Una notta violenta e silenziosa: recensione del film con David Harbour

Babbo Natale è meglio non farlo arrabbiare. Una notte violenta e silenziosa è cinema natalizio scorretto e divertente, con David Harbour e in sala dal1° dicembre 2022.

C’è un aspetto della nostra relazione con Babbo Natale che abbiamo sempre dato per scontato e forse è il caso di fare ammenda. Ci pensa Una notte violenta e silenziosa a ricordarcelo, oltre a riempire i vuoti e fare giustizia di certe pagine scure nella vita di un personaggio del quale credevamo di sapere tutto. E invece, salta fuori che non sapevamo un bel niente, ma in fondo una buona storia serve proprio a questo. Alcolici, risate e corpi spappolati. Se questa è la formula, lunga vita al nuovo spirito del Natale.

Una notte violenta e silenziosa; cinematographe.it

In uscita nelle sale italiane il 1° dicembre 2022 per Universal Pictures Italia, diretto da Tommy Wirkola e interpretato, tra gli altri, da John Leguizamo, Beverly D’angelo, Alex Hassell, Leah Brady e soprattutto, nella parte dell’iconico, barbuto e avvinazzato (giusto un po’) protagonista, dall’universalmente amato David Harbour (Stranger Things).

Una notta violenta e silenziosa: Santa Claus is coming to town, prima però assicuratevi di essere nella lista dei buoni

Una notta violenta e silenziosa recensione cinematographe.it

David Harbour, vestito da Babbo Natale, tra un goccetto e l’altro difende una famiglia di sciroccati disfunzionali dall’assalto di un team di mercenari guidati da John Leguizamo, tessera numero uno del Charles Dickens fan club, che non si limitano solo a rubare lo spirito del Natale ma vanno, diciamo così, un po’ più sul prosaico. Se è vero che la forza di un film si intravede anche dal fatto di riuscire a isolarne lo spirito in poche righe eloquenti, Una notte violenta e silenziosa, titolo italiano stiracchiato ma era difficile far di meglio considerando la perfezione sanguinolenta dell’originale (Violent Night), ha vinto la sua partita con la sinossi. La premessa, l’atmosfera, il tipo di umorismo, l’estetica e la filosofia della violenza, tutto concorre a esprimere una forza elementare e riconoscibile. Il film gioca la sua partita sul crinale di un equilibrio paradossale: aggredisce una convenzione dietro l’altra (sul Natale, sul modo giusto di raccontarlo), affidandosi al già visto e già sentito.

Sul fondo della storia narrata in Una notte violenta e silenziosa c’è una processione di cuori spezzati. Il primo è quello di Babbo Natale (David Harbour). Esiste, anche se buona parte del mondo ha smesso di crederci. È stanco, leggermente sovrappeso, ha diversi problemi con le renne (standard professionali sotto il tappeto), è depresso e alcolizzato. Sembra l’ultima persona al mondo a potersi occupare del problemino natalizio della famiglia Lightstone, il matriarcato sconnesso guidato dalla cattivissima e molto cinica Gertrude (Beverly D’Angelo) e completato dai parenti coltelli Jason (Alex Hassell) e Alva (Edi Patterson), fratelli di sangue ma finisce lì, la nuora Linda (Alexis Louder), il genero action star scemissimo Morgan (Cam Gigandet) e i nipoti, su tutti la dolcissima Trudy (Leah Brady). Trudy è una spettacolare ancora di salvezza per il Natale dei Lightstone. Un’altra, è la furia omicida di Babbo Natale.

C’è un motivo in più per finire nella lista dei buoni. Una notte violenta e silenziosa costruisce il suo castello di carte incrociando tre curiose coincidenze. Coincidenza numero uno: Babbo Natale consegna i regali ai Lightstone più o meno nel momento in cui Mr. Scrooge (John Leguizamo) e i suoi mercenari prendono d’assalto la villa, puntando ai soldi nascosti in cassaforte e senza troppa voglia di lasciar testimoni. Coincidenza numero due: non c’è cinismo che tenga di fronte all’innata bontà e alla propensione al calore festivo/festaiolo della piccola Trudy, che tra l’altro è abbastanza sveglia da riuscire a mettersi in contatto con Babbo Natale e a guidare la sua missione di sangue, nel nome dell’amore e dell’armonia familiare, è chiaro. Coincidenza numero tre, decisiva e a suo modo provvidenziale: Babbo Natale, sull’orlo della consunzione psichica e a un mezzo whisky dall’oblio, rispolvera per l’occasione un grado di perfezione omicida che nemmeno uno stage nella mafia russa. Santo di nome, non sempre, fortunatamente, di fatto.

