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La natura nella sua fierezza e nella sua bellezza primigenie, l’armonia di un paesaggio incontaminato interrotta dall’impronta dell’uomo, la capacità di raccontare senza pronunciare parole ma solo attraverso i suoni della natura: sono questi i pilastri su cui Andrea Caccia ha costruito un lavoro come Tutto l’oro che c’è, documentario in concorso nella sezione Nuove Impronte dello ShorTS International Film Festival.

Un cacciatore, un carabiniere, un cercatore d’oro, un ragazzino curioso e un naturista: cinque personaggi che sembrano arrivare da una dimensione altra, lontana, quasi cristallizzata nel tempo, che frequentano, per un motivo o per l’altro, la valle del fiume Ticino, tra Lombardia e Piemonte. Una dimensione di fiaba, quasi, quella tracciata dallo scorrere argenteo del corso d’acqua, dove piante, fiori e animali vivono pacificamente e armoniosamente tra di loro.

Tutto l’oro che c’è: i protagonisti e l’immersione possibile nella natura

Tutto l'oro che c'è - Cinematographe.it

I cinque personaggi su cui si focalizza la macchina da presa di Caccia non sembrano turbare l’ordine delle cose: ognuno di loro (cacciatore compreso, nonostante il suo operato) si inserisce perfettamente nella natura che lo circonda. È nella natura, infatti, che si trova il motivo del loro agire: il cacciatore è alla continua ricerca di prede che si nascondono nella valle; il carabiniere segue una pista tra gli alberi e i ruderi abbandonati per risolvere un caso; l’anziano cercatore d’oro setaccia, con gesti antichi, le acque del fiume nella speranza di trovare un brillio più prezioso; il naturista, stando completamente nudo alla luce del sole, sembra voler entrare in comunione con l’ambiente circostante; il bambino, attraverso giochi, salti ed esplorazioni, apprende nomi e abitudini di piante e animali che affollano la valle.

Cinque esseri umani, di estrazione ed età diverse, che sono ugualmente coinvolti nella vita del fiume. Ed è il fiume, appunto, il protagonista di Tutto l’oro che c’è: il documentario riprende da vicino le attività di questi cinque personaggi – con un realismo delicato, discreto, senza pretese di invadenza – stagliandole però sullo sfondo, perché in primo piano, metaforicamente parlando ma non solo, vi è la valle del Ticino con i suoi abitanti. La macchina da presa di Andrea Caccia dà largo spazio ai luoghi dove tutto si sta svolgendo: in questo senso, assume ancora più importanza la scelta di far muovere i protagonisti umani nel più assoluto silenzio. Un silenzio fatto di assenza di parole, però, perché di suoni, invece, ce ne sono tantissimi: lo scorrere del fiume, il vento che soffia tra gli alberi, il frinire delle cicale, il cinguettio degli uccelli, persino – pare – il ruglio di un orso… Il suono in presa diretta la fa da padrone, mostrandoci come la “musica” non sia un’attività esclusivamente appannaggio dell’uomo: basta imparare ad ascoltare.

L’insegnamento prezioso ad amare la bellezza più “banale”

Tutto l'oro che c'è - Cinematographe.it

Ma se da una parte il silenzio ossequioso dei protagonisti ci fa sperare in un incontro rispettoso con la natura, dall’altra vediamo come tale connubio pacifico non sia poi così semplice: cartelloni stradali ingombranti, infrastrutture abbandonate, ruderi nei boschi, attività fastidiose… L’umanità ha diverse facce: non tutte, purtroppo, sono consapevoli della ricchezza che le circonda, pronte soltanto a far rumore senza porsi all’ascolto dei meravigliosi suoni che un luogo come la valle del Ticino sa produrre.

Anche per questo, Tutto l’oro che c’è è un lavoro che merita attenzione. Andrea Caccia non punta a meravigliare il pubblico, non vuole stupire lo spettatore mostrando immagini straordinarie di eventi naturali sorprendenti: il suo documentario (e le scelte registiche attuate) dà invece importanza alla “banalità” della natura, splendida in ogni sua forma e da apprezzare nella sua essenza. L’oro del titolo, dunque, trascende l’elemento prezioso cercato dall’anziano personaggio: è in un luogo come il fiume Ticino e il paesaggio disegnato dal suo corso che va ricercata, invece, la vera ricchezza.

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