Vittoria e Abdul

Vittoria e Abdul è il nuovo film presentato fuori concorso alla 74ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia diretta dal regista britannico Stephen Frears (The Queen – La regina, Philomenia, Florence), una simpatica commedia british che aggiunge al solito humour inglese un tocco di ironia in più, muovendosi su di un racconto che tra verità storiche e aggiunte creative rende noto universalmente il legame che la regina di Inghilterra ebbe con un servitore indiano negli ultimi anni della sua vita.

Due occhi azzurri come il ghiaccio che incrociano uno sguardo profondo e scuro simile alla pece quelli di queen Vittoria e del suo inaspettato maestro spirituale Abdul. Mondi diversi che oltrepassano la lontananza di religione, cultura e rango per giungere su un terreno comune fatto di libertà e voglia di imparare gli uni dagli altri.

Vittoria e Abdul – Una regina e un maestro spirituale nell’Inghilterra di fine Ottocento

vittoria e abdulNel 1887, portato in Gran Bretagna per svolgere un’irrilevante funzione imperiale, Abdul Karim (Ali Fazal) finirà per diventare stretto conoscente della regina Vittoria (Judi Dench), affascinata dal bell’aspetto del bruno indiano e nominato, dopo precedenti fasi, suo maestro spirituale. Una conoscenza che porterà la regina Vittoria ad aprirsi sempre di più ai segreti e alle bellezze dell’India infondendo nel palazzo regale un tocco sempre maggiormente orientale, sconvolgendo le buone maniere dell’aristocrazia locale e sfidando le restrittive convenzioni di corte.

Judi Dench non interpreta delle regine, Judi Dench è una regina.  Seppur in vesti stanche, in sovrappeso, con l’età che inesorabilmente avanza solcando un volto sfiorito il quale conta i giorni di un impero mantenuto per lungo tempo, la regina Vittoria interpretata dall’eccezionale attrice inglese riesce a comunicare anche con la più piccola ruga l’animo e i sentimenti di una sovrana soffocata dalle impostazioni del potere e dall’ipocrisia dei suoi sudditi. Come una bambina che scopre con emozione le meraviglie che può offrire un nuovo Paese e sollevata dall’incombenze continue che la vogliono incontrastabile e incontrastata, la monarca troverà nella vicinanza con l’originale Abdul una valvola con cui dimenticare per alcuni istanti l’infelicità di essere regina. Un’attrice dal talento così immenso da consumarsi nel personaggio, facendoci trovare veramente davanti al cospetto della più importante nobildonna inglese dell’Ottocento.

Vittoria e Abdul – I precisi e perfetti costumi del film di Stephen Frears

vittoria e abdulI realizzatori di Vittoria e Abdul rispolverano il cassetto della documentaristica per far tornare alla luce un incontro tanto scandaloso da essere stato quasi nella sua totalità offuscato dalla storia, riportandolo in una chiave che evita melodrammatiche retoriche, ma si costruisce alla base di una divertente commedia dallo stile tipicamente anglosassone. Stephen Frears si affida senza troppo affanno alla sceneggiatura scritta da Lee Hall (Billy Elliot, Orgoglio e Pregiudizio, War Horse), la quale senza eccessive scene madri o marcate sottolineature delinea la relazione di amicizia, stima e affetto reciproco tra la regina e il suo maestro indiano, curandone il contesto ancora troppo chiuso per comprendere la presenza di uno straniero tra i propri corridoi e sul piede di guerra per fare in modo di porre uno strappo tra i due personaggi principali.

Con la solita cura del dettaglio che ripone con attenzione quando va a riproporre un tempo passato, il regista Frears affida l’ideazione dei costumi di Vittoria e Abdul a Consolata Boyle, la quale con impressionante precisione avvolge gli attori in abiti che sembrano essere stati trasportati direttamente da un’altra epoca. Un sofisticato spaccato per mostrare uno dei più bizzarri incontri mai avvenuti, per donare ancora un po’ di spensieratezza ad una regina bramosa di leggerezza e più lungimirante di molti potenti personaggi del presente.

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