Esistono molti modi di girare una storia di Natale, Una notta violenta e silenziosa lo sa e si costruisce rielaborando numerose influenze

Una notta violenta e silenziosa recensione cinematographe.it

Abbiamo sempre dato per scontato Babbo Natale. Presumendo, non si sa bene perché, che lui per noi ci sarebbe stato a prescindere, ad aiutarci a raccogliere i pezzi del nostro ego sbrindellato, coprendo magagne emozionali con una spolveratina consumista e arrivederci alla prossima. Abbiamo sempre chiesto, mai dato e questo è il problema. Babbo Natale è stanco, perché il mondo appartiene di diritto a bambini viziati e conformisti, perché nessuno si preoccupa di chiedergli come vanno le cose. Una notte violenta e misteriosa prova a recuperare l’autentico spirito del Natale cercandolo nei posti più impensati e adottando il tono più incauto: bagno di sangue e umorismo scorretto, sempre nei limiti della confezione. Mira al cuore dei personaggi per scoprirli, tutti, dal primo all’ultimo, indipendentemente da età-censo-sesso-psicologie, bambini cattivi, tristi, abbandonati. E in cerca di un soffio di calore umano. La magia del Natale è un mistero nato dalla combinazione di due elementi, il più importante dei quali è la disponibilità di un cuore giovane a credere, credere nonostante tutto.

L’altro è la credibilità e il carisma di Babbo Natale. Qui c’è David Harbour che mette alla prova il suo carisma paterno ma non patriarcale; imperfetto, burbero, aggressivo, dannatamente adorabile. Buona parte delle risate del film passano dalla fisicità ingombrante e dal finto cinismo alcolico dell’attore, il Babbo Natale che ci meritiamo nonostante tutto. Il film usa con sapienza ogni variante dell’iconografia natalizia, le renne, il vestito, le esclamazioni, la musica, la carta regalo, tutto, purché serva lo scopo (drammatico) di un’azione violentissima ed esagerata, tanto sopra le righe da risultare innocua. Una notte violenta e silenziosa parte veloce, si perde a metà strada, riempie i tempi morti con una backstory su Babbo Natale francamente superflua anche se di una brevità estrema, insegue costantemente un’irriverenza pop e ritorna sul finale col suo messaggio accogliente e caloroso. Rassicurante, perché la sua è un’originalità di facciata, tutto già fatto e già visto.

Nonostante tutto, nonostante la sostanziale paralisi di idee di un’industria dello spettacolo modellata sui ritmi alienanti della catena di montaggio, produzione seriale e culto della replica, Tommy Wirkola dirige un film orgoglioso di non aver nulla da aggiungere agli originali, cinematografici e non solo, saccheggiati per costruire la storia e l’emozione. Ogni cosa ha già una casa altrove: l’irriverenza, l’umorismo, l’azione, i riferimenti sbattuti in faccia allo spettatore senza troppo gusto per le sottigliezze. E così Babbo Natale sembra girare il suo personale remake di Trappola di cristallo (Die Hard), Trudy rielabora una passione cinefila e voracissima per Mamma ho perso l’aereo, mentre tutti danzano sulle note di un canto natalizio palesemente dickensiano nell’intervallo tra una sparatoria e un’altra. Rielaborazione di idee e spunti con un passato, Una notte violenta e silenziosa partecipa di una certa pigrizia creativa tipica del cinema americano recente, ma lo fa senza nascondersi e, soprattutto, divertendo. Basterà per una piena redenzione critica? Chissà, per il momento, vale la pena di affidarsi al mistero della magia del Natale.

Leggi anche Una notta violenta e silenziosa: il primo trailer italiano del film

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 2.5

2.6

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