Venezia 78 – Ultima notte a Soho: recensione del film di Edgar Wright

Presentato Fuori Concorso nella 78ma edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, Last Night in Soho è l'horror psicologico di Edgar Wright, un incubo ad occhi aperti cullato dalle psichedeliche luci di Londra.

Imperdonabile l’assenza dagli schermi di Edgar Wright in questi ultimi quattro anni. L’ultimo avvistamento risale infatti al 2017, quando le sale accoglievano la sua creatura Baby Driver – Il genio della fuga. Salvato in corner per questo “affronto” al grande pubblico che ne ha sentito la mancanza, la 78ma edizione della Mostra legittima, tuttavia, la sua eclissi, presentando nella sezione Fuori Concorso Ultima notte a Soho (Last Night in Soho), l’ultima – e incredibile – creatura di Wright, qui regista, sceneggiatore e produttore. Annunciato durante una puntata del Saturday Night Live che vedeva ospite una delle due protagoniste (la sempre più richiesta Anya Taylor-Joy), il film è un horror psicologico ambientato in una Londra ambigua a cui piace fare il doppiogioco, e liberamente ispirato dalle atmosfere di Repulsione (Polański, 1965).

Con Thomasin McKenzie, Anya Taylor-Joy e Sam ClaflinLast Night in Soho è in uscita con Universal Pictures nelle sale statunitensi il 22 ottobre 2021 e in quelle italiane il 4 novembre.

Thomasin McKenzie e Anya Taylor-Joy sono Ellie e Sandy in Ultima notte a Soho

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Matt Smith stars as Jack and Anya Taylor-Joy as Sandie in Edgar Wright’s LAST NIGHT IN SOHO, a Focus Features release.
Credit: Parisa Taghizadeh / Focus Features

Londra, 2019. La promettente stilista Eloise “Ellie” (Thomasin McKenzie) vive in un piccolo borgo della Cornovaglia con la nonna, unica tutrice dopo il suicidio improvviso della madre per infermità mentale. Accettata con una borsa di studio dalla UAL – University of the Arts London – la ragazza si trasferisce a Londra per inseguire il suo sogno di lavorare nel mondo della moda, con l’intento di riuscire lì dove la madre aveva fallito. Le abbaglianti aspettative di Ellie vengono presto disattese dal lato oscuro della metropoli, che già in piena luce lascia intravedere tutte le sue deformità. La vita nel dormitorio, sarcasticamente dominato dalla popolare Jocasta (Synnøve Karlsen), diventa insostenibile per Ellie, la cui stravaganza costituisce motivo di scherno da parte dei colleghi, così in piena notte raggiunge l’appartamento in affitto di Miss Collins (Diana Rigg), a Goodge Street, Soho. Quando Ellie scopre che la porta della sua stanza è un ponte diretto con la Londra anni ’60, la sua vita sembra cambiare improvvisamente: nei foschi corridoi psichedelici del Cafè de Paris rimane folgorata dalla fiera, seduttiva, affascinante personalità di Sandy (Anya Taylor-Joy), una blondie con l’ambizione di diventare la nuova voce del locale. La simbiosi emotiva di Ellie, divisa tra i due confini permeabili di sogno e realtà, passato e presente, la costringerà a fare i conti con un oscuro segreto della casa.

Ultima notte a Soho e la colonna sonora eterna di Stephen Price

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Edgar Wright (nota per l’editore: inserire momento di suspense…) è umano, e come ogni essere senziente che si rispetti è mosso da desideri influenzati da sogni, esperienze passate, luoghi visitati e mai più riscoperti. Per Last Night in Soho il regista ha accolto la sfida della sua Central London, per lui casa adottiva negli ultimi venticinque anni, una metropoli irrorata di storia che Wright omaggia ritraendo una Londra ambigua, enigmatica, duplice, a tutti gli effetti terza protagonista. Così come Ellie e Sandy, nemesi esistenziali l’una dell’altra, Londra volta faccia nella tenebrosa discesa nell’Inferno degli anni ’60. Se infatti agli occhi della protagonista Ellie il sogno londinese appare radioso e rassicurante, per Sandy non è che una rivoltante e voluttuosa ostruzione al successo, un’aurea scalinata retroversa, popolata da uomini senza scrupoli pronti ad abusare del loro potere nel dissoluto compromesso del successo.

Nell’evolversi ossessivo delle traiettorie della protagonista, sospese nel tempo da una colonna sonora senza tempo (Stephen Price) tra cui spiccano le provocanti sonorità del brano Downtown nella versione di Petula Clark (Anya Taylor-Joy incanta il palco proponendo una performance divina del pezzo), ricorre incessante nella mente di chi guarda un martellante interrogativo: Chi è Sandy? L’alternativa seducente, creata dalla mente insana della stessa Ellie come evasione dalla realtà deludente? È un personaggio reale, passato o creatura di finzione? Cos’è che lega Ellie e Sandy in questo rapporto simbiotico, carnale, instabile e dalla fisionomia indistinta? Last Night in Soho avvera tutta la sua potenza nel quadro estetico quanto estatico della fotografia di Chung Chung-hoo, una danza di corpi plasmata da una coreografia di lampi allucinogeni blu, viola e rossi che ricordano le atmosfere refniane (The Neon Demon, 2016).

Do you believe in ghosts?

Regia - 5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4.5
Recitazione - 4
Sonoro - 4
Emozione - 4

4.3

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