The Interpreter: recensione del thriller con Nicole Kidman e Sean Penn

The Interpreter è un thriller politico diretto da Sidney Pollack con Nicole Kidman e Sean Penn. Qui la nostra recensione del film

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Intrighi internazionali, guerra civile e ricerca disperata di pace, individuale e collettiva: sono gli ingredienti del thriller politico The Interpreter, con protagonisti Nicole Kidman e Sean Penn. Il film è diretto da Sidney Pollack (Il socio) e scritto da Charles Randolph (La grande scommessa), Scott Frank (Logan) e Steven Zaillian (Exodus – Dei e re).

La pellicola racconta la storia di Silvia Broome (Kidman), un’interprete delle Nazioni Unite cresciuta nella Repubblica africana di Matobo, Paese distrutto dalla guerra civile e dalla pulizia razziale compiuta dal suo presidente, Edmond Zuwanie, di cui attualmente l’ONU sta valutando l’incriminazione. Una sera Silvia ascolta per caso una conversazione in Ku (la lingua del Matobo), nella quale si discute di un complotto per uccidere proprio Zuwanie che si presenterà a New York per tenere un discorso davanti alla commissione. La donna decide di denunciare ciò che ha sentito, esponendosi così ad un grande pericolo. La sicurezza della donna e, al contempo, di Zuwanie, viene affidata a due agenti della CIA, Tobin Keller (Penn) e Dot Woods (Catherine Keener). Le indagini hanno inizio e ben presto sarà chiaro che nulla è davvero come sembra: tutti hanno qualcosa da nascondere.

The Interpreter ha tutti le caratteristiche necessarie per essere un thriller di successo:

ha una trama avvincente, un sottobosco politico fittizio ma plausibile (secondo alcuni il parallelismo tra lo stato di Matobo e lo Zimbawe è palese, considerando anche le somiglianze molteplici tra il finto dittatore e il leader della nazione africana Robert Mugabe), due protagonisti famosi, bravi e belli e una regia scattante, l’ultima di Sidney Pollack, morto nel 2008. Il film si pone grandi ideali di pace e di risoluzione dei conflitti in pieno stile ONU, con la volontà di trovarsi a metà strada, di seguire le regole, piuttosto che imbracciare un mitra. Obiettivi nobili, perseguiti con mezzi interessanti, insomma.

The Interpreter si muove a furia di colpi si scena, non tutti efficaci, ma di colpi di scena sempre si tratta.

La pellicola si sforza di stupire e – innegabilmente – funziona. Funziona il cardiopalma delle scene d’azione e delle corse contro il tempo (tante), funziona l’intensità emotiva dei suoi protagonisti distrutti da una vita crudele, funziona l’intrigo, la trama intricata che – durante i titoli di coda – ci lascia intenti a pensare cosa avremmo fatto al posto della protagonista. La tensione dello spettatore si muove avanti e indietro, su e giù, come sulle montagne russe, persa tra momenti sentimentali e attentati terroristici. Pollack gioca con le emozioni, con la rabbia, con il desiderio onnipresente di vendetta.The Interpreter

A farla da padroni sono quei due protagonisti stellari, pilastri della loro generazione hollywoodiana. Da una parte abbiamo la bella e bionda Nicole Kidman, intensa, ma sempre troppo controllata. Quel viso perfetto, etereo, viene raramente scalfito dalle emozioni, quelle vere. Dall’altro lato abbiamo l’attore metodico, sempre credibile: Sean Penn passa dalla durezza di un agente della CIA alla vulnerabilità di un uomo che ha perso la moglie, tutto condensato in un susseguirsi di sguardi che sostengono l’intera interpretazione. Attorno a loro tutti gli altri sono comparse (sempre e comunque orchestrate nel migliore dei modi).

Ogni ingrediente è adeguato, inserito nel punto giusto, con la corretta quantità, eppure  a The Interpreter manca qualcosa.

Manca credibilità, manca l’elemento che renderebbe il tutto memorabile. The Interpreter è un thriller ben confezionato, ma manca di verità. I colpi di scena ci sono, ma sono per lo più prevedibili. I protagonisti sono validissimi interpreti, ma i loro personaggi peccano di profondità narrativa. La regia di Pollack è innegabilmente ben fatta, ma non guizza, non rimane impressa, non si nota come dovrebbe. The Interpreter ha buona capacità, una base solida, è intelligente; a mancare è, forse, la giusta applicazione di tutte queste doti che, inevitabilmente, si perdono per strada lasciando solo lo scheletro di un thriller fascinoso.

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