voto del pubblico N/A
voto finale
3.7/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Nulla è immutabile. Quel che veicola il regista Joe Odagiri è un concetto semplice. Il mondo, per come lo vede lui e per com’è, vive un continuo progresso, la civiltà si trasforma e ciò che è obsoleto viene lasciato indietro, ai margini della modernità e della società. Le nuove invenzioni rendono le nostre vite più facili, più semplici. Come un ponte, una strada, un mezzo. Ma quando facile è diventato sinonimo di felice? Che cosa comportano questi cambiamenti? They Say Nothing Stays the Same (Aru Sendo No Honashi) risponde a queste domande: il nuovo film di Joe Odagiri – che da attore (ha lavorato con Kiyoshi Kurosawa, Kim Ki-duk e Hirokazu Kore-eda) si sposta dietro la macchina da presa – presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 76, ci racconta la solitudine, il progresso e la natura, tanto cara al regista.

Il protagonista è Toichi, un barcaiolo che da tutta la vita trasporta gli abitanti che vivono sul lato del fiume verso la città sull’altra riva. Non ha molti amici se non il giovane Genzo, che lo va a trovare e saltuariamente condivide con lui momenti di vita quotidiana. Qualche centinaio di metri più in là dei muratori si accingono a costruire un ponte. Quel ponte porrà fine al suo lavoro: finalmente nessuno dovrà più salire sulla sua barca, piccola, lenta e inospitale. Alcuni dei suoi passeggeri più giovani lo trattano già come una reliquia, uniti nella derisione della sua vita semplice. Un giorno la barca di Toichi si imbatte nel corpo di una misteriosa ragazza. Non è chiaro chi sia e come sia arrivata lì, ma Toichi le dà un posto dove stare, ignaro del fatto che questo gli causerà grandi cambiamenti.

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They Say Nothing Stays the Same: il film Joe Odagiri a Venezia 76

Joe Odagiri dirige un’opera malinconica, poetica, che osserva con grande rispetto e amore la vita bucolica di Toichi, la sua semplicità, il suo affetto per un lavoro dignitoso, umile, che difende con onore. Il film del regista giapponese è pieno di simbologie: la volpe, il vento, il fiume, la solitudine, la tristezza, la morte. Toichi è un barcaiolo, un traghettatore, simbolo giapponese, e non solo, del passaggio dalla vita alla morte. Toichi traghetta persone, traghetta anime, è una sorta di Caronte dimesso, felice di quel che fa, chiuso nel suo isolamento.

Toichi ritrova nelle acque del fiume una ragazza che credeva morta, una ragazza rimasta senza memoria, senza passato, senza destino. Proprio come se avesse toccato le sponde del fiume Lete, il fiume dell’oblio, in cui si dice che si lavino le anime per dimenticare le loro colpe terrene. Quella ragazza lo aiuterà ad affrontare un cambiamento, il cambiamento più importante del suo tempo. Toichi è un personaggio che raramente si vede in una pellicola: gentile, pacato, in pace con il mondo, dedito al suo ruolo di traghettatore.

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They Say Nothing Stays the Same: nulla è immutabile

Il suo invecchiare è molto meno spaventoso della vera minaccia alla sua vita: il progresso. Toichi non si rende conto di ciò che sta per accadere, sa che quel ponte è un bene, per tutti. Non è pronto ad affrontare la modernità, laddove la sua modernità è racchiusa in una ciotola di riso, in un piatto di miso cotto su pietra e in un uomo che porta le persone da una riva all’altra, senza tempo, senza pensare che quel ponte, un giorno, lo lascerà indietro e sarà la sua rovina.

Il mondo deve andare avanti. They Say Nothing Stays the Same racchiude tutto questo: è un film filosofico, allegorico, che fotografa con malinconia una piccola parte di mondo e un piccolo uomo di cui, presto o tardi, tutti si dimenticheranno. Un mondo che non userà più la sua barca, che non ascolterà le parole di quell’uomo che conosce quel fiume più di ogni cosa. Un ponte non può parlare, un ponte non ricorda, non conosce la riva, non sa come attraversare il fiume, da che punto è più alto o più basso. Un ponte non salva le vite di chi scivola nel fiume. Un ponte non vede, unisce solo due punti lontani. Nulla è immutabile, è vero. Forse è un bene. Forse l’unica salvezza è semplicemente allentare l’ancora e cambiare riva.