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In una variegata carrellata di volti famosi, Un buon trip: avventure psichedeliche racconta diverse esperienze legate all’uso di sostanze stupefacenti allucinogene: da Sting a Carrie Fisher, da A$ap Rocky a Anthony Bourdain, molti personaggi noti del mondo dello spettacolo descrivono il loro rapporto con le droghe allucinogene e rispondono alle domande più curiose.

In questo excursus si ripercorrono le esperienze più significative attraversate da queste celebrità, quelle che hanno permesso loro di creare alcune delle loro performance maggiormente conosciute o che comunque hanno loro permesso di vedere il mondo da una diversa prospettiva. Al di là delle categorie etiche e morali, LSD e compagne stanno tornando sulle pagine dei giornali in quanto in molti paesi si sta riaprendo la possibilità di una loro decriminalizzazione in virtù della possibilità di utilizzarle in campo medico. A intervallare le varie interviste compaiono una serie di siparietti divertenti, in quanto estremizzazioni di alcune categorie mediatiche: una rivisitazione in salsa Anni ’70 delle trasmissioni divulgative didattiche e scientifiche e una fiction narra le iperboliche tragedie in cui incorrono un gruppetto di ingenui ragazzini, traviati dalle malsane idee di un loro coetaneo sulla brutta strada.

Un buon trip: avventure psichedeliche – un documentario che cerca di trattare in modo divertente un argomento spinoso

Il tono di Un buon trip: avventure psichedeliche è costantemente ilare, mai polemico, sempre incline a parlare apertamente di un argomento spinoso ma non per questo meno presente nella società, rendendosi anche disponibili a rispondere ai dubbi più ingenui legati a questo tipo di esperienze. Se alcuni personaggi del mondo dello spettacolo hanno fatto dell’uso di sostanze psicotrope una vera e propria bandiera, in questo documentario Netflix ha chiamato al cospetto degli spettatori personalità di altro tipo, unendo alcuni notoriamente ribelli come Natasha Lyonne ad altre voci più inaspettate come Ben Stiller.

Un buon trip: avventure psichedeliche: recensione del documentario Netflix
Una delle tante messe in scena che ripercorrono i “viaggi” dei protagonisti di Un buon trip.

Alternando interviste dal vivo a rappresentazioni al limite della parodia di quelle stesse esperienze raccontate, ancora mescolate con coloratissimi cartoni animati che tanto potrebbero ricordare A midnight gospel (giusto per rimanere in casa Netflix), Un buon trip: avventure psichedeliche riesce a mantenere viva l’attenzione con un ritmo serrato di immagini esplicite e metaforiche molto forti ed evocative, che contribuiscono a rendere molto vivaci le pur brevi interviste ai vari personaggi.

Un dato da non sottovalutare a livello produttivo è la scelta dei volti portati al centro della scena. Le personalità che parlano in prima persona sono trasversali, abbracciano un range di pubblico molto ampio: dai più giovani amanti di Natasha Lyonne e A$ap Rocky, ai cinefili fan di Ben Stiller e Sarah Silverman, agli appassionati di musica con Sting e Ad-Rock dei Beastie Boys, fino a sconfinare negli altri mondi della comunità mediatica con Deepak Chopra e Anthony Bourdain. Ad ampliare ulteriormente il pubblico ammaliato da questi racconti di esperienze dirette, le rappresentazioni fittizie mettono in gioco nomi come Adam Scott, Riki Lindhome e Haley Joel Osment, accaparrandosi cosí anche la simpatia dei seriofili più accaniti.

Un buon trip: avventure psichedeliche: recensione del documentario Netflix
Carrie Fisher durante la sua intervista in Un buon trip: avventure psichedeliche.

Un buon trip: avventure psichedeliche è senza dubbio un’operazione “piaciona” che strizza l’occhio a molti, ma che in fondo convince e si offre a poche critiche. Con il suo andamento variegato e variopinto, i circa 90 minuti che lo compongono passano lasciando un’impressione di amicizia e socialità, con un velo di malinconia che fa avvicinare gli spettatori a quanto narrato sullo schermo.

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