GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE - FILMISNOW

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Mai incontrare i propri miti, potrebbero deluderti. O potrebbero diventare anche i protagonisti del tuo film, ma non certo nella maniera in cui avresti mai immaginato. È quello che accade a Jasmine Trinca e alla sua protagonista Federica, nella storia di arte, processo creativo e crescita personale in Simple Women. Scritto da Sebastien Laudenbach e Marco Pettenello, insieme alla regista della pellicola Chiara Malta, il film della cineasta italiana al suo debutto cinematografico, passa prima per il Toronto International Film Festival e arriva poi al Torino Film Festival 2019, per un’elaborazione del lavoro del regista, dell’attore, e dell’influenza che i personaggi e gli individui sconosciuti possono avere nella nostra vita.

Un film che cerca il significato nel significato stesso, dove l’immaginifico è parte del reale, che vuole mettere in scena l’esistenza, i drammi e i sogni di chi, per noi, è stata l’icona del nostro sviluppo e delle nostre esperienze.

È incontrando un giorno per caso Elina Löwensohn che Federica (Jasmine Trinca) vede l’opportunità che potrebbe cambiarle la vita. Non solo la possibilità di poter parlare con la protagonista di un cult degli anni Novanta come Uomini sempliciSimple Men in originale -, ma di ascoltarne raccontare la vita, scoprire di aver sempre sbagliato a considerarla un’attrice americana, lei che è originaria delle misteriose terre della Romania.

Simple Women – Crescere e fare cinema con i propri mitisimple women, cinematographe

Da lì, l’idea: perché non girare un film biografico con Elina Löwensohn ad interpretare il ruolo di se stessa? Un miraggio che potrebbe restare tale per la giovane, ma che la carriera e le coincidenze dell’attrice la spingono ad accettare, per un rapporto che da interprete a spettatrice cercherà di diventare paritario, permettendo a Federica, tramite la stessa Elina, di poter crescere ancora una volta.

È dalla vicinanza che la protagonista sente con il personaggio di Elina – che nel film scritto e diretto da Hal Hartley nel 1992 ha lo stesso nome della sua interprete – che scaturisce la pellicola di Chiara Malta. Entrambe affette da crisi epilettiche, Federica ha sempre trovato libera e veritiera la giovinezza di quella figura sul grande schermo, che tornava a riguardare nel cinema del suo quartiere, portandosi dietro la migliore amica dell’epoca. È, dunque, indubbio il procedimento che sceneggiatori e regista tentato di approcciare. Quello del rispecchiamento, della vicinanza che diventa ribaltamento delle proprie convinzioni di ragazzina e scontro con quello che, per tanti anni, era stato un sogno.

Per poter lavorare con la sua eroina Elina Löwensohn, la protagonista della Trinca si addentra in un’avventura in cui ogni pedina andrà componendo i tasselli principali dell’opera che le due cercheranno di girare. Un’irrequietezza che si reitera nello spazio del set e che mostra tutta la lontananza tra la possibilità di poter instaurare un rapporto con la propria stella e doversi distaccare dall’illusione che si è sempre avuta di lei.

Simple Women – Quando mancano meraviglia e empatiasimple women, cinematographe

Anche prendere coscienza vuol dire maturare, essere pronti a staccarsi da quella credenza che voleva il nostro mito cinematografico non come persona in carne ossa, ma individuo mai staccato dalla meraviglia che si proietta sullo schermo. Questo per portare ulteriormente al percorso di accrescimento personale e artistico, che in Simple Women nasce e si genera dal continuo controbilanciarsi di calma e crisi, fino al suo surreale, sospeso e metacinematografico momento finale.

Una soluzione narrativa che viene disseminata per tutto il film, ma che racchiude soltanto in pochi minuti delle scene finali il concetto e l’opzione più intelligente e apprezzabile dell’intera pellicola. Un film a cui è impossibile legarsi in qualsiasi modo, per cui l’empatia ai personaggi viene presto annullata, riempita solo dalla costanza sonnolenta del film e immersa in questo stato di inspiegabile e insostenibile dimensione di irrealtà e scontro, a cui non basterà la risoluzione conclusiva per venir risanato.

Per un film nel filone del cinema che si riversa nella vita e viceversa, Simple Women aumenta la tediosità invece che approfondire nelle protagoniste, nei personaggi, nei rapporti che vanno a intercambiarsi costantemente. Un’opera con un proprio occhi sull’arte e come può venire rimpastata, ma che rimane come quella pellicola che la protagonista cerca di realizzare: ferma, inconcludente, statica. Un’operazione che non sembra poter arrivare a una buona fine. Come poi accade con questo risultato.

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