voto del pubblico 4.0/5
voto finale 3.6/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Sin señas particulares (titolo internazionale Identifying Features), il film di Fernanda Valadez che apre la 38esima edizione del Torino Film Festival, è un film terribile e bellissimo. La storia è quella di una madre alla ricerca del figlio scomparso lungo la frontiera che separa Messico e Stati Uniti ed è un racconto straziante, che evita gli stereotipi e che regala allo spettatore un’ora e mezza di ansia, timore profondo e imperdonabile, morbosa curiosità. La speranza di Magdalena è vana? Suo figlio è già morto? La donna sta giocando col fuoco?

È totalmente inaspettato il fascino che Sin señas particulares riesce a esercitare sul pubblico, tant’è che dopo i primi minuti diventa assolutamente impossibile distrarsi e staccare gli occhi dallo schermo. Magdalena (Mercedes Hernández) diventa simbolo di amore materno, di coraggio e di caparbietà, alle prese con un sistema caotico e pericolosissimo, nel quale uomini, donne e bambini muoiono come mosche, uccisi dai banditi, dalle autorità o, semplicemente, dalla strada.

Sin señas particulares cinematographe.it

La rotta di Magdalena si intreccia con quella di altri due viaggiatori: una donna che come lei sta cercando il figlio da tempo, ma che sembra non avere successo, e Miguel, un ragazzo appena deportato che – tornato in patria – scopre che le cose sono molto diverse da come le ricordava. Vicende simili, accomunate da una natura incerta e sospesa, che vive secondo le regole della frontiera; le sparizioni di esseri umani sono all’ordine del giorno e, in fondo, sarebbero comunque troppe per tenere il conto.

Sin señas particulares: una madre simbolo di amore, coraggio e caparbietà

Il film – girato proprio nella zona di Guanajuato in Messico – si è già guadagnato parecchio consenso internazionale portando a casa due premi nel World Cinema Dramatic Competition al Sundance di quest’anno e le motivazioni sono abbastanza palesi. Quella della Valadez è una visione fresca e rinnovata di un tema drammatico e disturbante che ha occupato la cronaca più di quanto vorremmo. La regista, che ha scritto il film insieme a Astrid Rondero, racconta la sua storia evitando accuratamente la retorica di Sicario o Narcos e scegliendo come protagonista un personaggio tradizionalmente rassicurante.

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La prospettiva che ci viene offerta è quella di una donna di mezza età, semplice e poco istruita, colma di compassione e tanta, tanta tenacia. Non possiamo fare a meno di sentirci protettivi nei suoi confronti, preoccupati per tutti i 90 minuti del film per la sua incolumità, consci che quello che la circonda è un mondo crudele, insidioso. La sua ricerca la porta lontana da casa, tra centri per l’immigrazione, stazioni degli autobus e paesaggi isolati.

I dialoghi lasciano spazio alle immagini, suggestive ed enfatizzanti, messe assieme da un montaggio creativo che unisce campi lunghissimi a primissimi piani sui volti di Magdalena e Miguel, sulle loro espressioni, sulla speranza e sul dolore.

Sin señas particulares è un racconto di dolore

E purtroppo è molto chiaro fin dall’inizio che Sin señas particulares è un film di dolore; Magdalena è uno strumento, un’esca che ci permette di entrare in una bolla abitata sì dalla volontà di continuare a cercare i propri cari, ma anche e soprattutto dal timore di trovarli. Perché in fondo cos’è peggio? Sapere che tuo figlio è morto o vivere nell’ignoranza, aggrappati a una scintilla di speranza? La protagonista della Valadez decide di non riuscire a vivere nell’incertezza e insieme a lei una coda interminabile riempita da coloro che hanno sofferto dello stesso destino e che hanno deciso di affrontarlo allo stesso modo.

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È un film davvero da evitare Sin señas particulares, se siete spaventati dalla sofferenza; ma se, invece, credete nel cinema come arma catartica, come mezzo artistico per mostrare al mondo situazioni difficili e altrimenti invalicabili, questo film rappresenta questa missione all’ennesima potenza e Fernanda Valadez rappresenta una generazione di filmmaker che non hanno paura di deludere il pubblico, se significa lasciare spazio a una storia che, purtroppo, va raccontata.