è una pratica che da tempo è al centro di un acceso dibattito: chi la difende sostiene che sia un’attività che permetta ai pescherecci di consumare meno carburante, e quindi di diminuire l’inquinamento, in quanto le reti collegate alla corrente sono molto meno pesanti di quelle a strascico; chi la attacca, invece, afferma che sia una pratica che distrugga l’ambiente marino e che “uccida” i piccoli pescatori.

La pesca elettrica, infatti, tramite impulsi elettrici spinge ogni creatura del mare, non importa di quale specie o taglia si tratti, ad abbandonare il fondale finendo, tramortita dalle scariche, dritta dritta nella rete. Parliamo di un enorme quantitativo di pesci, stelle marine o quant’altro: se già la pesca a strascico non opera alcun discernimento tra gli animali da pescare (catturando quindi anche quelli che non sono commerciabili o addirittura appartenenti a specie protette), quella elettrica peggiora la situazione, riuscendo a far cadere nella rete un quantitativo decisamente maggiore.

In questo modo, si distruggono i fondali e non si rispetta il normale ciclo vitale di cui un ecosistema delicato come quello marino ha bisogno per far riprodurre i pesci. Di questa situazione ne soffrono anche i pescatori più piccoli, che vivono in simbiosi con il mare e sanno, come se fosse una consapevolezza che appartiene da sempre al loro dna, che certi tempi vanno rispettati e che i ritmi attuali del mercato non sono sostenibili per un’attività di pesca a lungo termine. L’attività massiccia dei pescherecci elettrici, inoltre, fa diminuire enormemente per gli altri la possibilità di portare a casa sufficiente pescato, arrecando dunque considerevoli problemi economici.

Watt the Fish: la dura lotta dei piccoli pescatori

Watt the Fish_pesca elettrica - Cinematographe.it

Sono loro, i piccoli pescatori, i protagonisti di Watt the Fish: sostenuti dalla ong Bloom, i lavoratori del mare, non solo degli stati che si affacciano sul Mare del Nord, hanno portato avanti una lotta che è finita nelle aule istituzionali europee, tra vittorie, sconfitte e problemi legati alla farraginosità della burocrazia. Nei circa 50 minuti del documentario, diviso in atti come se fosse una tragedia teatrale, Missud e Hays seguono da vicino i passi degli attivisti, le iniziative per attirare sulla loro battaglia l’attenzione di stampa e governi e il complesso iter normativo affrontato per ottenere dei risultati soddisfacenti. Una storia che è un po’ il corrispettivo “marino” di Davide contro Golia, il capovolgimento del solito pesce piccolo mangiato dal pesce grande.

E, alla fine, i risultati sperati sono in parte arrivati: con 571 preferenze contro 60, il Parlamento europeo ha infatti vietato definitivamente l’utilizzo della pesca elettrica a partire dal 1 luglio 2021, ma i singoli stati potranno applicare il divieto fin da subito oppure vietare la pesca elettrica nella propria fascia costiera fino a 12 miglia nautiche, ossia 22,2 km. In Olanda, inoltre, il numero di pescherecci autorizzati è passato da 84 a meno di una decina.

Le interviste, i filmati e le spiegazioni della voce fuori campo rendono questo documentario un lavoro dal taglio giornalistico che contribuisce a far conoscere allo spettatore una battaglia importante quanto poco diffusa dai principali organi di stampa. E che, soprattutto, sottolinea un concetto molto semplice: per quanto siano lontane o poco inerenti con la nostra quotidianità, non esistono, su questa Terra, battaglie che non ci riguardano.