Unlocked: recensione del cyberthriller Netflix

Na-Mi perde il cellulare: quando lo ritrova, non può immaginare che per lei sarà l'inizio di un incubo

Unlocked è un film Netflix Original, prodotto dallo Studio N (sussidiaria della Naver Webtoon): tratto dal romanzo dello scrittore giapponese Akira Shiga dal titolo Smartphoneeul Ddeoleoddeuryeoteul Bbuninde, -letteralmente Ho Appena Lasciato Cadere Il Mio Smartphone-. Nel cast Chun Woo-hee, Kim Hee-won, Park Ho-san, Kim Ye-won, Jeon Jin-oh, Kim Joo-ryoung, Lee Jae Woo. Il film è scritto e diretto da Kim Tae Joon.  

Unlocked: cosa succede nel film?

Terminata la giornata di lavoro, Na-mi prende l’autobus e si addormenta. Perde il suo smartphone che le cade a terra quando non se ne accorge, smartphone che contiene tutto ciò che la riguarda. Lo ritrova l’amica tramite una misteriosa telefonata, fatta da chi il telefono l’ha ritrovato, che usa una voce finta per non farsi riconoscere: e che lo restituisce lasciandolo in un negozio che ripara cellulari.

È Jun-yeong, che installa uno spyware nel dispositivo per monitorare la vita quotidiana della ragazza: in questo modo, scopre e spia tutti i movimenti e i dettagli possibili che la riguardano, per avvicinarsi alla fine a lei dopo aver imparato i suoi spostamenti, o suoi hobby, la sua situazione economica e lavorativa, la sua rete sociale.

Il padre di Jun-yeong è un detective della polizia che trova tracce del figlio su una scena di un crimine e inizia segretamente ad indagare su di lui: intanto Na-mi si sente spaventata perché la sua quotidianità sfugge al suo controllo.

Un altro cellulare, un altro orrore

Erano i primi anni Duemila quando dall’Oriente il cinema veniva invaso, una volta e per sempre, dagli horror che mostravano i pericoli e le paure dentro il cellulare, oggetto misterioso che stava invadendo le nostre vite in maniera impercettibile e definitiva.

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Black Mirror ha forse messo un punto sulla narrativa del genere, partita da quel Ringu che vedeva il telefono cellulare come propulsore o catalizzatore di malvagità, un’intrusione diabolica nel privato che metaforizzava i pericoli del progresso incontrollato: perché indiscutibilmente quest’oggetto ha risvegliato paure ancestrali e bisogni primari (quando non patologici), in un crescendo che non accenna a diminuire neanche oggi, dove sembra una macchia nera, anzi un buco nero, che si espande  in modi sempre più incontrollati nella quotidianità, facendo combaciare l’invasività con la necessità.

Kim Tae Joon con Unlocked prende spunto proprio da questo concetto per raccontare quello che all’inizio sembra il solito innocuo thriller tecnocrate, ma che poi fin dalle prime inquadrature si dimostra ben altro.

Sembra quasi che Netflix voglia suggestionare l’inconscio, distribuendo insieme Red Rose e Unlocked, due opere che mirano ad illuminare quei coni d’ombra nei quali la tecnologia si fonde con l’ansia sociale diventando insieme sia soluzione che problema.

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Particolarmente interessante l’uso che Tae Joon fa delle immagini e della loro composizione, per incidere sull’effetto della percezione della storia: dalle prime inquadrature, tutto spinge lo spettatore ad immedesimarsi con la protagonista fondendo il punto di vista in soggettiva, portando al limite il livello di consapevolezza per rendere ancora più urgente il senso di claustrofobia che il furto d’identità può provocare nelle sue vittime.

Probabilmente, Unlocked soffre in più di un passaggio di qualche problema nel conciliare le due maxi-trame che corrono in parallelo: non sempre infatti la linea narrativa è condotta con sicurezza, e alcune volte il ritmo si spezza o si interrompe a discapito di una delle due linee narrative. Un fattore che sottolinea un’indecisione sul focus della storia, divisa tra il commento sociale e un cupo tono da poliziesco.

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Restano sia il profondo senso di disagio che la storia riesce a trasmettere senza utilizzare o abusare neanche una volta di luoghi comuni o scorciatoie, sia l’interesse per numerosi spunti intriganti.

Regia - 3
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 2
Recitazione - 3
Sonoro - 2
Emozione - 3

2.8

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