The Eagle: recensione del film con Channing Tatum sulla leggenda della IX legione

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The Eagle (QUI la scheda del film), diretto da Kevin MacDonald, è tratto dal romanzo storico L’Aquila della IX Legione, scritto da Rosemary Sutcliff, e rappresenta uno dei vari tentativi da parte della fantasia di riproporre la storia (ancora avvolta nel mistero e nella leggenda) riguardante la fine della IX Legione Hispanica. Si tratta di uno dei più affascinanti misteri della storia antica, la scomparsa cioè, di più di 5000 legionari romani, che nei secoli non ha trovato alcuna soluzione ed anzi, ha dato adito alle più diverse teorie e ricostruzioni.

Le ipotesi sono sostanzialmente due: tale legione secondo la maggioranza degli storici sarebbe finita distrutta durante la rivolta in Giudea del 132 d.c., oppure ad opera dei Parti (nemico storico di Roma in Medio Oriente) circa trent’anni più tardi. Tuttavia per molti anni diversi studiosi britannici hanno suggerito che la IX Legione fosse stata massacrata dalle popolazioni scozzesi, durante un fallito tentativo di imporre l’autorità romana in quelle terre selvagge. Oggi sappiamo che non è così, tuttavia tale ipotesi ha fornito materiale a romanzieri, fumettisti e registi per molto tempo (nonché molti professori universitari, inutile negarlo).

The Eagle è il secondo film dedicato alla versione “britannica” della storia, dal momento che un anno prima, nel 2010, era uscito Centurion, con Michael Fassbender come protagonista. Gli eventi sono in tutto e per tutto fedeli all’intreccio creato nel 1954 dalla scrittrice inglese.

Tutto comincia con l’arrivo presso un forte romano in Britannia del nuovo giovane comandante: Marcus Flavio Aquila (si lo sappiamo già il cognome è da sbellicarsi dalle risate, ma non lo hanno chiamato Gigi o Francesco almeno) figlio di uno dei comandanti della scomparsa IX Legione. Marcus (un tenebroso Channing Tatum) ha solo vaghi ricordi del padre, che vide per l’ultima volta da bambino, ma per la sua famiglia l’evento ha comunque generato disonore e imbarazzo. La stessa notte del suo arrivo il forte è attaccato dai guerrieri della tribù locale, che respinti sanguinosamente cercano di costringere i legionari ad uscire dal forte la mattina dopo, mostrando dei soldati romani presi prigionieri alcuni giorni prima.

Nonostante l’assoluta certezza di un tranello, Marcus fa uscire parte degli uomini dal forte, guidando una sortita con cui riesce a liberare i prigionieri. Tuttavia il capo dei guerrieri caledoni (un quasi irriconoscibile Mark Strong) carica il contingente romano con dei carri da guerra. Deciso a salvare i suoi uomini, Marcus si lancia contro il carro del capo, riuscendo a fermarlo, ma rimediando una ferita che, nonostante gli onori e le decorazioni, ne comporta il congedo dall’esercito romano. In preda allo sconforto, Marcus viene portato dallo zio (Donald Sutherland) a vedere uno spettacolo di gladiatori, dove rimane colpito dal coraggio di uno schiavo britanno, a cui riesce a salvare la vita.

Lo schiavo si chiama Esca (Jamie Bell, ce lo ricorderemo sempre col tutù, anche in The Eagle) e nonostante l’odio che nutre per i romani, giura di servire fino alla morte Marcus che ha intenzione di usarlo come guida per un viaggio tra le terre selvagge del nord.

Ha infatti raccolto voci riguardanti l’apparizione dell’aquila della IX Legione tra i barbari a nord del Vallo Adriano, e ha deciso di riscattare l’onore della sua famiglia trovando la preziosa insegna; in questo modo Marcus potrà anche far luce sul destino del padre. Comincia un viaggio in cui il rapporto tra Marcus ed Esca subirà enormi stravolgimenti e che porterà entrambi non solo alla soluzione del mistero, ma anche a misurarsi con le avversità di una natura selvaggia e crudele quanto le tribù che la abitano…

Kevin MacDonald è il regista di The Eagle che ha vinto un’Oscar con il documentario Un giorno a settembre e ha conquistato fama internazionale con il bellissimo l’Ultimo Re di Scozia.

Da sempre le sue opere si concentrano sulla Storia (anche quella non ufficiale), la ricerca della verità, la menzogna e hanno nell’amicizia virile una componente ricorrente. Ciò si è visto non solo con il film dedicato al sanguinario Idi Amin Dada, ma anche con State of Play, Black Sea e in numerosi documentari (che rimangono la forma espressiva a lui più congeniale). The Eagle ha in fin dei conti una regia abbastanza robusta, esperta e in grado di creare scene di grande bellezza e fascino; MacDonald riesce quasi sempre a coinvolgere lo spettatore e a renderlo partecipe di quella che in fin dei conti semplicemente una grande e terribile avventura, un’immersione nella Britannia antica. Tuttavia gli manca il tocco, la visione, quel qualcosa in grado di renderlo originale e lontano dai cliché del peplum hollywoodiano. Il che è strano visto che si parla di MacDonald.

The Eagle purtroppo ha anche altre debolezze, prima fra tutte proprio i due protagonisti.

Tatum è un attore americano tra i più enigmatici, sovente contrapposto a Chris Evans, è stato protagonista di film commerciali di grande successo (Step Up e G.I. Joe su tutti) ma anche di pellicole più raffinate (Stop-Loss, Foxcachter e Side Effects per esempio) ma non è mai riuscito a staccarsi dall’immagine del classico macho americano tutto surf e mossette. Tatum inevitabilmente non ha molta credibilità nei panni di un centurione romano, sia per la scarsa “romanicità” dei lineamenti che per i ruoli che ci ha abituato ad interpretare. In effetti ci si aspetta ogni due minuti che cominci a fare uno spogliarello o a sparare da un mitra. Jamie Bell se la cava un pelino meglio, ma non riesce a dare al suo personaggio una grande personalità e alla fin fine si aggira musone e inespressivo per tutto il film.

In questo bisogna aggiungere che entrambi sono poco aiutati dalla sceneggiatura di Jeremy Brock (Ritorno a Brideshead e altri due film sopracitati di MacDonald tra i suoi lavori) che ha commesso l’errore di legarsi troppo al romanzo di Sufcliff, che per quanto bello e coinvolgente, per temi, dialoghi, profondità dei personaggi sempre al 1954 appartiene. Sovente in The Eagle la storia si appiattisce, si sfilaccia, non sorprende e scivola nel tronfio, nel retorico e finisce per assomigliare in tutto e per tutto a certi orrendi romanzi storici scritti da Valerio Massimo Manfredi (si sono orribili. Un crimine al buongusto. Deal with it).

Peccato perché la fotografia di Anthony Dod Mantle in The Eagle (Oscar per The Millionaire) è stupefacente.

Valorizza i stupendi e primitivi paesaggi della Scozia, Inghilterra e Ungheria, e Mantle è maestro nell’alternare colori, paesaggi, luci ed ombre che si collegano in modo perfetto all’iter narrativo. Disastrosa invece la colonna sonora di Atli Orvarsson che non cattura, non attrae e sovente appare fuori luogo, con motivi poco ispirati e il perenne suono delle cornamuse che fa sovente scivolare il tutto nel comico involontario.

Così come Tatum non ha retto nel tempo il confronto con Evans, bisogna ammettere che questo The Eagle non regge il paragone con quel Centurion che sicuramente ha saputo rendere molto più onore alla IX Legione e al suo misterioso destino.

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