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“Uno dei migliori film dell’anno”, recita lo strillo nella locandina internazionale di The Cooler. E in effetti, cast & credits alla mano, è difficile immaginare come questo film sia finito così clamorosamente nel dimenticatoio. A volte succede: incastrate fra decine di altre pellicole magari di maggior richiamo, o magari destinate a fare da asso pigliatutto per quanto riguarda premi, accoglienza del pubblico ed esaltazione della critica, esistono innumerevoli piccole opere d’arte che arrivano a un passo dalla gloria finendo poi per essere facilmente dimenticate. In attesa di futura rivalutazione.

È il caso di The Cooler, ovviamente, che nel 2003 raggranellò svariate nomination (agli Oscar, ai Golden Globe, al Sundance) finendo poi però schiacciato dal gigantismo di Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re, di Mystic River e di Lost in Translation (tanto per i citare i titoli più gettonati). Un gioiello da riscoprire, a distanza di oltre 15 anni, in virtù dell’ispiratissima regia di Wayne Kramer – che non ha mai più purtroppo eguagliato quel risultato – e di un terzetto di attori in stato di grazia: William H. Macy, Maria Bello e Alec Baldwin, sconfitto agli Academy Awards dall’imprendibile Tim Robbins.

The Cooler: vivere e morire a Las Vegas

The Cooler cinematographe.itA volo d’uccello planiamo su Las Vegas, la cosiddetta Città del peccato, per calarci fin da subito nell’atmosfera che andremo a vivere: The Cooler racconta di Bernie Lootz e della sua fondamentale funzione all’interno del casinò Shangri-La. La sua missione è quella di far perdere i clienti nel momento in cui stanno vincendo troppo (“Turn winners into losers”), per dare profitto al proprietario. Bernie è un signor nessuno, un perdente professionista, ma dotato di uno “sfortunato” tocco magico che lo rende imprescindibile. Non ha un passato – o meglio, ne ha uno che sotterra sotto il tappeto – ma vuole avere un futuro, anche se non è ancora ben chiaro quale possa essere.

Sceneggiato da Frank Hannah assieme al medesimo Kramer, The Cooler ha uno strano modo di essere lineare e contorto allo stesso tempo, perché mentre ci muoviamo sulla superficie brillante e lustra della storia, gli sviluppi inaspettati si muovono al di sotto di essa. Col passare dei minuti capiamo – e scopriamo – che c’è molto più di quanto sembri inizialmente, e di quanto la cura del dettaglio (nel tratteggio di ambienti e personaggi) riesca assieme a toccare le corde della gentilezza e della brutalità, della vaga approssimazione e dell’estrema introspezione psicologica.

The Cooler: old school vs business school

The Cooler cinematographe.itLa carica emotiva della vicenda passa anche attraverso la tridimensionalità delle sottotrame, delle parentesi che avanzano parallelamente alla sinossi principale possedendo uguale dignità. Prendiamo, ad esempio, Shelly, lo spietato – e, assieme, caritatevole – boss della casa da gioco; non è semplicemente un elemento nella vita di Bernie, ma è un personaggio indipendente con un dilemma tutto suo. Che, nello specifico, riguarda il futuro dello Shangri-La: alcuni nuovi investitori vorrebbero trasformarlo in una moderna “macchina da soldi” adatta anche alle famiglie, mentre lui nostalgicamente (“La nostalgia è bellissima. Noi amiamo la nostalgia. Ma la nostalgia appartiene ai musei, non ai casinò”, dirà il suo socio in affari Larry Sokolov) pretende di mantenere tutto intatto, continuando a credere fermamente in una old school di classe destinata inevitabilmente a morire.

Potremmo dire che lo Shangri-La è vecchio stile esattamente come The Cooler è volutamente vecchio stile: un film fuori tempo massimo, attraversato dagli stilemi tipici del cinema noir e da alcune necessarie semplificazioni che rendono i protagonisti ancora più logori, reali, disillusi. Archetipi e modelli di un mondo che non esiste (più) e di un’esistenza energica, disordinata e sudata che in alcuni passaggi sfiora il sublime. Soprattutto nel momento dell’ingresso in scena della luminosa e stropicciata cameriera Natalie Belisario, che stravolgerà tutti i piani di Bernie.

The Cooler: una seducente favola di redenzione

The Cooler cinematographe.itSe una delle caratteristiche principali del sopraccitato noir è la presenza della femme fatale portatrice di inganni, doppi giochi e sofferenza, qui siamo in presenza di una lady luck, ovvero di una ragazza che porta fortuna. Nonostante sia difficile credere a una storia d’amore reale fra due caratteri così diversi, siamo comunque portati a farlo da un lato dall’interpretazione di Maria Bello (mai così in parte, mai così convincente e verosimile) e dall’altro da una sorta di “giustizia poetica” che rende credibile una relazione all’insegna della tenerezza, della goffaggine e della sensibilità. Del resto, per lei, Bernie è “Un esempio di decenza in una città piena di squali, truffatori e predatori”. Crediamo a questa favola perché vogliamo crederci, e questo è un altro merito di uno script che pur surfando sugli stereotipi e mettendo a dura prova lo scetticismo del pubblico, mantiene una propria ammirevole integrità e coerenza.

Natalie non solo non spezza il cuore di Bernie, ma si innamora di lui e ripara il suo sfortunato karma, disinnescando la sua curiosa maledizione. E The Cooler, in fin dei conti, potrebbe non essere altro che il sogno di un uomo sconfitto che immagina come la sua vita avrebbe potuto essere, nel momento in cui, al tavolo del bar del casinò, incrocia per la prima volta lo sguardo di una ragazza da cui resta folgorato, ma che lo ignora e che anzi lo tratta con estremo distacco. È questo forse, in ultima istanza, a rendere The Cooler un film che merita di essere recuperato e amato: il suo cuore, la sua anima, la sua umanità. Elementi che superano ampiamente le sue imperfezioni e i suoi limiti.

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