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The Yin-Yang Master: Dream of Eternity non è un semplice wuxiapian, film di cappa e spada intriso di eccezionali coreografie con eroi marziali dall’animo puro. È la sua – forzando un po’ la mano – evoluzione: non solo avventura e codici cavallereschi, ma anche sullo sfondo un tocco di thriller a tinte gialle, con un’indagine da portare a termine. Se, quindi, i riferimenti più facili e immediati sono La tigre e il dragone e La foresta dei pugnali volanti, la pellicola di Guo Jingming sembra in verità anzitutto rifarsi alla saga di Detective Dee iniziata nel 2010 da Tsui Hark.
Un sottogenere molto amato dal pubblico asiatico, come dimostra il successo di The Yin-Yang Master, uscito nei cinema cinesi il 25 dicembre 2020 e diventato uno dei maggiori incassi di stagione. Come studio sui trend cinematografici non americani e non europei, l’action fantasy distribuito da Netflix a partire dal 5 febbraio è un modello esemplare. Come congegno di puro intrattenimento per una platea poco avvezza ad un certo tipo di narrazione però, funziona – inevitabilmente – meno.

The Yin-Yang Master: Qingming e il destino del mondo

The Yin-Yang Master: Dream of Eternity - Cinematographe.itTratto dal romanzo giapponese Onmyoji, scritto da Baku Yumemakura, questo “sogno d’eternità” a occhi aperti ci offre un prologo decisamente suggestivo ed efficace: ci sono un maestro pronto al sacrificio, un allievo disciplinato ma non ancora del tutto formato e un Serpente del Male che si risveglia ogni 100 anni cercando di liberarsi dalla prigione in cui è costretto. La missione è dunque tutta qua: proteggere l’imperatrice sconfiggendo il demone, compito di cui si occupano quattro maestri Yin-Yang.

Tra di loro c’è Qingming, che inizia forzatamente a collaborare col maestro Boya quando le cose iniziano a farsi misteriose e l’ombra dell’omicidio cala nella corte imperiale. Nella sua prima metà The Yin-Yang Master sembra quasi un dramma da camera, uno whodunit hitchcockiano con la caccia al colpevole. Non v’è alcun dubbio però che l’intento principale sia quello di abbagliare lo spettatore, con un impianto estetico fatto di voli pindarici e visioni mostruose che davvero nulla ha da invidiare ai blockbuster hollywoodiani.

I demoni sotto la pelle

The Yin-Yang Master: Dream of Eternity - Cinematographe.itA mancare (considerando anche la durata piuttosto estesa dell’opera, 132 minuti) è un po’ la coesione narrativa: l’attenzione è talmente concentrata sulla raffinatezza dei costumi e delle ambientazioni da mettere in secondo piano l’effettiva intelaiatura della storia. Si procede per grandi scene madre, suddivise in compartimenti stagni che troppo spesso non dialogano tra loro. Non contribuisce neanche l’esilità dello script, che è fin troppo semplicisticamente basato sul confronto tra opposti: demoni contro esseri umani, yin contro yang, passato contro presente.

Va da sé che la soluzione dell’intreccio – senza raccontare troppo – riporti alla necessità della compenetrazione delle parti: il bene e il male coesistono nel mondo, stimolandosi e frenandosi a vicenda. Proprio come lo yin e lo yang, polarità energetiche in armonia solo quando in piena convivenza tra loro. La morale quindi, sufficientemente prevedibile e in piena sintonia con lo spirito epico del prodotto, è servita sul classico piatto d’argento: se vogliamo lasciare un’impronta nel mondo, occorre accettare la logica degli opposti. Compresa quella di un film esteticamente strabordante, sorprendente e potente e contenutisticamente povero, risaputo e debole.