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Con Tre piani – presentato In Concorso nella Selezione Ufficiale di Cannes 2021 Nanni Moretti si discosta per la prima volta da una sceneggiatura originale per adattare il romanzo omonimo dell’israeliano Eshkol Nevo, un’opera dove il piano metaforico sovrasta quello del reale, presentando le vite di tre famiglie, risiedenti sui rispettivi piani di una palazzina di Tel Aviv e accostando agli avvenimenti che coinvolgono i protagonisti profonde simbologie legate alla situazione socio-politica del Paese in cui il testo è ambientato.

Il regista veterano del cinema italiano, molto apprezzato anche in Francia, ha deciso di lasciarsi ispirare dal materiale di partenza per poi stravolgere la storia, innanzitutto ambientandola a Roma, nel borghese quartiere Prati, in una palazzina popolata da famiglie agiate dal punto di vista economico ma decisamente meno per quanto riguarda l’aspetto emotivo.

Tre piani si apre con un evento che stravolge la quiete di una notte qualunque, coinvolgendo immediatamente tutti gli abitanti dello stabile. Ciò che colpisce lo spettatore – fin dalle prime scene del film – è l’asetticità con cui i protagonisti gestiscono la (drammatica) situazione, in un blocco emozionale che permea tutta la pellicola.

La palazzina – a partire dal piano terra –  è abitata da Lucio (Riccardo Scamarcio) e Sara (Elena Lietti), sposi e genitori di una bambina di sette anni che viene spesso affidata alle cure degli anziani vicini di casa, nonostante l’evidente decadimento cognitivo dell’uomo, che instaura un rapporto molto stretto con la piccola; al piano di mezzo vivono invece Monica (Alba Rohrwacher) e Giorgio (Adriano Giannini), una coppia che vive costantemente separata a causa del lavoro dell’uomo. Monica partorisce proprio nel corso di quella notte che cambia per sempre le vite degli abitanti dello stabile, vivendo la paura (legittima) di dover subire lo stesso destino della madre, una donna in cura per delle turbe psichiche che le fanno vivere una costante mania di persecuzione; all’ultimo piano, infine, troviamo Dora (Margherita Buy) e Vittorio (Nanni Moretti), due magistrati che non sono riusciti a stabilire il giusto equilibrio fra regole e libertà col figlio adolescente Andrea (Alessandro Sperduti), nei confronti del quale il padre prova un disprezzo palese, in cui coinvolge la moglie, che si trova a dover scegliere fra figlio e marito.

Tre piani: un film cupo che presenta una società in profonda crisi

Tre piani, Cinematographe.it

Le tre famiglie, che nel testo originale vengono associate alle tre principali strutture della personalità secondo Sigmund Freud (Io, Es e Super-Io), sono tutte accomunate da una tristezza di fondo, rendendo Tre piani un film cupo, in cui non c’è traccia del sottile umorismo che contraddistingue gran parte della filmografia di Nanni Moretti, qui probabilmente incastrato in un materiale di partenza troppo metaforico per riuscire ad abbracciare con naturalezza la sua cifra stilistica sarcastica ma fortemente ancorata al reale.

Tre piani diviene così un film che spiazza, proprio perché non sembra essere farina del sacco del regista, rivelando una fatica notevole nel far capire allo spettatore quale direzione voglia intraprendere, pur riconoscendo l’intento di parlare di un’indesiderabile attualità in cui i sentimenti sembrano essere passati in secondo piano e l’apparenza inganna molto più del dovuto. Dipingendo una società in cui lo status symbol non riesce a compensare paure (spesso irrazionali) e insoddisfazione e – soprattutto –  la galoppante carenza di empatia che caratterizza gran parte delle interazioni umane. In un sterile affresco di vite confinate a coltivare il proprio orticello o – peggio ancora –  dipendenti da rapporti tossici in cui si perde di vista se stessi e ciò che davvero conta.

Tre piani, Cinematographe.it

Tre piani arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 23 settembre, grazie a 01 Distribution; nel cast del film anche Denise Tantucci, Anna Bonaiuto, Paolo Graziosi, Stefano Dionisi e Tommaso Ragno.