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Non c’è niente di meglio di una commedia romantica, magari natalizia, per cominciare a entrare nello spirito festoso e scintillante che prelude il Natale. Netflix, come ogni anno, ha pubblicato una commedia ipersentimentale, Un cavaliere per Natale, film diretto da Monika Mitchell, con Josh Whitehouse e Vanessa Hudgens, che non disattende ogni aspettativa.

La storia inizia nel 1334 a Norwich, dove incontriamo il giovane Cole Christopher Frederick Lyons, un giovanotto affascinante. Per Cole esiste solo un grande obiettivo nella vita: diventare un cavaliere, scopo per cui è pronto a fare qualsiasi cosa. Nella foresta incontra una anziana strega che magicamente lo porta nel futuro. Cole viene improvvisamente catapultato in una piccola città dell’Ohio, molti secoli dopo. Frastornato dagli ambienti e dalle persone così stravaganti, viene accidentalmente colpito da un’auto guidata da Brooke, un’insegnante delle scuole superiori. Convinta che Cole soffra di amnesia, Brooke lo accoglie nella sua dimora, si prende cura di lui e lo aiuta a trovare la sua strada.

Un cavaliere per Natale: il film Netflix con Vanessa Hudgens

Un cavaliere per Natale

Le commedie in cui il protagonista viene gettato improvvisamente in un ambiente estraneo e lontano, un tempo travolgente, sono sempre molto divertenti. Da Kate & Leopold a I visitatori, anche Un cavaliere per Natale fa atterrare il suo protagonista in un ambiente difficile che lo porta a combattere vigorosamente con le norme e i costumi del suo nuovo tempo. Questo genere di commedia tende a seguire una formula abbastanza consolidata che, come in questo caso, risulta alla fine privo di inventiva, emozione e creatività.

Con una trama semplice, già vista e rivista, Un cavaliere per Natale è un film sconcertante che accoglie la sua semplicità, una semplicità che diventa piattezza visiva e dialettica, che non riesce a distinguersi, se paragonato ad altri film di questo genere. La storia è piuttosto semplice e non perde tempo a raggiungere il nocciolo del dramma. La manifesta elementarità espositiva si estende anche all’intera struttura del film, determinata da una sorprendente mancanza di ostacoli drammatici per i nostri due protagonisti. La magia medievale si spegne in un millisecondo e questo cavaliere, che s’invaghisce di Brooke che, ça va sans dire, non crede più nell’amore, non fa altro che perpetuare un canovaccio logoro che ha esaurito la sua forza.

Un cavaliere per Natale è un film vacillante e stereotipato

Un cavaliere per Natale

La sceneggiatura è intessuta di messaggi banali sull’amore: sembra piuttosto priva di fantasia in questo senso. Una monotonia che rende completamente irrilevante l’aspetto del viaggio nel tempo; inoltre la trama sembra fare di tutto per evitare di approfondire troppo il significato del viaggio di Cole, non approfondisce con la giusta intensità il dramma di Cole e Brooke, che desiderano cominciare una relazione – soprattutto come questa potrebbe mai sopravvivere, considerate le loro esperienze di vita.

Tutto l’aspetto visivo, dalle scene, alle inquadrature, alla fotografia, alla scelta di rendere molti ambienti incredibilmente iperluminosi, rende Un cavaliere per Natale ancora più piatto, vacillante e poco attraente; inoltre, dal punto di vista narrativo, come purtroppo spesso ci si aspetta da questi film di Natale, è pieno di cliché, luoghi comuni, stereotipi di ogni tipo. Anche la recitazione sembra ingrigirsi assieme agli scenari e alla storia: tutto posto vicino alla trama sembra diventare noioso. A parte Vanessa Hudgens (che l’anno scorso ha recitato nel film Netflix Nei panni di una principessa), lo standard di recitazione è piuttosto scarso, irrilevante, al limite del ridicolo. Per questo cavaliere del XIV secolo, essere catapultato nell’Ohio dei giorni nostri probabilmente fa la sua fortuna. Meno quella degli spettatori.

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