Skyfall

Skyfall è una pellicola del 2012 diretta da Sam Mendes con Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes e Naomie Harris.

Skyfall è in assoluto la pellicola che ha incassato di più tra i film della spysaga ed è stata insignita di ben due premi Oscar, per il miglior montaggio sonoro, a Per Hallberg e Karen Baker Landers, e la migliore canzone, ad Adele e Paul Epworth.

Molte sono le citazioni e i riferimenti a passati capitoli della saga quali Al servizio segreto di Sua Maestà, Vivi e lascia morire e GoldenEye.

Skyfall

Ma tralasciando per un attimo il citazionismo, Skyfall è uno dei pochi film su James Bond che ha la capacità di portare lo spettatore all’interno del suo ego, non più smisurato ma logoro, stanco, incespicante, si intravedono le crepe del suo passato, disardorno dei suoi soliti vezzi quali la rigidità estetica, la riuscita in ogni situazione, anche la più scomoda. Bond fino ad allora non poteva operare una scelta che andasse oltre l’MI6, non poteva ritrarsi dal suo lavoro e dalla sua vita da agente, ma qui inaspettatamente lo fa, possiede una memoria, ha un passato e sconfina andando controcorrente e simulando la propria morte.

Ed è così che Daniel Craig saluta 007, con una caduta, un crollo.

Skyfall irrompe senza esitazione sullo schermo con il nostro agente inglese già alle prese con una caccia all’uomo: siamo ad Istanbul ed è stato sottratto un pericoloso hard disk che contiene tutti i nomi e le identità degli agenti Nato che sono riusciti a penetrare nelle losche criminali di tutto il globo. Bond insegue il killer ovunque, con M (Judi Dench) che dal suo canto non farà altro che abbaiare ordini via radio,e la sua spalla Eve (Naomie Harris) che inavvertitamente sparerà all’agente anziché al terrorista, mostrandoci una caduta verticale di Bond e il suo corpo senza vita che viene trascinato dall’acqua.

Skyfall

M è una leader, lo è sempre stata ma nei momenti in cui si trova a scrivere il necrologio di una delle sue punte di diamante la sua posizione degenera pericolosamente ed è amara. Purtroppo non sarà solo quello a mettere in difficoltà il suo ruolo. La sfortuna non cesserà di pulsare sulla ferita e, in concomitanza con la perdita di 007, la sede centrale di Londra verrà attaccata da un hacker, concludendosi in un’esplosione devastante che vedrà buona parte del MI6 demolita, sotto lo sguardo impotente dei collaboratori e di lei stessa.

Sembra tutto perso. L’MI6 ed M si troveranno sotto accusa per inadempienza e malagestione delle operazioni con l’aggravante di avere sulla coscienza gli agenti rimasti vittime delle sue incurie.

In questo caos assoluto e in ogni perdita di certezze James Bond riappare. Ebbene come tutti i non eroi non muore mai veramente, è letteralmente crollato in quanto agente appassito, svilito e debilitato da tutto. Non lascia alcuna traccia di sé perché il suo desiderio non sarebbe mai potuto essere ricomparire ma l’MI6, la sua casa, la sua famiglia, sta implodendo e decide quindi di non rimanere a guardare. Imbraccia la sua dose di antidolorifici e il suo whisky preferito e torna in Inghilterra da M che non vede l’ora di rimetterlo in carreggiata e farne nuovamente parte attiva della squadra.

Bond è evidentemente a terra, non è pronto, non ha mira ed è psicologicamente distrutto. Ma i test post riabilitazione sembrano essere stati passati per il rotto della cuffia e così il nostro agente doppio zero viene lanciato nella missione passata di recupero dell’hard disk e caccia al terrorista che tanto sembra ossessionato dalla figura di M.

Skyfall

Una pista e svariati indizi lo conducono prima a Shanghai e poi a Macao, dove il suddetto psico killer tiene sotto sorveglianza una donna direttrice di un locale d’azzardo, Sévérine, che in passato fu schiavizzata dal fardello della prostituzione ed è ancora li proprio perché non è libera. Non ancora.

Bond stringe un accordo e tenta di accattivarsi la sua fiducia promettendole la fuga da quell’uomo e da quel mondo. Sévérine di riposta lo conduce nel luogo in cui risiede il terrorista, un’isola segreta e l’incontro è quanto mai violento.
Raoul Silva è un ex agente MI6 ed è al suo cospetto che viene trascinato 007, al cospetto di uomo tradito, violento, pieno di rabbia che desidera vendicarsi proprio di M, di quella donna di cui fu la punta di diamante.

Silva è senza scrupoli, usa tutto ciò che ha, le sue informazioni, le sue storie, i suoi raggiri per portarsi Bond dalla sua, che non è minimamente in forma e che ritrova molto di sé nel racconto demolente di Silva e del suo passato inglorioso all’interno del’MI6.

007 ancora una volta sarà solo a difendere la sua organizzazione, a difendere se stesso, M e tutto ciò in quei momenti crede possano essere le istantanee della sua vita dopo l’oblio.

Skyfall

La forze e l’audacia di Skyfall è condensata in primo luogo nella fotografia, Roger Deakins riesce a dare un aspetto altero ma coinvolgente a ciò che contorna 007 ed ha un modo di esporsi inconfondibile, connotato dalle vette storiografiche dell’agente che si disgela tra le donne, le auto, la pistole, e i luoghi, le atmosfere private e acrobatiche da Istanbul a Macao.

Da notare che come in ogni Bond che si rispetti la presenza della Bond girl è decisiva, ma qui si fa fatica a delinearne una reale, senza dubbio la presenza femminile più forte la dà proprio M, un altro modo di rendere desueta una spysaga di questa portata. M è il fulcro centrale della storia che decide, ordina, subisce, mortifica, distrugge e non teme ripercussioni su lei stessa.

Skyfall

Non essendoci una Bond girl per eccellenza, d’altro canto anche il cattivo per eccellenza manca. In termini assoluti Silva non è cattivo ma è più una degenerazione, ha un profilo psicologico preciso e ben delineato, fa grandi riflessioni su Bond e sul suo rapporto con la madre di tutte le madri, l’MI6, e trattiene i suoi difetti fisici, le sue deformità celate da una dentatura particolare, con quell’aria horrorifica e agghiacciante, come la tensione che c’era e appariva visivamente tra Lecter e l’agente innocente e succube dei poteri forti.

Skyfall è una pellicola insostituibile e perno fondamentale di una saga che ha saputo recidere alcuni vezzi e vizi del protagonista della penna di Ian Fleming, improntando la narrazione sull’umanizzazione e attraverso Daniel Craig reincarnare James Bond con eleganza, determinazione, pochi ma buoni eccessi, ricordi e tradizione ma soprattutto caducità.

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