Venezia 77 – Figli del sole: recensione del film di Majid Majidi

Il film del regista Majid Majidi sulla ricerca di un tesoro da parte di un gruppo criminoso di bambini.

Che cos’è per ognuno di noi un tesoro? Per alcuni è un bene materiale, per altri una persona o un famigliare caro, per altri ancora un sogno che potrebbe, un giorno, diventare realtà. Ma c’è anche per chi un tesoro è, semplicemente, un tesoro, fatto di oro e denari che renderebbero chi lo possiede sovrano a vita. Ma, anche senza desiderare la ricchezza infinita e senza presentare alcuna smania di potere, c’è chi per quelle agevolezze si affaccenderebbe solamente per regalare una vita decente e dignitosa alla propria madre o per non dover più continuare a perpetrare in una via criminosa che sembra l’unica soluzione per sostentarsi.

È ciò che il tesoro rappresenta per il protagonista Ali di Figli del sole (Khorshid), film del regista Majid Majidi che dal gioco della ricerca di preziosi depositati nei sotterranei di una scuola trasforma ben presto questa missione del gruppo di personaggio principali in un’opportunità irripetibile per i giovanissimi, costretti tutti a mantenere se stessi e le proprie famiglie in assenza di qualsiasi figura paterna e genitoriale. Ma per scavare nella terra impastata di una proprietà privata come la scuola del sole nell’opera di Majidi, per i ragazzini sarà necessario iscriversi all’istituto ricevendo, per la prima volta nella loro vita, un’educazione. Non più solamente il modo più veloce per rubare le ruote a una macchina o nel dare correttamente una testata, ma un vero e proprio insegnamento che toccherà i personaggi anche nel lato umano, pur mostrando una coerenza negli intenti che si rifletterà nelle scelte di ogni singolo nel film.

Figli del sole Il cinema di bambini di Majid Majidifigli del sole, cinematographe

Un cinema di bambini quello di Majid Majidi, di movimento, velocità, ginocchia sbucciate, arrampicate a metri di distanza dal suolo. È l’andirivieni costante che rende Figli del sole, un film dinamico nel suo rappresentare lo spirito di questi giovani, che sono portati troppo spesso a rifuggire dalla scuola, invece che nell’abbracciarne le opportunità, ritrovandosi invece nel film dell’autore in un ambiente favorevole allo sviluppo di menti e onesti spiriti, nonché in una sceneggiatura semplice, ma efficace che coglie il nocciolo pulsante dell’intera questione.

E se Figli del sole viene caratterizzato proprio da questo spostamento in alto e in basso, laterale e verso il centro, dove non si ha mai tempo per fermarsi, è anche nella ricerca che comporta lo sporcarsi e lo strisciare nel fango che l’opera riscopre l’infanzia passata a cercare quel fantomatico tesoro. Mostrando, dunque, l’irrefrenabile corsa che sembra appartenere proprio ai personaggi del suo film, è il suo corrispettivo più riflessivo e, insieme, estremamente drammatico a trasmettere la commozione che è solita arrivare dalla tenerezza intrinseca dei più piccoli, qui alla scoperta non tanto di una galleria dove, al suo terminarsi, sperano di trovare ciò che avevano tanto cercato, ma di un’alternativa valida e appassionante come lo studio, l’applicarsi a qualcosa in cui si è bravi, che si ama, sfruttando l’empatia di insegnanti ispirati e che dovrebbero essere, a loro volta, fonte di ispirazione.

Una lezione da apprendere fino al suono della campanellafigli del sole, cinematographe.it

Costruendo con parsimonia la doppia vita del proprio film, Majidi non trascura alcuno degli aspetti educativi e ludici di cui i bambini hanno bisogno, sapendosi fare anche molto duro nella controparte criminosa e “sbagliata” della pellicola, non lasciando che il destino interferisca per il meglio, ma agendo di conseguenza alle scelte che ognuno dei personaggi è portato a fare.

Tra la melma acquosa delle fogne esplorate, con quella sporcizia che non è mai fastidiosa, ma riporta alla mente i pomeriggi passati a insozzarsi le mani nel bel mezzo di qualche gioco, Figli del sole mostra le ambiguità di un Paese dove i più indifesi possono venir così sfruttati e di quella parte più innocente che dovrebbe rimanere immacolata. Un film che appare gentile, ma lo si rivela tale soltanto quando l’indulgenza ha comunque dato la propria lezione, prendendosi tutto il tempo necessario per fissare in mente la propria idea con chiarezza, fin quando non si sente lo squillo della campanella.

Presentato alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove il giovane protagonista Rouhollah Zamani è stato insignito del Premio Marcello Mastroianni 2020, ed è stato selezionato per rappresentare l’Iran nella categoria Miglior Film Internazionale agli Oscar 2021, Figli del sole (Khorshid in lingua originale, Sun Children il titolo inglese) è nelle sale italiane dal 2 settembre 2021 grazie a Europictures.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3

3

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