Strange Way of Life: recensione del western queer di Pedro Almodóvar

Un brillante western queer con Ethan Hawke e Pedro Pascal.

Solo Pedro Almodóvar poteva declinare gli stilemi del western in modo così brillante, originale e attuale, trascinando con audace naturalezza un genere così circoscritto nella mascolinità in una terra fatta di colori sgargianti, erotismo e conflitto e regalando, con Strange Way of Life, un’evoluzione generazionale del vecchio west.

Presentato in anteprima al 76° Festival di Cannes, al cinema dal 21 settembre 2023 con Teodora Film e disponibile sulla piattaforma MUBI, il cortometraggio (che segna la seconda prova del regista spagnolo con un minutaggio breve e in lingua inglese, dopo The Human Voice) crea un’eco perenne tra presente e passato, ricamando sulla carcassa di ambientazioni polverose e selvagge (le stesse usate da Sergio Leone per La trilogia del dollaro) la storia di due uomini travolti dalla passione. Ma non è solo l’elemento queer a far oscillare positivamente l’indice di gradimento di Strange Way of Life, sostenuto fin dall’incipit dalle note della cantante portoghese Amália Rodrigues e coadiuvato nel finale da una melodia che strizza l’occhio a Ennio Morricone. Elementi, quest’ultimi, che si agganciano con fluidità alle impeccabili interpretazioni di Ethan Hawke e Pedro Pascal.

Strange Way of Life uscita italia cinematographe.it

Nell’economia di una trama che li vuole separati dall’arido deserto, i due uomini si ritrovano a Bitter Creek a distanza di venticinque anni, dopo aver condiviso un passato da sicari. In questa terra dal sapore amaro, persino nel nome, Jake (Ethan Hawke) è divenuto uno sceriffo severo e ligio al dovere, impegnato a scoprire l’assassino di sua cognata (nonché ex amante); Silva (Pedro Pascal) ha invece coronato il sogno di aprire un ranch e, accampando una ridicola scusa, raggiunge l’amico per tentare di salvare la pelle al figlio, accusato di omicidio.

Al netto del fatto che l’abbigliamento che caratterizza Silva ci introduce già di suo in un mondo palesemente almodovoriano (un giubbotto verde smeraldo), l’alchimia che i due attori riescono a scatenare sulla scena è lampante e sublime, sigillata da scelte registiche che restringono il campo visivo a una sola parte del corpo, ci lasciano perdere tra gli sguardi complici e tentennare nel frangente in cui l’atto sessuale viene offuscato per dare spazio a un’eleganza e a un erotismo tali da trascinarsi lungo tutto il minutaggio ed esplosivi anche nel confronto tra presente e passato, in cui i due sono interpretati dai talentuosi Jason Fernández e José Condessa.

Strange way of life: valutazione e conclusione

Pedro Almodóvar confeziona un cortometraggio tipicamente western ma trapiantato in un ambiente quasi glamour (e qui si evince lo zampino di Saint Laurent, che ha collaborato alla produzione con la compagnia dei fratelli Almodóvar, la El Deseo). Prende in prestito situazioni del genere ma le rinnova lasciando che il desiderio e la passione esplodano nell’impazienza, nella cura reciproca e in quel sangue vivido che sgorga, indebolisce e unisce, incollando i pezzi di due o più vite e creando fili di infinita comunicabilità tra amanti, amici, padri e figli.
È un deserto strano, quello del regista spagnolo, che resta fedele alla sua filmografia e ai tempi odierni. Un deserto che vorremmo riuscire ad attraversare e in cui si potrebbe quasi voler vivere, perché sotto la pelle tesa dell’eroicità brilla l’umanità semplice e generosa. Intramontabile.