The Road: recensione del film con Viggo Mortensen

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The Road è un film del 2009 diretto da John Hillcoat e basato sull’omonimo romanzo di Cormac McCarthy (premiato con il Pulitzer nel 2007). Protagonisti del film sono Viggo Mortensen e l’allora tredicenne Kodi Smit-McPhee, supportati in ruoli piccoli ma fondamentali da Charlize Theron, Robert Duvall e Guy Pearce. Dopo la presentazione in concorso alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, The Road ha ricevuto uno scarso riscontro di pubblico, riuscendo a malapena a coprire i costi di produzione.
The Road

In un mondo scarno e desolato sopravvissuto a una non meglio specificata catastrofe globale, un uomo (Viggo Mortensen) e suo figlio (Kodi Smit-McPhee) percorrono a piedi gli Stati Uniti con l’obiettivo di arrivare a sud, dove presumono di trovare un clima migliore rispetto al gelo che li attanaglia. Muniti di un solo carrello della spesa in cui riporre i pochi oggetti utili al loro sostentamento, padre e figlio si fanno forza l’uno con l’altro in questo difficile e lungo viaggio in mezzo a gelo, stenti, cannibali e ladri, che diventa anche un’occasione per approfondire il loro rapporto e per rivalutare le loro posizioni sul mondo e sull’esistenza umana.

The Road

The Road ci mostra in maniera realisticamente crudele un mondo totalmente privo di speranza e spogliato letteralmente di tutta la sua bellezza

Il cinema ha ormai sviscerato il genere post apocalittico in tutte le sue declinazioni, da quella più prettamente action (la saga di Mad Max o il seminale 1997: Fuga di New York) a quella più tipicamente fantascientifica (citiamo per esempio The Day After e L’esercito delle 12 scimmie), senza dimenticare la deriva horror (28 giorni dopo, Io sono leggenda). L’elemento di novità apportato al genere da The Road non risiede quindi nei risvolti della trama o nei registri narrativi che vengono utilizzati per snodarla, ma nell’approccio stilistico e morale usato da John Hillcoat in questa sua splendida pellicola.

The Road ci mostra in maniera realisticamente crudele un mondo totalmente privo di speranza e spogliato letteralmente di tutta la sua bellezza, in cui è diventato ipotizzabile, comprensibile e perfino accettabile attaccare il prossimo per un utensile o un tozzo di pane e spiegare al proprio figlio come utilizzare la pistola per uccidersi in caso di estrema necessità. Non esiste più alcuna traccia della civiltà: non servono più i nomi propri, non ci sono più fonti di energia, non vige più alcuna regola civile o morale. Tutto è dominato da una natura severa e minacciosa, che si frappone silenziosamente ma decisamente fra i pochi superstiti e la loro legittima volontà di sopravvivere.

The Road fugge da ogni pretesa ambientalistica o morale

The Road fugge da ogni pretesa ambientalistica o morale, evitando di spiegare cause e modi che hanno portato alla distruzione del mondo come lo conosciamo e affidando la narrazione del passato dei protagonisti a pochi ma ben inquadrati flashback, in cui vediamo anche il terzo fondamentale membro di questa famiglia, ovvero la madre (interpretata dalla sempre formidabile Charlize Theron). Il focus del racconto diventa così il rapporto fra padre e figlio, che affrontano questa catastrofe fianco a fianco ma con un approccio diametralmente opposto, che sottintende a due antitetiche visioni dell’esistenza umana.

Viggo Mortensen mette magistralmente in scena un uomo che ha vissuto il mondo precedente al disastro, e che ora si ritrova senza più appigli o punti di riferimento, scarnificato nel corpo e nello spirito e mosso solo dall’istinto di sopravvivenza e dalla necessità di proteggere il figlio, mettendolo in guardia da tutti i pericoli circostanti e assumendo un modo di agire e pensare progressivamente più cinico ed egoista, necessario per salvare la pelle in un ambiente tanto difficile e insidioso. Il figlio dal canto suo non ha ricordi della civiltà, essendo cresciuto a catastrofe già accaduta, e diventa così un perfetto contraltare del padre, contrastando le sue scelte con la purezza e l’innocenza tipiche dei bambini, anche nelle situazioni più estreme e pericolose.

The Road: un insolito, anomalo e struggente racconto di formazione

Con il passare dei minuti, The Road si svincola dalla mera trama, mettendo in scena un trattato sull’indole più intima e nascosta del genere umano, in cui la spesso artificiosa distinzione fra bene e male ha lasciato il posto a un mondo nuovo, in cui l’amore per i propri cari deve convivere con la solitudine, la disillusione e la violenza. La pellicola di John Hillcoat diventa così un insolito, anomalo e struggente racconto di formazione, in cui le ombre degli esseri umani che furono si incontrano e si scontrano lungo i rispettivi cammini dal nulla verso il nulla, lasciandosi dietro solo desolazione e disperazione.

The Road stupisce anche per la solidità di ogni suo comparto tecnico: dall’efficace sceneggiatura di Joe Penhall alla solida regia di Hillcoat, senza dimenticare le splendide musiche di Nick Cave. Impossibile inoltre non citare la straordinaria fotografia di Javier Aguirresarobe, che con colori grigi e desaturati rende sapientemente tutta la desolazione di questo nuovo mondo, e le splendide prove dei due protagonisti, con il giovanissimo Kodi Smit-McPhee che tiene abilmente testa a un mostro sacro come Viggo Mortensen, autore dell’ennesima prova memorabile della sua carriera

The Road: un film estremo e disperato

The Road

The Road è un film estremo e disperato, inadatto agli stomaci deboli non tanto per la violenza mostrata su schermo, ma piuttosto per la ben meno sopportabile violenza psicologica su cui è imperniato il racconto, che mette in discussione tutti i punti fermi della nostra società senza mai mostrare una luce in fondo al tunnel, neanche nel solo superficialmente consolatorio finale. Una pellicola prevedibilmente e ingiustamente trascurata dal grande pubblico, a cui solo il tempo saprà probabilmente attribuire tutti i pregi e i meriti.

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