Un bagaglio leggero: recensione del cortometraggio di Alessandro Guida e Daniele Barbieri

Il sentimento centrale di Un bagaglio leggero è la speranza che rinasce dal ricordo.

Vincitore della quinta edizione del noto premio “#afiancodelcoraggio” – ideato da Roche e volto a raccogliere storie di vita realmente accadute raccontate dal marito, compagno, conoscente, padre, nonno, familiare, ma anche collega o amico, che vive a fianco di una donna con una patologia oncologica – Un bagaglio leggero, diretto da Alessandro Guida e Daniele Barbieri, e scritto da Mattia Frignani e dallo stesso Guida racconta il viaggio interiore di due giovani genitori che si ritrovano costretti ad affrontare una lunga notte in ospedale, in attesa dell’ultima operazione cui è sottoposta la figlioletta Beatrice.

La regia attenta di Guida, già conosciuto per diversi corti tra i quali Ricominciare, Nel nome di nessuno e I miei supereroi, si concentra sui volti dei due interpreti principali, Matteo Cirillo e Francesca Bellucci, osservandone gli sguardi e il dolore che ha scavato lentamente sulla loro pelle e dunque nell’animo, per poi trasformarsi nel corso della narrazione in forma di cortometraggio, in speranza. Una speranza che ha un nome, quello di Beatrice.

Ecco dunque il sentimento centrale di Un bagaglio leggero, la speranza che rinasce dal ricordo. I due genitori ricordano infatti un turbolento viaggio in mare che hanno superato soltanto nel corso del tempo e che ora dopo diversi anni mettono a confronto con la notte in ospedale e dunque l’attesa e la speranza che questa volta il mare resti calmo e che non torni la tempesta. Un ricordo che non è vissuto e elaborato soltanto nel sentimento e nell’emotività celata, ma anche nella realtà più concreta, il marito indossa infatti la divisa da capitano, come a darsi forza e così anche alla moglie, probabilmente meno ottimista e pronta a fronteggiare la tempesta.

Un momento più di ogni altro si rivela capace di raccontare il peso e l’importanza del ricordo, quello in cui il padre, seduto sul letto si fa scorrere tra le mani della sabbia conservata all’interno di un barattolo di vetro. Un gesto compiuto nel silenzio e nel buio di una stanza d’ospedale, che rende concreto un semplice dialogo ascoltato poco prima, quello tra i due coniugi che nell’affrontare il dolore e l’attesa ripensano al viaggio più turbolento e indimenticabile mai vissuto, quello sul traghetto, col mare in tempesta, fino al raggiungimento delle sabbie della Sardegna.

Un bagaglio leggero: diario di un’esperienza emotiva

È importante e interessante osservare come Guida, Barbieri e Frignani scelgano di non affidare mai realmente ad alcun personaggio battute di dialogo che abbiano a che fare con la malattia che è poi il nucleo centrale e la spinta narrativa del corto. Non esplicitando la paura, è maggiore la possibilità di scansarla, questo sembra comunicare il corto.

La scrittura di Mattia Frignani, così come le scelte di fotografia di Lorenzo Invernici e di colonna sonora curata da Diego Guarnieri, non fanno altro che sottolineare quanto questa esperienza emotiva di una singola notte sia capace di comprendere contemporaneamente profondità di dolore, speranza e attaccamento alla vita, tra luci soffuse, talvolta calde e talvolta in penombra, ecco l’oscurità e le ombre e poi ancora la luce, questa volta più vitale ed esplosiva, la vita.

Un bagaglio leggero… che prima di divenire tale resta pesante e che diviene leggero soltanto abbracciando la speranza, nell’unione e nell’amore. La sensibilità autoriale di Alessandro Guida è tale da trovare respiro all’interno di ogni singola inquadratura, ogni singolo gesto, ogni singolo sguardo. Rinascere. Rinascere da Un bagaglio più leggero.

Regia - 2
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3
Recitazione - 2
Sonoro - 3
Emozione - 2

2.3

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